L’amore, la morte

L’amore, la morte
Museums
09Gennaio2012
Francesca Lombardi

Bill Viola torna a Firenze per il Museo Gucci. E ci rilascia una intervista speciale

still42.jpg

Abbiamo incontrato Bill Viola al vernissage per l’apertura del Museo Gucci, dove ha presentato un’opera struggente, Amore e Morte, che si compone di due grandi videoistallazioni. Il progetto trae ispirazione dall’opera Tristan und Isolde di Richard Wagner, il cui tema centrale è il grande amore tra Tristano e Isotta. Gli amanti decidono che soltanto la morte potrà unirli e Viola racconta la loro liberazione da questo mondo facendo ricorso agli elementi di fuoco e acqua. Un grande artista, che in 30 anni ha rivoluzionato il rapporto tra arte antica e contemporanea, ma allo stesso tempo un uomo capace di una dolcezza inaspettata. Come racconta questa intervista.
Amore e morte, la storia di Tristano e Isotta che si intreccia con due grandi temi della vita di ciascuno di noi. Cosa è per lei l’Amore?
Dipende dal tipo di amore di cui stiamo parlando. C’è l’amore con l’“a” minuscola. Lo incontriamo spesso nelle nostre vite. “Amo i miei figli”, “Amo questo cibo”, “Amo il suo sorriso”, “Amo quel cappotto”, “Ti amo”. Poi c’è l’amore molto più profondo di cui i santi e i mistici di tutte le tradizioni ci parlano. Questo è l’amore con l’“A” maiuscola. E’ infinito ed eterno, e si rende visibile ai nostri occhi soprattutto attraverso le lacrime. Questo è l’AMORE che accoglie tutti i cuori allo stesso modo, che è sempre rivolto verso la luce, che vede saggezza infinita negli occhi di un bambino e solo vacuità nel mentitore, che ci permette di baciare teneramente la nonna in ospedale dopo che ha bagnato il letto, che ci induce a creare immagini e suoni che toccano altri animi, che ci offre momenti di vuoto e mistero per spingerci oltre l’ovvio e il banale, e per alleviare la sofferenza di tutti gli esseri e coltivare la saggezza.
Qual è il suo rapporto con la Morte?
Andiamo piuttosto d’accordo. Mi ha suggerito molte buone idee negli anni. Mi ha quasi ucciso diverse volte, le peggiori delle quali sono state due: essere quasi affogato in un lago a 6 anni ed essere quasi morto fulminato su una griglia elettrica accesa nel mio studio a 19 anni. Di conseguenza non temo Sorella Morte, ma la rispetto. Ho imparato che la linea tra la vita e la morte non è forte come un muro di pietra. E’ fragile e porosa come una bolla di sapone. Viviamo sull’orlo di essa tutti i giorni della nostra vita. Dovremmo essere grati per ogni momento.
Negli anni ’70 ha vissuto per 18 mesi a Firenze. Cosa rappresenta per lei questa città?
La città era magica, la presenza del passato era, talvolta, sia entusiasmante che opprimente. La consapevolezza di una cultura ininterrotta con radici profonde appena sotto la superficie era incomprensibile per un ragazzo americano che cercava ispirazione nelle nuvole.
Se dovesse descrivere Firenze con un’immagine quale sarebbe?
Un bellissimo fiore che non si apre mai completamente per svelare i suoi segreti.
La videoarte, scelta negli anni ’70 quando era ancora poco conosciuta. Come è avvenuto l’incontro con questo linguaggio?
Nel modo in cui si fanno la maggior parte delle scoperte: per caso. Ero nel posto giusto al momento giusto. Inoltre, ero giovane, il che significa che la mia mente non era ancora piena di parole quali ‘non posso’, ‘non è possibile’, ‘uno spreco di tempo’. Essendo giovani, io e i miei colleghi eravamo come gli artisti del Salon des Refusés del XIX secolo. Nessun regista serio a quei tempi avrebbe toccato un videoregistratore. Era un mezzo grossolano, si rompeva facilmente, in bianco e nero e scomodo da usare. Poi è diventato un fenomeno globale e la principale forma di arte visiva del nostro tempo. Questa è una lezione importante per i giovani d’oggi, che pensano che tutto sia stato già fatto. Stiamo vivendo un momento di importante riconfigurazione di come la cultura e la tecnologia saranno usate nel futuro. E’ vitale e necessario che la voce dei giovani sia ascoltata. I grandi alberi stanno cadendo nella foresta, troppo pesanti e troppo vecchi. Per la prima volta da molto tempo, la luce del sole penetra fino a raggiungere il suolo, permettendo a nuove piante di crescere. Ciò non durerà per sempre. Questa è la vostra opportunità. Usatela saggiamente. Mostrateci cosa sapete fare. Infrangete le regole con creatività e compassione. Abbiamo bisogno di voi!
Come avviene la trasformazione di un gruppo scultoreo del Cinquecento o di un dipinto rinascimentale in un suo lavoro?
Tutte le opere d’arte sono create nel presente dall’essenza vivente e dalla volontà dell’artista. Questa energia, quando benintenzionata e ben applicata, è una delle asserzioni più potenti e durature che una persona possa fare agli altri esseri umani. Una parte di questa tradizione creativa, che risale all’alba dei tempi, è rappresentata dalla necessità di aggiornare di volta in volta la forma e la sostanza del messaggio in modo da renderlo comprensibile agli uomini del tempo presente. Gli artisti fanno ciò sia coscientemente che incoscientemente nel corso delle loro vite. Per esempio, il mio lavoro Emergence del 2002 fuispirato dal Cristo in pietà di Empoli di Masolino del 1424; tuttavia mostra la nascita e la morte nello stesso contesto ed elimina la rappresentazione diretta dell’Ascensione. L’opera è un video digitale con immagini in movimento di cui, sono sicuro, i miei colleghi del XV secolo sarebbero stati molto invidiosi, dal momento che la rappresentazione del movimento è stata una preoccupazione costante degli artisti di quel tempo, da Giotto e Leonardo in poi, e anche prima nell’antichità. Gli attuali film in 3D non sono altro che una prosecuzione di questa ricerca da un nuovo punto di vista. Quando ripenso al mio lavoro, e al lavoro di altri artisti passati e presenti, mi convinco sempre di più che noi esseri umani siamo stati messi sulla terra per ispirarci a vicenda.
Due parole sulla Visitazione del Pontormo, altra opera legata alla Toscana e a lei. Quando ha visto per la prima volta il lavoro di Pontormo?
In realtà, la prima volta che ho visto la Visitazione di Pontormo è stata in una libreria molti anni fa. Stavo guardando la sezione dei libri d’arte quando fui particolarmente colpito dalla copertina di un libro. C’erano quattro donne in piedi protese l’una verso l’altra. Le pose, i colori, l’abbigliamento, e soprattutto le proporzioni e la prospettiva, erano molto evocativi e inusuali. Non l’ho mai dimenticata. Qualche tempo dopo, ho letto il libro e sono diventato ossessionato dal lavoro di Pontormo, soprattutto La Visitazione.
Kira Perov è sua compagna nel lavoro e nella vita...
Kira ed io abbiamo lavorato insieme per molti anni. Ci siamo incontrati nel 1977, e abbiamo instaurato un rapporto creativo. Lei è la persona che fa sì che il lavoro sia eseguito al massimo livello, e che sia presentato al mondo intatto, nei luoghi migliori, con gli standard più alti. Sono molto fortunato ad avere un sostegno così forte al mio lavoro 

Commenti