Caffè Italia. Un tour tra i caffè letterari da non perdere

Caffè Italia. Un tour tra i caffè letterari da non perdere
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12Giugno2013
Leonardo Romanelli

Tante storie per una tazzina di liquido nero: a Firenze ma non solo

Sembra un luogo fuori tempo, il Caffè letterario, se paragonato allo stesso genere di locale che imperversa oggi nelle nostre città: bello a vedersi, curato nei particolari, radunava alle proprie tavole artisti e letterati, che si incontravano nel corso della giornata per discutere, anche animatamente, di eventi artistici, fatti del giorno, politica, musica e quant’altro risultasse occasione di confronto e dialogo.

Oggi magari è possibile trovare bar splendidi, con i giovani che si siedono, anche da soli, con la musica sparata a tutto volume nelle orecchie, intenti a trangugiare qualcosa, senza farci attenzione. Sarebbe auspicabile e interessante davvero far rivivere determinati luoghi, che hanno contribuito a fare la storia d’Italia. A onor del vero, sono molti i caffé che non hanno mai chiuso i battenti, magari si sono trasformati, ma solo nella proposta gastronomica, anche più interessante rispetto al passato: il ritmo della vita attuale, impedisce le lunghe permanenze, difficile pensare a vedere i moderni poeti a recitare nuove poesie, ma entrare solo per respirare l’atmosfera presente è già emozionante e permette di ritornare con il pensiero al tempo che fu.

Un giro d’Italia per caffè può iniziare da Venezia, dova ha sede quello che viene ritenuto il più antico in Italia, il “Florian”, fondato nel 1720 da Floriano Francesconi. Il nome originale era “Alla Venezia Trionfante” ma presto furono gli stessi avventori a cambiare il nome. Carlo Goldoni lo frequentava spesso per trarre utile ispirazioni per le sue commedie mentre Casanova era cliente abituale per le sue conquiste, essendo uno dei primi locali che lasciava libero accesso alle donne. Fra gli altri clienti famosi, da citare lo scultore Antonio Canova, amico del titolare e il filosofo francese Jean Jacques Rousseau.

A Firenze, in Piazza della Repubblica, si confrontano ben tre locali che hanno fatto la storia recente d’Italia: il “Gilli”, posto accanto al “Paszkwoski”, che fronteggiano “Le Giubbe Rosse”. La prima insegna di Gilli è datata 1733, aveva sede in via Calzazioli e si chiamava “Bottega dei pani dolci”; si trasferì dapprima nella vicina via degli Speziali per arrivare alla sede odierna agli inizi del Novecento, in piena epoca Futurista. Ai tavoli si sedevano gli intellettuali cosiddetti “ordinati” alla tendenza classica della cultura: facile vedere Giovanni Prezzolini ad organizzare riunioni con i suoi collaboratori del giornale “La Voce” o Giosuè Carducci.

Nel locale di fronte, ”Le Giubbe Rosse”, si trovavano invece, al pomeriggio per proseguire le discussioni fino a tarda notte, gli altri intellettuali quelli “disordinati”, più legati ai movimenti culturali innovativi. Il caffè era stato il primo a essere aperto sulla nuova piazza, intitolata a Vittorio Emanuele; fondato da due tedeschi, i fratelli Reininghaus, fabbricanti di birra. I camerieri vestivano portando le giubbe rosse e, siccome il nome tedesco era difficile da pronunciare per i fiorentini, ecco che le stesse giubbe dettero il nome definitivo al locale.

Infine, Karol Paszkowski , nato in Polonia, si stabilì in Italia all’inizio del ‘900 e fu uno dei pionieri dell’industria della birra: rilevò il locale, fondato verso la metà del XIX secolo, per trasformarlo in birreria, dando così il proprio nome.

A Padova è tuttora vitale e funzionante il “Caffé Pedrocchi”, che nacque nel 1831, grazie all’unione di due grandi personaggi dell’epoca: Antonio Pedrocchi, titolare di una bottega di caffé ricevuta dal padre quale lascito ereditario e l’architetto veneziano Giuseppe Jappelli. La struttura dell’edificio è neoclassica, con sale all’interno che ricordano stili di varie epoche. Lo scopo di Pedrocchi era quello di ospitare all’interno del caffè chiunque volesse fermarsi per rifocillarsi ma aveva anche pensato ad un’altra parte, quella che oggi chiameremmo “privé” dove si potevano ritrovare uomini d’affari per discutere di affari ma anche per organizzare feste e balli; tra i personaggi famosi che vi hanno sostato, da ricordare l’attrice Eleonora Duse e tutta la famiglia Savoia.

Sono passati invece 250 anni dalla fondazione del Caffè Greco a Roma, in via Condotti; il nome deriva dal fondatore, Nicola della Maddalena, che era di origini levantine. Sembra però che, negli anni precedenti, nello stesso luogo si trovasse un caffé detto “di strada condotta” citato da Giacomo Casanova nei suoi scritti. Fu portato alla fama grazie alla frequentazione dei tedeschi di stanza nella capitale, come Wolfgang Goethe, ma successivamente ha ricevuto la visita delle personalità in vista di ogni epoca: scrittori da Gabriele D’Annunzio a Nicolaj Gogol, musicisti come Toscanini e Wagner ma anche personalità particolari come Buffalo Bill e Orson Welles.

A Napoli il “Gran Caffè Gambrinus” apre i battenti quando l’Italia si va formando, nel 1860: il primo nome è solo “Gran Caffè” e vengono scelti i locali a piano terra del Palazzo della Foresteria, dove oggi ha sede la Prefettura. L’inizio è un po’ stentato, fino a che nel 1890 viene preso in affitto da Mariano Vacca, che avvia una completa ristrutturazione, trasformandolo in una vera e propria galleria d’arte, arredata in stile Liberty. La nuova inaugurazione avviene il 3 novembre 1890 e si chiamerà Gambrinus in onore del leggendario re delle Fiandre, inventore, secondo la tradizione della birra: lo scopo è quello di unire nella stessa frase le due bevande più famose in Europa. Chiuso in epoca fascista, riapre nel corso degli anni Settanta: da citare tra gli scrittori famosi che lo hanno visitato, Oscar Wilde, Ernest Hemingway e Jean Paul Sartre

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