Forma alle idee

Forma alle idee
Interviews
31Marzo2011
Marco Bazzini - Francesca Lombardi photo Alessandro Moggi

Uno spontaneo movimento di pensieri

“Da un po’ di tempo ho coltivato l’abitudine di dare una forma anche ai pensieri più astratti. Quelli che non sono niente più di uno spunto iniziale senza forma, ai quali finisco come minimo per attribuire almeno un colore. È un movimento spontaneo e magari naturalmente coltivato, ma questo genera decine di colori, forme e segni che girano contemporaneamente nei miei pensieri… I migliori, forse quelli più pesanti, atterrano da qualche parte vicino, su una superficie qualsiasi, la prima che trovano. Spesso di carta”. Con queste parole Luca Pancrazzi, artista eclettico che vive tra Figline Valdarno e Milano, spiega l’ultima evoluzione del suo lavoro, questo flusso di pensieri che da una dimensione più profonda si muovono verso l’esterno.
La sua mostra alla Galleria Continua si apre con un grande libro. Sono una sua passione da sempre. Cosa rappresenta?
Sicuramente il libro è indirettamente soggetto di questa mostra ed è inteso come un tributo al momento subito antecedente alla creazione dell’opera, quello dove le idee diventano schizzi e disegni sulla carta. Il libro è come una città che ospita comunità di segni e pensieri, una città utopica di disegni residenti come cittadini anarchici e autosufficienti. È al tempo stesso passaporto per la libertà per gli stessi segni che tanto amano svolazzare nelle menti e nelle stanze.
Sul libro un aereo, se non sbaglio un aereo da caccia. Un omaggio a Alighiero Boetti?
Per me Boetti è stato un maestro, forse il più importante di tutti quelli incontrati. Esiste però anche un superamento del maestro, che è una sorta di atto dovuto al maestro stesso. Gli aerei, la costruzione di modellini, sono una mia passione personale, nonostante mi sia capitato di costruirli anche per Boetti. Quindi non è solo la citazione di un maestro, ma anche la riconversione di un tema.
I paesaggi urbani e la tecnologia fanno parte del suo lavoro.
Si, coincidono con il mio trasferimento a Milano qualche anno fa. Sono soprattutto attratto dai concetti di centro e periferia, dai rapporti che si creano tra definizione del paesaggio urbanistico e processi di percezione dell’individualità.
In questa mostra addomestica il caso per eccellenza: la goccia d’acqua...
Quest’opera nasce da una visione legata alla mia vita in campagna. Guardare la gocce di pioggia che cadono mentre faccio colazione è già un evento. La mia mente lo annota. Qui si sedimenta e lavora, finché riesco a giustificarlo e a portarlo dentro una mia mostra.  

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