Condivisione e appartenenza

Condivisione e appartenenza
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26Ottobre2012
Francesca Lombardi

Florens 20102. Le parole chiave del dibattito intorno all’arte. Due osservatori d’eccellenza

Il dibattito sul patrimonio culturale italiano passa necessariamente dai grandi poli museali italiani, che si ramificano nel territorio con realtà minori ma portatrici di un messaggio altrettanto interessante. A Cristina Acidini e Antonio Paolucci, coinvolti attivamene nel dibattito di Florens, abbiamo chiesto cosa sta cambiando nel mondo della cultura e dell’arte e nel rapporto con un pubblico sempre più vasto e diversificato

La proposta dei grandi poli museali sta indubbiamente cambiando. In quale direzione?
Cristina Acidini, Soprintendente per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Firenze:
Quando si parla di musei, si pensa sempre ai musei d’arte. In realtà la discussione è più complessa, e si basa su un’offerta comunque più vasta che raccoglie un pubblico altrettanto eterogeneo. Dunque una delle missioni che i grandi musei così come i musei minori devono portare avanti è quello di coinvolgere un pubblico vario per formazione culturale, età, provenienza. Nessun museo è una creazione finita nel tempo e nello spazio: un museo si forma, o meglio si trasforma, nei casi di una stratificazione storica precedente. E anche questo è da far percepire ai visitatori, lasciando che le collezioni sprigionino il loro potenziale evocando persone, fatti, atmosfere.

Antonio Paolucci, direttore dei Musei Vaticani:
Io ho una idea antica dei musei – che siano i grandi poli museali o i piccoli musei disseminati nelle pieghe del territorio - : debbono essere prima di tutto luoghi di custodia della memoria e assolvere a un ruolo di educazione. D’ incivilimento, come io preferisco dire, che è una parola antica e ha la sua radice in cives, cittadino. Si diventa cittadini conoscendo la propria storia e raggiungendo, orgoglio della appartenenza.

Mostre temporanee e eventi - concerti, rappresentazioni teatrali- sono un modo per avvicinare il pubblico?
C.A.: Sono un altro importante strumento per diversificare l’approccio e rinnovare l’offerta. In particolare le mostre temporanee nei musei fiorentini sono sempre creazioni ex novo, nel senso che non ci avvaliamo di mostre preparate da altri ma le progettiamo in base alle ricerche e competenze interne nostre o di esperti. Da episodi di rinnovato interesse per un artista, un periodo storico o un movimento scaturiscono eventi , che poi coinvolgono i musei di tutto il mondo attraverso prestiti importanti. Così come noi con i prestiti in uscita dai musei del Polo, che sfiorano i 2000 l’anno, sosteniamo le iniziative degli altri. Vorrei porre l’attenzione sugli eventi che hanno animato le nostre stagioni più recenti: concerti, rappresentazioni teatrali, aperitivi, oltre a recuperare una vocazione antica di questi spazi, rispondono alle esigenze di chi, lavorando, può rivolgersi al museo solo in fasce orarie diverse dal consueto.

A.P.: Sono cose utilissime e lodevolissime che fanno del museo il moltiplicatore di altre forme di cultura e di arte.

Come sono coinvolti gli altri grandi musei di Europa e del mondo?
C.A.: Al contrario di quanto erroneamente qualcuno pensa, non siamo fiorentino-centrici e provinciali. Siamo in collegamento con i più importanti musei del mondo, ad esempio la National Gallery di Washington, il Louvre, il British Museum, oltre a farci promotori di iniziative in paesi come Cina, Giappone, Corea…Quindi c’è un pubblico internazionale che può godere della nostra offerta in loco, sosteneNdo l’indotto della città, e un pubblico che impara a conoscere il nostro patrimonio attraverso la presenza internazionale .

A.P.: La Chiesa è universale e di conseguenza i Musei Vaticani sono internazionali per definizione, come luogo d’identità della chiesa cattolica. Detto questo il patrimonio artistico è patrimonio dell’umanità e per questo la condivisione, anche con i mezzi contemporanei come la rete, è un aspetto fondamentale della fruizione dell’arte e della cultura.

Una fotografia del vostro pubblico
C.A. Eterogeneo, nella cultura e nella provenienza. Per questo diversificato anche nella richiesta e nella preparazione con cui arriva di fronte al nostro patrimonio. Molti di loro vengono per vedere i grandi capolavori, altri cercano di capire il contesto nel quale si sviluppa ad esempio l’arte sacra, che senza riferimenti storici e culturali diventa poco comprensibile.

A. P. Il nostro pubblico è la gente che viaggia, che si muove, che finalmente ha ottenuto l’accesso ai consumi culturali. E’ un grande fenomeno di liberalizzazione, di incivilmento. Se si pensa che nel ’38 visitavano gli Uffizi 50.000 persone l’anno e oggi sono oltre un milione ci rendiamo conto della portata di questo cambiamento sociale.

Quanta differenza fa il fattore umano: guide, operatori, studiosi…
C.A. E’ ancora oggi molto importante il ruolo della guida umana. Non dimentichiamo che una guida risponde alle domande, racconta… E anche in un mondo che ormai viaggia in rete, il racconto rimane un grande valore aggiunto.

A.P.: Senza dubbio. Il fattore umano è decisivo, alla base c’è l’uomo e la donna.

Identità locale e proiezione globale, sono due aspetti che devono andare di pari passo?
C.A Il legame con il territorio è un fattore importantissimo: ci permette di valorizzare artisti di grande levatura ma poco conosciuti che se, legati al luogo della loro formazione, sono più apprezzati e facilmente comprensibili. Qui, ma anche oltre. Identità e condivisione quindi, che diventano poi anche valori facilmente esportabili oltre i confini territoriali.

A.P. La globalizzazione sgomenta l’uomo dei nostri giorni. La periferia di Pechino è uguale a Novoli e allora per contrasto ci attacchiamo alla piccola patria, alla identità locale. Questa è una fortuna per noi che ci occupiamo della tutela della cultura, una chance per la salvaguardia del patrimonio mondiale.  

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