Per eredità e per passione

Per eredità e per passione
Interviews
28Settembre2011
Cesare Maria Cunaccia

Lungo l’Arno i mercanti d’arte si raccontano

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La Biennale – Mostra Mercato Internazionale dell’Antiquariato di Firenze, la prima al mondo grazie all’intuizione dei fratelli Bellini, giunta quest’anno alla XXVII edizione, rappresenta uno degli eventi cardine della scena mondiale nell’ambito di un settore che, in una cornice d’eccezione, consente di raccontare in un modo unico l’importanza della storia dell’arte occidentale. Abbiamo scelto di guardare alla Biennale 2011 attraverso gli occhi di antiquari che tali sono per passione e per eredità e che – come i loro padri – hanno le loro gallerie in luoghi d’arte come Milano, Roma, Firenze e Parigi.
Riccardo Bacarelli
Rappresentare una tradizione familiare consolidata, oggi, è difficile?

La mia galleria, ufficialmente fondata da mio nonno Rizieri a Firenze nel 1923, ha partecipato alla Biennale fin dal 1961. Seguire il “mestiere di famiglia” certo mi ha facilitato, anche se è una scelta che mi ha gravato, sopratutto nella prima parte degli anni trascorsi a imparare. Un periodo in cui l’eredità delle personalità del nonno e di mio padre si faceva sentire ma che mi ha aiutato ad apprendere il mestiere, ad amare con passione l’arte e questo lavoro. Sono grato a mio padre che mi ha avviato alla professione, comprendendomi e spingendomi a svolgerla in maniera personale.
Proporre l’antico ai fruitori del contemporaneo. Quali i nuovi linguaggi adottati?
Le gallerie hanno mutato la maniera di offrire la merce, curando l’estetica secondo un’ottica più essenziale, coniugando ambienti sempre più spesso moderni, con l’opera d’arte antica, la scultura, il dipinto, il “mobile oggetto”, che acquista più evidenza. Anche l’accostamento all’opera contemporanea o moderna è possibile, secondo il criterio che vede l’arte come vero comune denominatore.
Quale il concetto imprescindibile per chi opera nell’ambito dell’antiquariato?
L’unica certezza commerciale che abbiamo è il fattore “qualità”, espressione di assoluto pregio. I collezionisti di oggi, gli interior designers che propongono ai loro clienti arredi, dipinti, objets d’art antichi, gli stranieri o gli italiani appassionati d’arte, tutti hanno ormai assimilato l’idea che l’antiquariato non può prescindere dal livello qualitativo più alto.
Bruno Botticelli
Ereditare una galleria d’arte cosa ha rappresentato per la tua generazione?

Il punto di partenza per sviluppare un’idea di antiquariato nuova e, oggi, vuol dire cercare di portare avanti una tradizione mutuandola sull’esperienza contemporanea, tentando di assolvere a un compito meraviglioso.
Coniugare antico e moderno si può?
Credo che semplicità sia molto spesso la parola magica, non avere pregiudizi la sua logica conseguenza. Vivaldi e i Clash convivono su molti I-POD, così come Merz può dialogare altrettanto facilmente con una cassa alla Certosina del ‘400. Tanto ci crediamo che a ottobre Marco Fallani inserirà le sue tele tra le sculture del Medioevo e del Rinascimento della nostra galleria.
Cosa proponi a chi arriva nella tua galleria?
Eccellenza, unicità e un pizzico di follia sono le caratteristiche degli oggetti che cerco di proporre ai miei collezionisti. Sessanta anni di attività della mia famiglia sono migliaia di oggetti e quando guardo la fototeca rimango stupito della bellezza di molti di questi. Li abbiamo venduti quasi tutti e spesso chi si li è goduti per molti anni ha fatto anche un ottimo affare. Esiste un piacere altrettanto durevole nel tempo?
Alessandra Di Castro
Quale valore ha portare un nome come il tuo, oggi?

Portare un nome rispettato e riconosciuto attraverso quattro generazioni di acquisizione e vendita di opere d’arte ad altissimo livello rappresenta senza dubbio un grande vantaggio. Tuttavia oggi è importante sperimentare nuove strade, senza paura e senza ripetere vecchi schemi. D’altra parte le generazioni che mi hanno preceduta, hanno attraversato guerre, persecuzioni e crisi epocali, riuscendo a cogliere sempre le opportunità che quei tempi difficili e precari presentavano.
Qual è il tuo rapporto con l’arte contemporanea?
L’arte è arte. Per me l’arte antica è contemporanea, perché mi parla e mi propone scenari che sento sempre attuali. L’Arte contemporanea in certi casi mi impone riflessioni che sicuramente condizionano il mio gusto e le mie scelte, ma non ha mai rappresentato oggetto di investimento.
Come ti appare il mercato oggi?
Quello che ho riscontrato negli ultimi anni è una possibilità di acquisto di opere di arte antica davvero notevole. Ogni giorno aumentano le opere da comprare che devo esaminare e devo impormi una selezione ferrea perché l’offerta è grande e ci impone di essere molto esigenti. Credo che proprio questa sarà la novità della XXVII Biennale: vedremo sempre di più proposte sorprendenti e capolavori inediti. Come antiquaria non vedo l’ora di raccontare tutto questo ai nostri clienti e di mostrare i nostri ultimi acquisti anche a collezionisti nuovi e curiosi.
Fabrizio Moretti
Rappresenta qualcosa di speciale la Biennale, nella tua vita?
Il ricorrere della Biennale, invariabilmente, mi ricorda la mia infanzia, quando mio padre vi prendeva parte…
L’arte è antica e moderna insieme, come lo si apprezza nell’antiquariato?
L’arte è sempre stata contemporanea, recita l’iscrizione sulla facciata della galleria d’arte moderna di Torino. Espressioni creative di ogni tempo e provenienza possono stare accanto in maniera piena e armonica, trovando reciproche sottese analogie, identificando fili estetici comuni…
Cosa chiede il mercato? Quale potrebbe essere un criterio per elaborare proposte vincenti?
Il criterio fondamentale, irrinunciabile, rimane quello della qualità. Azzarderei accoppiate spiazzanti di artisti lungo secoli di storia: Giotto-Mark Rothko, Bacon-GuidoCagnacci, Anish Kapoor-Ammannati… Il mercato internazionale dell’arte antica oggi cerca oggetti importantissimi, specie siglati da un gusto contemporaneo, da un’autonomia radiante capace di scardinare confini estetici assodati, cronologie e luoghi comuni.
Carlo Orsi
Rappresentare una tradizione familiare consolidata oggi è più difficile?
Rappresentare una tradizione familiare assodata direi, al contrario, che costituisce un vantaggio, certamente è uno stimolo ad andare oltre e a fare sempre meglio.
Antico e moderno possono venir interpretati in un unico modo?
A mio parere antico e moderno vanno mischiati; in tal modo l’antico diviene un’icona nel contemporaneo.
Che cosa cerca, che cosa vuole soprattutto il mercato oggi?
Il mercato oggi cerca, così come sempre, la rarità e la qualità. L’arte antica rappresenta anche oggi un investimento, purché si tratti di opere di livello e qualità.
François de Jonckheere
Biennale di Firenze: cosa significa questa manifestazione in ambito internazionale?
Firenze resta uno dei grandi appuntamenti internazionali nel campo dell’arte. Si tratta della manifestazione fieristica italiana più importante: gli italiani sono sempre stati dei grandi collezionisti d’arte fiamminga. Una collezione unica come quella di Palazzo Doria Pamphilj a Roma ne è la prova.
Rappresentare una tradizione familiare assodata, un prestigio professionale, oggi è più difficile?
Noto che oggi un buon numero di collezionisti d’arte contemporanea e moderna s’interessano all’arte antica. Tra i nostri clienti, in effetti, abbiamo un certo numero di amanti dell’arte contemporanea che si rivolgono all’arte del XV o XVI secolo. L’aspetto atemporale che contraddistingue l’arte di quel periodo offre una innegabile attrattiva.
Quali nuovi linguaggi si devono adottare?
Il mercato è alla ricerca di opere rare e preziose. Le opere dei grandi maestri sono uniche e non sottostanno ai dictat delle mode. Le opere di valore dell’arte antica non hanno subito gli effetti della crisi. L’arte antica acquisisce un valore rifugio nel difficile periodo storico che stiamo attraversando.
 

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