Eterna evoluzione

Eterna evoluzione
Interviews
10Gennaio2011
Cesare Maria Cunaccia

L’arte di Luca Pignatelli e la continua ricerca della bellezza

Luca Pignatelli, nato nel 1962 a Milano dove vive e lavora, figlio d’arte - il padre è il pittore Ercole Pignatelli-, ha saputo imporsi fin dai suoi esordi alla metà degli anni ’80, tra le personalità più interessanti nel giovane panorama artistico italiano. Luca, sfuggente e al contempo diretto, umbratile e paradossalmente comunicativo, ha al suo attivo una grande mole di lavoro in perenne evoluzione, oltre a un impressionante palmares di mostre collettive e personali in tutto il mondo, tra le quali vanno almeno ricordate quelle tenutesi in diversi istituti di cultura italiana all’estero e la partecipazione alla cinquantatreesima Esposizione internazionale d’arte della Biennale di Venezia nel 2009.
Il fare d’artista di Luca Pignatelli si nutre di evocazione, di memorie sedimentate dal tempo, di ibridazioni rese essenziali, corpose e fantasmatiche e come affioranti da dimensioni altre, da sovrapposizioni quasi geologiche di materia, mitologie, storia e pensieri. Il suo enorme studio milanese, una sorta di antro favoloso, è un accumulo di volumi e oggetti preziosi ma anche di residui del vivere prosaici e umilmente quotidiani, di arredi antichi e reperti ceramici, di icone e segni che diventano testimoni e complici significanti del lavoro di Luca, ambiti tipologici che ne dichiarano le successive emozioni e gli intenti in essere. Una Wunderkammer dell’anima in attesa di chiara definizione categorica, di un ordine demiurgico che finalmente ne disveli fragranze, vaticini e segreti. Concettuale ed esplicito, innamorato della forza ermeneutica del disegno ma immancabilmente pronto ad abbracciare nuove sperimentazioni estetiche e tecniche le più varie, lucido e onirico indagatore di quella falda culturale poliforme e infinitamente suggestiva che costituisce il tessuto connettivo del nostro essere uomini occidentali, Pignatelli seguita a tracciare il proprio itinerario espressivo, scandito da un’incessante, necessaria ricerca della bellezza e da una corale esplorazione intorno alle forme del simbolo. Una linea di approccio all’arte, la sua, dove, scrive Marina Fokidis, “ogni decisione estetica è anche una decisione morale e/o politica”.
Incontro Luca a Firenze, mentre energetico e fibrillante più di sempre, sta ultimando il montaggio di una sua mostra dal titolo “Sculture/Analogie”, imperniata su un percorso duplice, contraddittorio e complementare insieme, presso la Galleria Poggiali e Forconi, al 39 di via della Scala. Una rassegna che, divisa nei due differenti spazi della galleria e aperta il 28 novembre scorso, si concluderà il 13 febbraio 2011. “Le mie “Sculture”, 21, al pari delle “Analogie”, interamente prodotte per l’occasione espositiva fiorentina da Poggiali e Forconi – afferma Pignatelli - nascono su un supporto ligneo da una stratificazione, come fossero roccia sedimentaria entro una dimensione quasi geologica di lentissimo mutamento lungo una cronologia millenaria e incommensurabile. Figure monumentali, realizzate su base fotografica a inchiostri UV e tecnica mista, usando gesso, colle organiche, polveri e pigmenti, ferro ed elementi i più diversi, carte intelate, stracci, corde, tubi in gomma, guarnizioni di vecchie finestre. Il senso di queste opere è che nulla è eterno e inscalfibile, che ogni cosa è sottoposta a una dinamica di trasformazione, di evoluzione. Si avverte una contaminazione della morfologia ieratica, sospesa e calma delle statue antiche, che pure scolpite nel marmo divengono fragili, ambiguamente effimere”. Luca Pignatelli intavola una partita perfino ossessiva con il doppio, incrocia le armi con la ripetizione e la simmetria, con l’ordine costruttivo e la frammentazione, con l’archiviazione e il caos. La sua vocazione al classicismo, al puro canone umanistico della proporzione, al recupero armonico e nostalgico dell’antichità, specie nei raggiungimenti più recenti viene ferita da cesure e lacune, compromessa da autentiche fratture e poetiche chiaroscurali mancanze. “Per alcune di queste mie opere - continua l’artista - ho sentito forte l’esigenza di separare, di rompere lo sguardo attraverso uno schermo di vetro. Una sorta di lente amplificante, deformante, capace di trasporre le immagini in un’atmosfera da reliquiario, sacralizzata, come accade per il lenzuolo della Sindone, o per i cartoni degli arazzi di Raffaello. Siamo un accumulo di ricordi - aggiunge ancora Luca Pignatelli -, amava ripetere Italo Calvino.” L’elemento tecnologico, spesso già catalogabile nei file dell’archeologia industriale, una vecchia spina, grovigli di gomma, ma anche treni, aerei, accentua la percezione di passaggio, la caducità transitoria, la nostalgia e il “dolore del ritorno” che vibrano in questi lavori. Le “Analogie”, esposte per la prima volta da Poggiali e Forconi, sono una teoria di collage in bianco e nero compiuti utilizzando riproduzioni fotografiche reperite nelle pagine dei tantissimi libri che Luca possiede. Un ambito creativo abbracciato già molti anni orsono. Giustapposizioni perfette e inattese, antinomie che per incanto si miscelano e parlano una medesima lingua, sofisticata casualità e mirabile equilibrio. E’ ancora Marina Fokidis, curatrice della mostra a definire l’anima profonda di questo dialogo tra mondi e tempi distanti: “Pignatelli - sostiene Fokidis - qui afferma il suo diritto a giudicare autonomamente la storia. Basato su forma e soggetto, come un pretesto, il suo peculiare archivio è al tempo stesso una mappa iconografica della cultura ispirata da assunti estetici e sentimenti personali.” 

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