Accademia delle arti del Disegno

Accademia delle arti del Disegno
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18Gennaio2019
by Cristina Acidini

Alla scoperta di una collezione d’arte quasi sconosciuta che comprende anche un prezioso Michelangelo

Un’Accademia voluta da Vasari, sostenuta da Cosimo e nel segno di Michelangelo. Una storia lunga 500 anni senza soluzione di continuità, che le regalano il primato di acca-demia di belle arti più antica del mondo. Una collezione preziosa che annovera anche un prezioso Michelangelo in terra cruda. Non ultimo, uno sguardo verso il futuro e ben oltre i confini nazionali. Cristina Acidini, presidente appena riconfermato e prima don-na a ricoprire questo ruolo in 5 secoli, ci racconta la sua Accademia del Disegno.

Come ha mantenuto il suo ruolo in un arco di tempo così lungo?
Il successo dell'Accademia, che a differenza di altre non ha mai interrotto l'esistenza e l'attività, mi sembra dovuto - in prospettiva - alla capacità di interpretare il ruolo delle arti in sintonia con vari momenti storici e in risposta alle esigenze della società. L'Acca-demia è stata nel tempo "squadra" di artisti al servizio dei Medici, organo di garanzia contro l'esportazione delle opere d'arte, luogo di formazione per giovani artisti, promo-trice d'indirizzi per importanti scelte sul futuro della città nonché spesso palestra di ac-cesi dibattiti. Oggi, avendo delegato molte antiche funzioni ad altri istituti, è sede ideale per confronti super partes e fucina del pensiero artistico e culturale. Si potrebbe dire che ha mantenuto il suo ruolo, proprio grazie alla costante capacità di modificarlo.

Cosa significa l’emblema delle 3 corone?
Per simbolo dell'Accademia, dopo un animato confronto fra GiorgioVasari e Benvenuto Cellini, fu preso dai blocchi di marmo cavati per Michelangelo il contrassegno dei tre cerchi intrecciati, mutati in tre corone. Essi rappresentano la stretta unione delle Arti Maggiori: pittura, scultura, architettura, titolari di tre classi dell'Accademia odierna. Nella cultura concettuosa del Manierismo, tipica del tempo della fondazione nel 1563, le tre Arti erano paragonate a sorelle, figlie di un unico padre, il disegno. E per disegno s'intendeva non tanto il tracciamento di linee su un foglio, quanto soprattutto l'ispirazio-ne creativa che si forma nella mente umana. In una visione dilatata del suo potere gene-ratore, il disegno è padre di tutte le discipline che richiedono ingegno e sapere, come la poesia, lo spettacolo, la medicina e perfino l'arte della guerra.
Qual è oggi lo scopo dell’Accademia e cosa tutela?
La missione odierna dell'Accademia è incoraggiare, proteggere e far conoscere le arti e i saperi in ogni loro forma ed espressione, con studi, ricerche, pubblicazioni, mostre, convegni e attività formative per specialisti, sempre avendo per obiettivo la valorizza-zione della cultura artistica, umanistica e scientifica. Si è anche molto attenti ai temi in-ternazionali - come l'arte a rischio -, nella fiducia che il rispetto dell'arte contribuisca al-la costruzione della pace nel mondo.
Quali sono le opere più prestigiose di proprietà dell’Accademia ?
L'Accademia conserva in sede importanti opere d'arte antica, di Francesco d'Antonio, Mariotto di Nardo, Jacopo Pontormo e altri, e d'arte moderna e contemporanea, talune vincitrici di premi indetti nel Novecento: memorabile ad esempio la Morte dell'autore di Giannino Marchig. Ma il capolavoro identitario, che possiede fin dal 1583, è il mo-dello di Dio fluviale a grandezza naturale, plasmato con le sue mani da Michelangelo in terra cruda. Stiamo lavorando con grande impegno per presentarlo quanto prima al pubblico nella nostra sede, in un'adeguata collocazione museale.
Qual è il futuro dell’Istituzione?
Credo che il futuro di questa Istituzione dipenda molto dalla sua capacità di dialogare con altri soggetti, locali e internazionali. Sono già in essere collaborazioni a tutto cam-po - con l'Opera di Santa Croce, per esemplificare, così come con associazioni artistiche cinesi - e sempre più spesso si rivolgono a noi artisti e musei, dall'Europa, dalla Russia, o dall'Estremo Oriente per poter fruire di un'esperienza fiorentina di rango altissimo, entro la tradizione prestigiosa stabilita di Giorgio Vasari nel nome di Michelangelo.
 

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