Il genio ribelle

Il genio ribelle
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11Gennaio2019
Umberto Cecchi

Alla scoperta di Leonardo da Vinci ingegnere del tessile. A partire dall’Antico Setificio Fiorentino

Ad Amboise, si preparano a ricordare Leonardo cinquecento anni dopo la sua morte. Qui dove è sepolto il genio di Vinci, ci saranno grandi festeggiamenti, che avranno come punti d’incontro il castello dove lui visse e lavorò negli ultimi anni di vita, e la chiesa dove si tratteneva a lungo a tu per tu con il sacro con il quale amava discutere sui misteri del mondo. Fu in questo luogo che allora era un piccolo centro ricco di storia che ricordando la Toscana, illustrava agli artigiani i segreti dell’arte della lana, e le macchine necessarie per il passaggio dall’artigianato all’impresa, meccanicizzando il lavoro. Non mancano infatti fra le sue carte, disegni e schizzi di macchine tessili, da lui ideate e altre rivisitate e rese quasi automatiche, capace di produrre ‘in serie’ come il telaio e l’orditoio, due elementi chiave della tessitura.

Da Amboise a Firenze il passo non è poi così lungo, sia questo ideale o concreto: in san Frediano, infatti, nell’Antico Setificio Fiorentino, oggi appartenente alla casa di moda Stefano Ricci, che lo ha recuperato e fatto tornare agli splendori di un tempo, opera, tessendo sete pregiate, un telaio disegnato proprio da Leonardo poi costruito e istallato nell’azienda nell’anno 1786. Un’opera d’ingegno assoluta, ma anche un capolavoro di praticità sintomo di un’idea nuova di intendere la produzione tessile.

Leonardo aveva due nonne nel territorio attorno a Firenze, una a Carmignano e l’altra a Prato. Centri tessili entrambi. Ed è proprio osservando il lavoro dei pratesi che mise mente e mano alla progettazione di macchinari tessili. E si dice – le leggende a volte sono verità assolute – che discutesse a lungo con gli artigiani sul modo di lavorare pannilani molto semplici, e di altri più complessi nella trama e nell’ordito. Lana o seta che fossero.
Per la seta il discorso era molto più limitato, era cara la seta, e aveva una storia millenaria. Veniva dalla Cina, ‘nasceva’ da un baco che si nutriva di foglie di gelso, vestiva nobili signori e orgogliose signore, e certe volte spaventava anche i guerrieri romani, che combattendo in Asia furono frastornati dallo splendore dei vessilli che rifrangevano il sole come specchi ustori, ed ebbero gran successo nell’urbe tanto da richiedere permessi speciali per l’uso delle vesti.

E’ alla famiglia Ricci che si deve la possibilità di poter ammirare agli Uffizi quattro fogli del Codice Atlantico: due, dove Leonardo illustra macchine escavatrici progettate per rendere l’Arno navigabile e altre due immaginifiche visioni della terra vista dalla luna e degli specchi d’acqua sulla superfice lunare e che sono conservati nella Venerabile Biblioteca Ambrosiana diretta da monsignor Alberto Rocca: un accordo che ‘ha offerto una possibilità eccezionale alla città’ come ha detto Eike Schmidt direttore degli Uffizi. ‘Un tributo alla grandezza di Leonardo, ha detto Filippo Ricci, e un tributo alla città’. E suo figlio Niccolò ha sottolineando l’importanza del recupero per Firenze delle tradizioni più antiche nella produzione dei tessuti.
E la modernità assoluta di Leonardo è dimostrata proprio dal lavoro svolto oggi anche dall’Antico Setificio Fiorentino, che con strutture storicizzate, mantenute attive, armonizza l’artigianato e tecnica della moderna produzione, facendo di ogni articolo un’opera quasi unica nel suo genere.

Si può dire che oggi a mezzo millennio di distanza, molti oggetti d’uso, piccoli e grandi derivano direttamente dalle sue progettazioni. Prodotti di una genialità mai ferma sui successi ottenuti, ma sempre proiettata verso il futuro. I laghi sulla luna, immaginifici un tempo, oggi sono provati, l’antico orditoio, il telaio, sono realtà che hanno mantenuto viva e accresciuto la produttività regalando all’uomo un’esistenza meno opprimente. La grande mostra agli Uffizi dei quattro fogli del Codice Atlantico, voluta da Stefano Ricci, è stata un’occasione per rendere omaggio al genio, ma anche per ricordare che Firenze prosegue come sempre, con grande capacità creativa, il cammino verso il futuro, anticipandolo. Anni fa, Armstrong parlando ai neolaureati dell’Università, a Cleveland, ebbe a dire, ‘se non ci fosse stato Leonardo da Vinci saremmo ancora secoli indietro’. 

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