Ingegno eccelso e dispersivo

Ingegno eccelso e dispersivo
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12Aprile2019

La grande mostra a Palazzo Vecchio che racconta il rapporto tra Leonardo e Firenze

Una mostra a Palazzo Vecchio celebra il legame tra Leonardo e Firenze. Lui che per tutta la vita si definì pittore fiorentino e chiese nelle volontà testamentarie di essere sepolto nella giesia de sancto Fiorentino de Amboysia, dedicò uno dei suoi ultimi ricordi scritti, l’anno prima di morire, al serraglio dei leoni che si trovava dietro Palazzo Vecchio. Fino al 24 giugno, la mostra Leonardo da Vinci e Firenze. Fogli scelti dal Codice Atlantico, curata da Cristina Acidini, sceglie proprio l’appartenenza alla sua terra per raccontare il genio fiorentino. La curatrice ci racconta il suo Leonardo, quello che ha conosciuto attraverso i suoi scritti. 

‘Ingegno eccelso, poliedrico e dispersivo’: questa la sua definizione di Leonardo nella introduzione al catalogo della mostra. Ce la racconta?
Di Leonardo da Vinci, oltre ai non molti dipinti, ci sono giunte migliaia d testimonianze autografe: scritti, disegni, calcoli... ed è solo una parte di ciò che aveva prodotto. Questi appunti, nella loro varietà, rivelano come la sua mente fosse in continuo movimento e spaziasse tra appassionanti filoni di ricerca: il moto dell'aria e dell'acqua, l'ottica e la prospettiva, la luna, l'anatomia umana, il volo degli uccelli e altro. Lui stesso si rendeva conto di dover dar forma sistematica a quei materiali, ma sapeva anche che non ci sarebbe riuscito. Di relativamente ordinato, c'è solo il cosiddetto Trattato della pittura, con le osservazioni trascritte da Francesco Melzi.

Come ha scelto il taglio della mostra, né cronologico né estetico?
Il Codice Atlantico è una raccolta di 1119 fogli, in cui si possono tracciare (ed è stato fatto in precedenti mostre) le linee tematiche più diverse. Per selezionare i fogli da esporre ho puntato su quelli che contenevano un riferimento a Firenze, città di nascita e formazione, dove tornò nella maturità dopo il periodo milanese, e che portò sempre con sé nel ricordo delle cose fatte e viste, dei fiorentini amici o rivali. Nei dodici fogli scelti, ricchi di annotazioni, basta un nome o uno schizzo per avviare un percorso che porta a Firenze: la cupola del Brunelleschi, Savonarola, palazzo Vecchio, Michelangelo, Botticelli, l'Arno...

In che modo Firenze è il suo punto di riferimento per tutta la vita?
Anche lontano da Firenze, Leonardo mantenne rapporti duraturi con istituzioni come l'Ospedale di Santa Maria Nuova, dove depositava il denaro oltre che studiare l'anatomia. E con i Medici, che lo protessero da giovane e da vecchio. Lorenzo il Magnifico lo accolse nel Giardino di San Marco dove faceva istruire giovani artisti promettenti. Il minore dei suoi figli, Giuliano, lo condusse a Roma alla corte del fratello Giovanni, divenuto papa col nome di Leone X nel 1512.

La pagina del Codice che le piace di più?
Mi commuove il foglio con l'ultima annotazione datata: 24 giugno 1518, ad Amboise in Francia. Era il giorno di San Giovanni, patrono di Firenze. Sul medesimo foglio è schizzata la pianta del serraglio dei leoni a palazzo Vecchio, come se il suo pensiero corresse là, non lontano dalla casa del padre Ser Piero, sull'angolo dell'attuale via de' Gondi.

Leonardo architetto, ingegnere, pittore, scultore…
Dove è stato più ‘eccelso’ secondo lei?

I suoi quadri meritano la celebrità planetaria che li circonda: la stesura pittorica raffinata, la sottigliezza delle velature impalpabili conferiscono alle sue figure una dolcezza misteriosa, a volte struggente, talora inquietante, come nel San Giovanni adolescente del Louvre. Certi scenari sono paesaggi epici, tra montagne acute e cristalline, come appena sorte dalla terra per un cataclisma.

Che uomo era Leonardo?
Resto profondamente impressionata dalla sua libertà intellettuale, che gli fa da guida nelle instancabili indagini sulla Natura: è un autentico ricercatore, che non si accontenta delle teorie altrui, ma cerca la verità nell'esperienza. Il principale strumento per appagare la curiosità è il suo occhio scrutatore, acutissimo, che vede ciò che gli altri non vedono, e magari neppure guardano.  

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