Re Porcino

Re Porcino
Reportage
13Settembre2012
Teresa Favi

La ‘cerca’ in Toscana del più prelibato dei funghi

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Tra la fine d‘agosto e i primi giorni di settembre nei boschi della Toscana inizia a serpeggiare una strana euforia, che si trasforma in esaltazione quando il meteo, consultato giorno dopo giorno, ora dopo ora dagli abitanti locali, inizia a segnalare l’alternarsi rapido di piogge abbondanti a dolci soleggiate.

Non è ancora arrivato l’inverno. Il terreno dopo l’aridità estiva riprende a gonfiarsi d’umidità. E’ questo, fino a ottobre e a volte anche fino a qualche giorno novembrino, il grande momento del porcino (boletus), che insieme all’ovolo, è considerato il più prelibato dei funghi. Nasce soltanto spontaneo, ciò significa che non è coltivabile e che la copiosità o meno della raccolta dipende ogni anno dalla stagione e dal sapere dell’uomo.

In Toscana le zone d’elezione sono la Lunigniana e la vicina Garfagnana, rispettivamente nelle provincie di Massa Carrara e Lucca; l’Abetone in provincia di Pistoia; il Casentino, nella zona di Arezzo, e il Monte Amiata, tra Siena e Grosseto.

Andare a cercare porcini è vissuta dai cercatori (i toscani li chiamano fungaioli) come una vera e propria caccia la tesoro. Ci si arrampica su nelle selve di faggi, castagni e abeti lungo la schiena boscosa dell’Appennino, perché nascono silenziosi e nascosti dal sottobosco soltanto ai piedi di questi alberi.

I veri fungaioli, mattinieri al punto da programmare la sveglia anche in piena notte, per occupare e perlustrare le zone boschive migliori, si riconoscono da una sola cosa: piuttosto ti regalano tre chili di funghi, ma non divideranno mai con te neanche un metro quadro delle loro preziosissime zone segrete.  

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