Winston who?

Winston who?
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23Aprile2014

I pensieri di Felice Limosani

Winston Churchill sosteneva che gli italiani fossero «buoni a nulla, ma capaci di tutto». Un'affermazione che suona come un luogo comune su cui è possibile divagare. Mi riporta ai ricordi d'infanzia con un'altra delle affermazioni ancora in voga tra i professori: “il ragazzo è molto intelligente ma si applica poco”.

Eppure l’ingegno italiano è sempre riuscito a elaborare modi nuovi per risolvere i problemi, pur creandone altri. Partendo dal territorio frammentato per visioni, cultura e modi di essere, la nostra capacità di inventare si è materializzata creando non solo grandi innovazioni ma anche piccole soluzioni in bottega.

Dall'operaio all'artigiano, dall'artista al professionista, noi siamo il popolo delle Maestranze. Forse Churchill, come molti altri, confondeva la creatività del nostro popolo con altre due caratteristiche italiane: la fantasia e la simpatia, che con la creatività formano una triade brillante ma esplosiva  quanto pericolosa.

La creatività, prima di queste peculiarità, è il collante dei saperi e delle pratiche in termini di continuità, essa richiama la dimensione del creare, dunque del fare. La seconda e la terza, la fantasia e la simpatia, si nutrono invece di unicità, di convivio, ma anche di pigrizia, discontinuità e indolenza. Purtroppo o per fortuna, questo speciale microclima mentale tutto italiano è il terreno comune dove noi, alla fine, riusciamo a innovare, inventare e lasciatemi dire, ad “amare”.

Possiamo parlare di un paradigma definito? Certo che no: non amo la linearità dei concetti, e inoltre la realtà richiede sempre più percorsi discontinui, non semplici istruzioni per l’uso. La creatività nasce dalla vita e dall’esperienza, solo dopo si traduce in processi di metodo. Da autodidatta totale quale sono, credo che formarsi sul campo di battaglia sia un privilegio oltre che un auspicio.  

Ma di che campo stiamo parlando? Oggi le generazioni tra i 18 e i 30 anni si trovano nel bel mezzo di un cambio epocale. Un grande guazzabuglio tra digitale e manuale. Molti crescono in ambienti e luoghi forgiati da secoli di lavoro nelle botteghe e ancora impreparati (mentalmente e manualmente) a comprendere un'attività svolta all'interno di uno schermo digitale con uno schema virtuale.

Eppure, le nuove tecnologie permettono di realizzare una manualità digitale che dà luogo ad un inedito, ed efficace, connubio tra il pensiero (immateriale) e l'azione (materiale). L’utilizzo simultaneo di una pluralità di applicazioni crea links fra il cervello e le mani, con potenzialità ancora in larga parte da esplorare.

L’invenzione si trasforma in fenomeno multilayers, dove l’arte, l'artigianato, l’architettura, la gastronomia, la moda e il design continuano a mostrare lo spirito del tempo, mentre la ricerca, la scienza, la sperimentazione e la tecnologia indicano la strada per lo sviluppo dell’umanità.

Lo spirito collaborativo sarà sempre più il must del futuro, assieme alla condivisione nel mondo digitale e alla sostenibilità ambientale ed economica. In questa capacità di miscelare e di contaminare producendo creazioni originali noi italiani siamo dei mostri sacri, ma anche dei mostri di ottusaggine. Nella competizione globale non è più sufficiente avere buone idee, è fondamentale anche saperle realizzare e comunicare con codici fino ad ora sconosciuti.

E qui torna in gioco una antica questione, prettamente italiana. Sappiamo fare, ma molto spesso non sappiamo spiegare e raccontare in modo efficace cosa facciamo e come lo facciamo. È uno dei tanti paradossi italiani: saper usare le mani per creare capolavori  e non saperli raccontare al mondo nella modalità corretta.

Poi arriva chi si esprime in tre lingue, con tanto di presentazione multimediale interattiva, business plan e il gioco “dell'intortainment” è fatto! Credo che il luogo comune raccontato da Churchill venga alimentato da questo ritardo culturale.
Sembriamo dei buoni a nulla perché, da visionari e creativi, navighiamo di pancia e privi di bussola arriviamo a destinazione. Ma quanti sarebbero disposti a salpare con una ciurma del genere?

Spesso questo deficit viene  colmato e arrangiato grazie alla nostro estro caratteriale, con quella simpatia/empatia innata del nostro popolo. Iniziamo a girare intorno, con le mani, con i sorrisi o gli atteggiamenti, nel tentativo estremo di raggiungere il nostro obiettivo.
E come per miracolo, la nostra approssimazione viene bypassata, e si raggiunge un risultato positivo.  E' così che i nostri difetti diventano la base dei nostri successi, e alla fine, ogni “cosiddetto” buono a nulla trova sempre una strada che lo porta ad essere capace a tutto. Nel bene e nel male, caro Winston! 

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