La Cappella Rucellai torna ai fiorentini

La Cappella Rucellai torna ai fiorentini
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13Febbraio2013

Il tempietto del Santo Sepolcro, capolavoro sconosciuto di Leon Battista Alberti e custodito nella Cappella, di nuovo visibile al pubblico


Finiti i restauri - con il sostegno totale della Fondazione Marino Marini di Pistoia - riapre finalmente al pubblico la cappella Rucellai, scrigno trecentesco che custodisce uno dei capolavori di Leon Battista Alberti, il Tempietto del Santo Sepolcro. La Cappella Rucellai con il Tempietto, grazie all’apertura di un passaggio posizionato sul lato sinistro, all’interno della navata centrale del Marino Marini di Firenze, entrerà a far parte del percorso di visita del museo stesso. Realizzato nel 1467, copia in scala di quello di Gerusalemme, il tempietto di Leon Battista Alberti è noto agli studiosi d’arte di tutto il mondo, ma quasi sconosciuto a Firenze. Nel 1808 la cappella fu separata dalla chiesa che venne sconsacrata e trasformata, per editto napoleonico, in una sala d’estrazione della Imperiale Lotteria di Francia. Da allora il varco di collegamento fu murato e per la cappella, che continuò a essere consacrata al culto, fu costruito un nuovo ingresso su via della Spada.

La Cappella, facente parte della Chiesa di San Pancrazio, proprietà della Curia di Firenze, mantenendo la sua destinazione di luogo sacro destinato al culto, sarà definitivamente visibile al pubblico negli orari del Museo. 
Per festeggiare questo evento, sabato 16 e domenica 17 febbraio, dalle ore 10 alle ore 19, l’ingresso al Museo Marino Marini e al Sacello dei Rucellai sarà gratuito al pubblico. L’accesso alla Cappella è consentito fino a un massimo di 25 persone ogni 30 minuti. Come spiega Carlo Sisi, presidente del Museo Marino Marini: “I visitatori del Museo Marino Marini, di solito incuriositi dal triforio classicheggiante che introduce agli ambienti museali di San Pancrazio, potranno ora comprendere l’aura albertiana di quel singolare frammento attraversando la parete che sino ad oggi escludeva il sacello dallo spazio per il quale era stato concepito. Una soluzione che restituisce coerenza all’organismo architettonico e che instaura uno stimolante colloquio fra la solenne astrazione dei marmi albertiani e le colte allusioni all’arte del passato di molte sculture di Marino Marini, protagonista sommo della ‘rinascita’ novecentesca”
Per questa occasione il Museo Marino Marini lancia la nuova App, realizzata in italiano e inglese per il mondo Apple e Android, che consentirà una maggiore interattività con il Museo stesso.


 

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