Homo faber

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15Settembre2014

Firenze sta alla pelletteria come la Svizzera agli orologi. E i grandi marchi vengono qui a produrre

In Toscana l’homo faber non ripete ma reiventa. Da secoli. Così è per l’artigianato altamente specializzato, al quale compete un’altra qualità: un bell’oggetto somiglia a chi lo ha creato, e chi lo acquista aspira ad assomigliargli.
Lo hanno capito bene i grandi brand del lusso che da decenni – ma soprattutto da quando il mercato ha posto la conditio sine qua non di prodotti sempre più vicini all’unicum fatto a mano - producono la loro pelletteria cult in quello che Micaela Le Divelec Lemmi, executive vice president di Gucci ha definito come “uno dei poli manifatturieri più importanti del sistema economico nazionale”.
Parliamo di Scandicci alle porte di Firenze, caposaldo della filiera Made in Tuscany della pelletteria, sorretta da un distretto che si allarga a macchia d’olio alla vicina Sesto Fiorentino, dove ha sede la divisione Creation della storica maison Salvatore Ferragamo (da dove escono le copie esatte, realizzate ancora tutte a mano, dei modelli storici di scarpe create dal leggendario fondatore), Lastra a Signa, Impruneta, Pontassieve e Val di Sieve fino a raggiungere il Valdarno dove Prada ha il suo storico polo logistico di Levanella. A monte della pelletteria c’è il polo del cuoio e della pelle di Santa Croce sull’Arno, in provincia di Pisa, che negli ultimi 20 anni non ha avuto mai una battuta d’arresto, quello dell’intreccio distribuito tra Signa, Certaldo e San Miniato (i cosiddetti cordolifici), e quello del tessile a Prato. La filiera si allarga alla meccanica, alla gioielleria, al packaging. 

Per uno Stefano Ricci che realizza ‘rigorosamente’ in casa borse da 90mila euro, pezzi unici con pietre preziose e pelli rare, molti marchi si affidano all’opera di terzisti, come per esempio nel comparto delle finiture metalliche dove nascono fibbie e chiusure. E’ il caso della Leofrance di Firenze azienda del comparto meccanico che fornisce ai grandi marchi tutti gli accessori di abbigliamento, pelletteria e scarpe. In questo bacino privilegiato per l’approvvigionamento delle griffe del lusso, oltre ai marchi dalle profonde radici locali come Cavalli, Ferragamo, Gucci e Scervino, che hanno mantenuto testa e gran parte della produzione in Toscana, compaiono brand italiani illustri tra cui Bottega Veneta, Bulgari, Dolce & Gabbana, Fendi, Tod’s, Trussardi, marchi americani da Donna Karan, Ralph Lauren a Tommy Hilfigher, e una lunga lista di francesi come Chanel, Céline, Louis Vuitton e Yves Saint Laurent. Il mercato chiede sempre più prodotti sofisticati e di lusso, fatti interamente in pelle e che proprio per questo sono più complessi nel taglio, nella volumetria, nella cucitura. Per questo, il distretto della pelletteria che fa capo a Firenze è considerato d’eccellenza esattamente come la Svizzera lo è per gli orologi. Tanto da attirare non più solo produzioni conto terzi ma veri e propri investimenti volti a concentrare in Toscana le divisioni pelletteria dei marchi protagonisti del super lusso.

Esempi illustri: Cartier un anno fa ha acquistato una pelletteria di Figline Valdarno; Tiffany è sbarcato nell’area di Scandicci-Pontassieve; Dior dopo aver acquistato una pelletteria di alto livello a Scandicci, ha aperto una vera e propria sede produttiva, come già Montblanc nel 2013 e come presto farà Valentino; il fondo di private equity tedesco Halder ha acquistato la manifattura di borse di Gianfranco Lotti e ora mira in alto. L’ultimo, e più eclatante caso, quello di Prada che ha da poco concluso l’acquisto a Scandicci di 12.000 metri quadrati di superficie utile. Intanto Firenze si è attrezzata per il cambio generazionale con due scuole, la Scuola di Alta Pelletteria a Scandicci e il Polimoda, a cui forse si aggiungerà nel 2015 il polo di formazione specializzata firmato Prada. Insomma come ha scritto Gillo Dorfles “dopo aver tanto inneggiato ai prodigi della macchina e della tecnologia, oggi ci sembra di assistere ad un misterioso ritorno alle antiche virtù della nostra mano”. 

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