Estetica bidimensionale

Estetica bidimensionale
Interviews
09Gennaio2012
Alessandra Lucarelli

Il legame tra l’Italia e l’America l’elemento imprenscindibile dell’arte di Betty Woodman

Betty Woodman scopre l’argilla a soli sedici anni. Scultrice di fama internazionale, il suo percorso inizia alla School for American Craftsmen della Alfred University per poi intrecciarsi con la cultura e il paesaggio italiani in un legame indissolubile che la porta oggi a vivere insieme al marito George tra New York - sua la galleria Salon 94 - e la campagna fiorentina dell’Antella. Nel 2006 è stata protagonista di una grande personale al Metropolitan Museum di NY.
Quella della ceramica è un’arte antichissima, primordiale. Come descriverebbe la matericità del suo processo creativo?
Tutto il mio lavoro è legato all’argilla, alla sua plasmabilità. Vedo il mio come un lavoro istruttivo perché stimola gli spettatori a ricordarsi cose già viste e, talvolta, a ritrovarle nel mio lavoro. Mi piace quando rivedo un dipinto di Matisse, di Bonnard o di Vuillard o una ceramica etrusca riflessa nelle mie opere.
Qual è la sfida maggiore in un’opera bidimensionale?
L’appiattire le mie sculture e dar loro due distinte letture. Far sembrare il tridimensionale bidimensionale.
Cosa l’ha attratta della cultura fiorentina?
Ne sono rimasta influenzata a partire dal primo anno trascorso a Firenze, nel 1951. Qui ho conosciuto la tradizione della maiolica e la cottura della ceramica a bassa temperatura, rispetto alla tradizione delle porcellane dure che era molto diffusa negli Stati Uniti negli anni in cui studiavo. Adoro procurami l’argilla a Montelupo e far parte di una tradizione ininterrotta che collega il mio lavoro con ciò che veniva fatto 500 o anche 3000 anni fa. Penso alle ceramiche etrusche, greche, rinascimentali, all’architettura dal Duomo di Firenze.
Ha detto che ‘le opere d’arte formano un continuum estetico del quale le piace immaginare di fare parte’. In che posto si colloca oggi Betty Woodman?
Sono un’artista tra gli altri artisti.
I viaggi rappresentano per lei una grande fonte di ispirazione. Cosa guarda, cosa cattura la sua attenzione?
Guardo tutto, sono una ‘persona visiva’. Il viaggio è diventato una parte importante della mia vita da quando io e mio marito abbiamo cominciato a venire in Italia tutti gli anni, e alla fine abbiamo comprato qui una casa. Smettere di lavorare nel mio studio in Colorado e ricominciare in Italia è stata una sfida. Mi ha fatto riflettere su ciò che stavo facendo e su ciò che avrei dovuto fare.
La soddisfazione più grande fino a oggi?
La mostra al Met. Far parte della vasta e affascinante collezione del Museo.  

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