Le nuove sale agli Uffizi

Le nuove sale agli Uffizi
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05Ottobre2018

Dialoghi tra Leonardo, Michelangelo e Raffaello

Genialità e bellezza assoluta accanto, in un confronto che va oltre il tempo, quasi a ricreare quello stato di grazia della Firenze cinquecentesca. Alle Gallerie degli Uffizi da questa estate sono state inaugurate le nuove sale di Michelangelo e Raffaello e quella dedicata a Leonardo da Vinci. Di per sé i nomi di questi artisti delineano la portata del progetto. Vederli vicini, con la luce della mattina che li illumina dall’alto è una vera e propria vertigine.

Ci accompagna colui che ha fortemente voluto questa rivoluzione di bellezza e stile nell’ala di Ponente di uno dei musei più famosi del mondo, il direttore Eike Schmidt.

“Oggi Leonardo si trova nella sala 35 dell’ala di ponente degli Uffizi - ci spiega il direttore - in omaggio ad un ritrovato rispetto per il principio narrativo cronologico della Galleria, che lo vuole precedente a Michelangelo e Raffaello.”

Le opere della sua giovinezza, create negli anni dell’apprendistato nella bottega del Verrocchio e oggi custodite agli Uffizi, furono eseguiti per edifici di culto e per questo motivo, nel nuovo allestimento, è stato scelto di dipingere i muri di questa stanza a spatola, ripetendo la tecnica antica, in un colore grigio pallido che rievoca le pareti delle chiese dell’epoca.

Entrando a sinistra troviamo il Battesimo di Cristo, eseguito per la chiesa di San Salvi nel 1475-78, anni in cui l’artista ancora collaborava con il Verrocchio. L’opera è frutto di un lavoro a tre mani: verrocchio, Leonardo e un allievo poco dotato. Al Leonardo si deve l’elegantissimo angelo di profilo che regge la veste di Cristo, così sublime da far nascere la leggenda (riportata da Vasari) secondo cui Verrocchio, sopraffatto dalla superiorità di Leonardo, da lì in poi non dipinse più.

Sulla parete di fronte al Battesimo è esposta l’Annunciazione, proveniente dalla chiesa di Monteoliveto. Al centro della sala si ammira l’Adorazione dei Magi, lasciata incompiuta al momento in cui Leonardo partì per Milano nel 1482. La pala è come una grandissima pagina di appunti, che ci rende testimoni del processo creativo di Leonardo stesso.

“Le teche del nuovo allestimento sono chiuse da speciali vetri che annullano gli effetti di rifrazione della luce - ci spiega Schmidt - e permettono di osservare l’opera come mai prima. Si apprezzano le singole espressioni di ciascun volto, la perfezione con cui è ritratto ogni essere vivente della tela, anche il più piccolo.”

 


Il nuovo respiro della sala, con la luce morbida che accarezza i panneggi dell’angelo invidiato dal Verrocchio, ci fa sostare qualche minuto in più nella sala 35. Ma il percorso che ci aspetta non è meno emozionante: la successiva stanza 41 dà voce al dialogo Raffaello e Michelangelo, che dal 1504 al 1508 erano contemporaneamente a Firenze. La nuova installazione riporta alla luce il ruolo di committenti privati, come i Doni e i Nasi, per i quali l’Urbinate dipinse la Madonna del Cardellino. Questo capolavoro si riunisce al Tondo Doni di Michelangelo, dipinto all’incirca nello stesso periodo. Al Tondo si affiancano i due ritratti di Maddalena e Agnolo Doni di Raffaello, giunti da Palazzo Pitti: in questo modo si ricostituisce il nesso storico tra opere volute da uno stesso committente e originariamente ospitate nello stesso palazzo.


“Questo allestimento ci allontana dal pericolo delle opere feticcio, decontestualizzate. In particolare riunire i capolavori di Raffaello nella stessa stanza ci permette di osservare i rapidi progressi dell’Urbinate nella tecnica pittorica - osserva ancora il direttore -. I ritratti di Guidobaldo da Montefeltro ed Elisabetta Gonzaga, presi frontali, con il volto in cui si riscontra una totale assenza di segni di espressione, appaiono come opere assai più acerbe rispetto ai ritratti di Agnolo e Maddalena Doni, pur essendo dipinti tutti in un breve lasso di tempo. I Doni, leggermente obliqui rispetto allo spettatore sembrano poi aprirsi al dialogo con chi li osserva ma lasciano emergere anche il loro legame, attraverso la convergenza delle figure. Dal confronto emergono interessanti particolari nel dipinto dei Doni: a esempio le mani di Agnolo e Maddalena, riposte in grembo, ci regalano nuovi elementi per la lettura dell’opera.”   

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