L’arte è mobile

L’arte è mobile
Interviews
10Gennaio2011
Francesca Lombardi

La Fodazione Nicola Trussardi firma una grande mostra alla stazione Leopolda

“Everything is Going to Be Alright “ (Andrà tutto bene). Il gigantesco gioco che apre i festeggiamenti per i 100 anni della Maison Trussardi accoglie i visitatori con una provocazione ironica. All’interno della Stazione Leopolda, main stage della mostra 8½ organizzata da Fondazione Trussardi in collaborazione con Pitti Discovery, niente in realtà va bene. Come in un carillon impazzito immagini, istallazioni, flash back, suggestioni, ricordi e déjà vu si contendono la scena e creano un’ affascinante allucinazione custodita dalle grandi navate ottocentesche della ex stazione fiorentina.
8½ riunisce le opere dei tredici artisti internazionali a cui a Milano, dal 2003 a oggi, la Fondazione Nicola Trussardi ha dedicato ambiziose mostre personali e spettacolari progetti d’arte pubblica. A Massimiliano Gioni direttore artistico Fondazione Nicola Trussardi abbiamo chiesto di parlarci del progetto
“ Andrà tutto bene”. Di cosa si tratta: ironia, speranza o...
Everything Is Going To Be Alright è l’opera forse piu celebre di Martin Creed, artista vincitore del Turner Prize e uno dei piu interessanti e irriverenti artisti inglesi. A me è sempre sembrata una specie di mantra, una litania scaramantica: in fondo tutta l’opera di Creed si basa sull’idea di ripetizione, con le sue luci che si accendono e spengono, il ritmo della sua musica, l’arte di Creed è sempre sincopata e ossessiva. O forse è come uno di quei ritornelli che i bambini ripetono all’infinito, per divertirsi e tenersi compagnia.
Un museo nomade. Pensa che avrete mai il desiderio di mettere radici in uno spazio permanente?
Ci pensiamo ogni anno più o meno, quando siamo assaliti dalla paura di non riuscire a trovare uno spazio all’altezza delle mostre precedenti. E ogni anno abbiamo deciso di rilanciare la sfida e ogni volta abbiamo trovato luoghi bellissimi, dagli arredi barocchi di Palazzo Litta agli interni neoclassici di Villa Reale, e poi gli spazi abbandonati di Palazzo Citterio. Questa mostra a Firenze ci ha portato anche fuori dai confini di Milano ed è forse un incoraggiamento a spingere le iniziative della Fondazione anche al di fuori della nostra città: in fondo a noi è sempre piaciuto pensare che la Fondazione tracciasse le coordinate di una geografia immaginaria, e quindi di uno spazio in cui anche città diverse possono convivere una accanto all’altra all’insegna dell’arte. Quando con Beatrice Trussardi abbiamo iniziato a pensare a una Fondazione mobile, ci siamo subito accorti che fosse un’idea di museo e istituzione assai più contemporanea: il futuro è mobile. E poi le nostre radici - come dimostra questo centenario - le conosciamo assai bene. Essere mobili non significa dimenticare il passato, ma riviverlo come nuovo, metterlo in cortocircuito con il presente, che poi è quello che facciamo quando installiamo le opere degli artisti di oggi in cornici storiche e antiche
Il panorama contemporaneo italiano: tre nomi su cui puntare?
Facciamo un vecchio, un giovane e un adulto. Gianfranco Baruchello, grandissimo erede della lezione di Duchamp. Petrit Halilaj, un giovane dal Kosovo che vive in Italia, che ha esordito con una bellissima opera all’ultima biennale di Berlino. E tra gli artisti ormai affermati, direi Luisa Lambri, per il rigore e la continuità delle sue fotografie.
L’artista che vorreste e non siete riusciti ancora a coinvolgere?
Mi sarebbe sempre piaciuto fare una grande mostra di Alighiero Boetti.
Cosa rappresenta Firenze per la Fondazione Trussardi?
Firenze è la città che è stata trasformata, ricreata, costruita dalla combinazione perfetta di arte e grandi mecenati e collezionisti. E’ l’esempio più alto di una città in cui l’arte è stata al centro di ogni aspetto della vita quotidiana. Mi piace sempre ricordare che i vari Giotto, Masaccio, Donatello, Brunelleschi, Michelangelo, Bronzino, Vasari e tutti gli altri sono stati artisti contemporanei.
 

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