Nascita di una Nazione a Palazzo Strozzi

Nascita di una Nazione a Palazzo Strozzi
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09Marzo2018

Da venerdì 16 marzo, il meglio dell'arte italiana a cavallo tra i '50 e gli anni '60

Renato Guttuso, Lucio Fontana, Alberto Burri, Emilio Vedova, Enrico Castellani, Piero Manzoni, Mario Schifano, Mario Merz e Michelangelo Pistoletto, insieme in una grande mostra a Firenze per raccontare il fermento culturale italiano tra gli anni Cinquanta e la fine degi Sessanta.

Con un originale taglio curatoriale e un incalzante susseguirsi di sale, l’esposizione Nascita di una Nazione (dal 16 marzo al 22 luglio a Palazzo Strozzi) racconta gli anni del cosiddetto miracolo economico, fino alla fatidica data del 1968, e quegli artisti che, con le loro sperimentazioni, da un lato fanno arte di militanza e impegno politico, dall’altra reinventano i concetti di identità, appartenenza e collettività collegandosi alle contraddizioni della storia d’Italia negli anni successivi al periodo del fascismo e della guerra.

Nascita di una Nazione vuole offrire una chiave di lettura ad un periodo artistico che si è intrecciato indissolubilmente con lo sviluppo dell’Italia e che ha tratto dalla politica, dal costume e dai cambiamenti sociali linfa vitale”, spiega il curatore Luca Massimo Barbero. “Le sale si susseguono in modo contrastante ed incalzante per sviluppare nel visitatore il senso della vitalità di quel momento artistico: in quegli anni, infatti, il fermento era tale da permettere agli artisti dell’Informale di seguire la loro ricerca mentre gli artisti della nuova figurazione seguivano un percorso diametralmente opposto. Lo scopo è entrare all’improvviso negli studi di questi grandi artisti mentre lavorano alla definizione di una nuova arte italiana”.

L’esposizione si apre con un ambiente immersivo costituito da quattro videoproiezioni correlate in sincrono che ricostruiscono una breve storia visiva d’Italia dall’Unità al 1968, tra arte, cinema, moda, cronaca, politica e società. Queste immagini sono poste in un contraddittorio dialogo con La battaglia di Ponte dell’Ammiraglio (1951-1955) di Renato Guttuso. I primi anni Cinquanta sono fondamentali per la storia d’Italia: è il momento della rinascita ed è la fase in cui si iniziano a gettare le basi di quello che poi sarà il boom economico che caratterizzerà il decennio successivo.

La mostra continua raccontando i grandi momenti dell’astrazione italiana degli anni Cinquanta con alcuni dei suoi maggiori rappresentanti, nel decennio di affermazione dell’Informale. Sono qui esposte le opere spazialiste di Lucio Fontana percorse da buchi e tagli, l’azione sulle materie di Alberto Burri, il campione dell’astrazione gestuale Emilio Vedova, la terracotta di Leoncillo, i rifiuti meccanici di Ettore Colla. Nella terza sezione s’indaga l’arte Informale in un crescendo di utilizzo di nuove materie per una nuova forma/visione: i candidi gessi di Alberto Viani, le bende di Salvatore Scarpitta, così come i rilievi di Angelo Savelli e le gommepiume di Giulio Turcato.

La mostra, a partire dalla quarta sala, propone una riflessione su una nuova idea di immagine tra segno e oggetto, tra figura e persona.
Diventano protagonisti gli artisti emergenti della scena artistica romana, Jannis Kounellis e Pino Pascali. Una sezione della sala è dedicata alle visioni lenticolari di Domenico Gnoli, in un interessante focus monografico.

I primi anni Sessanta sono una fucina di una forma d’immagine che esce dallo schema puramente Pop e in Italia si connota con un modo nuovo di portare in scena sempre una metafisica quotidiana: la figura e il gesto: dalle figure lignee di Mario Ceroli ai “gesti politici” di Sergio Lombardo, dagli smalti di Tano Festa e Giosetta Fioroni, alle immagini imbottite di Cesare Tacchi, e alle silhouette moltiplicate di Renato Mambor.
La sesta sezione è dedicata agli anni Sessanta in Italia, dove non esiste più il realismo così come non esiste più l’informale.

Nasce così una materia pittorica, nuova, duttile e veloce fatta di smalti luccicanti, di sgocciolature feroci e di nuove rappresentazioni. In questa situazione ecco emergere, tra gli altri, il nuovo campione della pittura, Mario Schifano.

La metà degli anni Sessanta sono la stagione delle cosidette geografie possibili che vedono declinarsi i lavori radicalmente sperimentali di Alighiero Boetti, o le Italia di Luciano Fabro.
La fine del percorso vede un “cortocircuito” tra Mappa (1971-1972) di Alighiero Boetti e Tentativo di volo di Gino De Dominicis, una delle azioni tratte da Identifications di Gerry Schum (1970), che diventano l’eco e l’introduzione a un’Italia che parla un linguaggio internazionale e che mira a divenire un punto di riferimento anche al di fuori dei confini nazionali.
 

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