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di Teresa Favi, photo Pasquale Paradiso

26 Luglio 2018

Esplorando la Val d'Orcia

Guidati dai consigli di tre personaggi di riferimento della valle più bella d’Italia

Per Ridley Scott la Val d’Orcia è la traduzione terrena del paradiso.  Sono proprio i panorami lungo la SP14, tra San Quirico d’Orcia e Pienza, i Campi Elisi dove Il Gladiatore sogna di ritrovare la sua famiglia. La scena del film vincitore di 5 premi Oscar deve la sua bellezza a questo sublime angolo di Toscana, patrimonio dell’Unesco. Per trovare la luce adatta, la troupe rimase a Terrapille ben 15 giorni.

Un altro film iconico, Il Paziente Inglese, pellicola record di Anthony Minghella da 9 Oscar, ha esaltato sul grande schermo l’assoluta bellezza della campagna intorno a Pienza: l’ex monastero benedettino di Sant’Anna in Camprena è la location degli incontri tra Juliette Binoche e Ralph Fiennes.

Siamo nel profondo sud della Toscana in una valle paradisiaca tra la provincia di Siena e in parte in quella di Grosseto, a nord ed est del monte Amiata, vicina al confine con l’Umbria. La grazia del paesaggio che sembra nascondere un non so che di rigoroso nella purezza di linee e nel disegno, come se la natura qui fosse stata più disposta all’arte che altrove, è scandita dai comuni di Castiglione d’Orcia, Montalcino, Pienza, Radicofani, San Quirico d’Orcia e costellata da borghi incantevoli come Contignano, Monticchiello, Buonconvento, Bagno Vignoni, Rocca d’Orcia e Bagni San Filippo, Sarteano, con la frazione di Castiglioncello del Trinoro.

Casolari isolati, sparsi qua e là in cima a colline rotonde come biglie, strade bianche che scendono a zig zag marcate da file ordinate di cipressi. Sono le Crete Senesi, solcate da calanchi e biancane, che in autunno assumono l’aspetto di un immobile mare lunare di colore grigio-azzurro per via del terreno argilloso di cui sono fatte. Insomma è davvero difficile dire se qui la Toscana è bella più per dono di natura o per mano dell’uomo, forse lo è per un’atavica e osmotica fusione di entrambi.

La marchesa Benedetta Origo è membro di una famiglia simbolo della zona il cui nome rimanda subito alla straordinaria bellezza di Villa La Foce (nel comune di Chianciano Terme, visitabile su appuntamento) motore di attività agricole, ma anche sociali e culturali, come il raffinato festival estivo di musica classica dal titolo Incontri in Terra di Siena.

Per lei un visitatore non dovrebbe mancare di toccare nel proprio tour Pienza, la rinascimentale città utopica voluta da Papa Pio II, al secolo Enea Silvio Piccolomini,  Monticchiello e lungo il primo tratto della via Cassia provenendo da Firenze, Buonconvento, balzato recentemente alla ribalta delle cronache per il soggiorno di Barack e Michelle Obama al vicino Borgo Finocchieto.

Ma il borgo del cuore di Benedetta Origo è  San Quirico d’Orcia con la meravigliosa Collegiata romanica. E poi Bagno Vignoni Alto da cui si gode una vista mozzafiato “che quasi nessuno conosce, perché adombrato dalla fama di Bagno Vignoni per via della sua piazza costituita da un’antichissima vasca in pietra di acqua termale fumante”. Agli ospiti di Villa la Foce che le chiedono dove andare a mangiare, Bendetta suggerisce volentieri l’osteria Perillà a Rocca d’Orcia e il loro Dopolavoro (strada della Vittoria, 90 - Località La Foce) e per l’artigianato locale fa il nome di un bravo ceramista Flavio Foderini e della sua bottega Kamars si trova proprio all›uscita dell›autostrada A1 Chiusi-Chianciano Terme.  

Donatella Cinelli Colombini, senese di nascita è laureata in Storia dell’arte medievale, ma il suo nome compare tra i vignaioli più apprezzati e stimati della zona. I suoi vini pregiati nascono al Casato Prime Donne a Montalcino e alla Fattoria del Colle di Trequanda affacciata sulle Crete senesi. Da esperta e cultrice dell’arte il suo consiglio è di visitare la piccola chiesa di Santa Flora e Lucilla a Torrita per vivere l’emozione di trovarsi di fronte a due lunette con il Battesimo di Cristo di Donatello.

Per lo shopping “sicuramente il laboratorio di Piero Sbarluzzi a Pienza. E’ l’ultimo artigiano artista di stampo rinascimentale e offre pezzi unici e terrecotte fatte in serie”. In fatto di cibo i suoi consigli cadono sull’Osteria Il Granaio a Rapolano Terme un indirizzo quasi ignorato dalle guide e Saxa Cuntaria a Piancastagnaio, cucina antichissima e largo uso di fiori e erbe aromaticahe locali. Ma anche la pasticceria di Rossano Vinciarelli a Montalcino “tuffatevi sui suoi ricciarelli”. E infine, l’ultima chicca: “a 8 km da casa ho il Barrino di Montisi, dove Gianluca Monaci mi fa assaggiare autentici capolavori francesi, italiane e  anche di altre provenienze”. 

Un montalcinese purosangue, Mario Machetti, ha iniziato a collezionare vini Brunello poco più che adolescente fino a possedere la più fornita cantina privata di Montalcino, oggi a disposizione degli ospiti de Il Giglio ristorante della più solida tradizione locale condotto in cucina dalla moglie, con poche raffinate camere. Anna prepara a mano tutte le paste e tra i primi vanno a ruba i pinci alle briciole e le  classicissime tagliatelle ai funghi porcini, tra i secondi il loro famoso brasato al Brunello o le costolette di agnello. Mario consiglia appena arrivati a Montalcino di andare a visitare la Fortezza da cui “nelle belle giornate, si gode un panorama a 360 gradi a perdita d’occhio e dentro la Fortezza c’è un’enoteca fantastica”. “La zona più bella per godersi un veramente tramonto spettacolare – prosegue - è invece la parte ovest di Montalcino, percorrendo il viale che va dalla Fortezza alla Madonna del Soccorso. E poi un’altra cosa che consiglio sempre ai miei ospiti è l’antichissima abbazia cistercense di Sant’Antimo, un miraggio bianco in mezzo ai vigneti. Un altro indirizzo imperdibile in zona, è ancora il Castello di Poggio alle Mura con l’annesso museo del vetro oggi proprietà di un’azienda vitivinicola. Per la visita in un’azienda vitivinicola consiglio Biondi Santi, perché è quella che ha inventato il nostro leggendario Brunello. Ma senza dimenticare l’ottocentesco Caffè Fiaschetteria nella piazza principale del paese, classificato come uno dei locali storici d’Italia e l’eccellente panpepato del panificio Lambardi”

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