Toscani per brindare

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22Dicembre2017

Cinque grandi etichette Made in Tuscany

Il primo grande vino toscano in senso moderno risale alla fine del secolo XIX e si deve all’attività controcorrente e lungimirante di Ferruccio Biondi Santi, il padre del Brunello di Montalcino, il quale intuì che un’adeguata coltivazione e vinificazione del Sangiovese avrebbe potuto realizzare un vino strutturato e longevo.

Da allora il Brunello di Montalcino Biondi Santi non ha mai cessato di rappresentare un’eccellenza dell’enologia italiana.
Più recente il boom dei vini della Costa Toscana, con il Sassicaia che a Bolgheri inaugura un progresso enologico incredibile ispirato dai grandi vini francesi. Ottenuto da Cabernet Sauvignon per l’85% e da Cabernet Franc, con le annate 1980, 1981 e 1985 riscuote un enorme successo mondiale, la cui portata non si è ancora esaurita.

Sempre a Bolgheri, qualche anno dopo, viene alla luce un’altra bottiglia memorabile: il Masseto, Merlot in purezza della Tenuta dell’Ornellaia e che oggi è uno dei pochi vini italiani quotati all’indice borsistico britannico dei grandi vini del mondo.

Altro progetto rivoluzionario è quello che, nel territorio del Chianti Classico, determinò l’origine del Tignanello in casa Antinori, un modello di eccellenza ed eleganza.
Nel 1970 il Tignanello esordisce con la denominazione di Chianti Classico Riserva. Ma già l’anno successivo si ribella alla tradizione per seguire un modello diverso: si adottano vitigni internazionali in blend col Sangiovese.

Siamo di fronte a uno dei primi Supertuscan, vini di carattere ed eleganza che puntano all’eccellenza. Gli anni ’80 sono anni di grande trasformazione del sistema vino. Nascono nel Chianti vini da Sangiovese in purezza come il Flaccianello della Pieve della Tenuta Fontodi, che riflette a pieno l’esperienza del “Chiantishire” così ricercata dagli stranieri in vacanza in Toscana. Un vino che racchiude nel bicchiere il connubio perfetto fra vita, lavoro e natura.
 

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