La Biennale dell'Antiquariato di Firenze: un appuntamento imperdibile a livello internazionale parola di Fabrizio Moretti

La Biennale dell'Antiquariato di Firenze: un appuntamento imperdibile a livello internazionale parola di Fabrizio Moretti
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13Settembre2019

La grande mostra di arte italiana, in mostra a Palazzo Corsini fino al 29 settembre

Sessant’anni fa, anno della prima Mostra Mercato Internazionale dell’Antiquariato di Firenze i camion che trasportavano i pezzi di pittura e scultura, ma anche di arredo e di disegno, si mossero verso Palazzo Strozzi da tutta Italia. Per un mese la mostra rimase aperta per un pubblico fatto di curiosi e d’intenditori, attratti da questo “museo” sui generis, del quale si potevano sfiorare le meraviglie e poter immaginare i pezzi unici nelle proprie case. Un evento di portata internazionale, nato dalla geniale intuizione di Mario e Giuseppe Bellini, fratelli ed eredi del sogno del padre Luigi. “Noi italiani abbiamo un sesto senso eccezionale” – ci spiega Fabrizio Moretti, illuminato Segretario Generale della Biennale fiorentina – “I fratelli Bellini dettero il via a un format straordinario copiato poi in tutto il mondo” Oggi come allora in Biennale si continua a investire su qualità, innovazione e idee, rafforzando la posizione di prestigio dell’appuntamento fiorentino nel settore, in Europa e nel mondo. Proprio con Moretti, in occasione dell’anniversario, abbiamo fatto un bilancio, guardando - come è nelle sue corde - sempre avanti

Cosa rappresenta per Firenze la Biennale?
La Biennale condivide con Firenze una serie di valori : la bellezza, il made in Italy, il grande artigianato fiorentino. Firenze è una città turistica e la Biennale si muove nella direzione di attrarre un turismo di qualità, con una condivisione totale di intenti con la città

Come è cambiata dal 2015, anno della sua nomina?
La Biennale di Firenze ha avuto la forza di continuare a evolversi e perfezionarsi seguendo il cambiamento dei tempi, arrivando nel 2001 nella la splendida cornice di Palazzo Corsini e conquistando in questi ultimi anni un posto di primissimo piano per l’arte italiana a livello internazionale. Per una serie di fattori: qualità, competenza e non ultima la location: noi vendiamo opere d’arte in un Palazzo che, oltre a ospitare la Biennale, racchiude e conserva in sede permanente la collezione privata più importante del mondo. Praticamente un sogno che diventa realtà.

Quale sono le novità di questa edizione?
In Biennale abbiamo espositori veramente straordinari quest’anno. Ma accanto alla mostra sono molte le iniziative di grande apertura e contaminazione verso la città. In particolare sono molto felice della partnership con la Frick Collection di New York che coinvolgerà il loro top management.
Questi anni hanno segnato un’ apertura verso il contemporaneo…
Ci tengo che la Biennale rimanga una mostra di arte antica ma con degli importanti divertissement verso l’arte moderna e anche contemporanea, con il time limit del 1990.

Un punto sul contemporaneo a Firenze?
Firenze rimane, secondo me, una città legata all’antico ma le incursioni nel contemporaneo di Palazzo Strozzi, del Forte Belvedere e del Museo Bardini sono di altissimo livello e qualità. Io stesso sono stato un fautore di questa contaminazione tra antico e contemporaneo: con Urs Fisher nel 2017 e ancor prima con Koons nel 2015. Proprio Jeff Koons tornerà quest’anno a Firenze con una grande mostra a Palazzo Strozzi.

Il Comune l’ha designata membro del Comitato scientifico delle Gallerie degli Uffizi. Cosa rappresenta questa nomina?
Un importante riconoscimento per i risultati raggiunti. Non si dice mai ma io sono presente da tempo in un altro comitato di un importante museo, il Getty di L.A. Lo sottolineo perché qualcuno potrebbe storcere il naso di fronte alla mia nomina, sono comunque un mercante. Ma il mio impegno sarà rivolto a mettere a disposizione quello che, oltre gli studi, in anni di lavoro sul campo a livello internazionale ho imparato dell’arte.

Il futuro della Biennale?
Oggi viviamo in mondo che cambia velocemente e non so cosa succederà tra 2 anni: se guardo indietro, all’ edizione del 2017, trovo che soprattutto sul fronte della comunicazione le cose si sono evolute in maniera importante. Rimane costante un punto: non abbassare la qualità che abbiamo raggiunto e che ha fatto entrare di diritto Firenze nell’Olimpo dei migliori appuntamenti del settore, a livello internazionale. 

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