Cappelle Medicee. Meraviglioso Unicum

Cappelle Medicee. Meraviglioso Unicum
Firenze
19Gennaio2017
Francesca Lombardi ph. Marco Russo

Sabato 18 febbraio, aperture gratuite, in occasione della commemorazione di Anna Maria Luisa dei Medici, l’Elettrice Palatina

Il Museo delle Cappelle Medicee, creato nel 1869, è costituito dalla Cappella dei Principi, mausoleo intarsiato di pietre dure destinato ad ospitare le spoglie mortali dei principi Medici, con la grande cupola progettata da Ferdinando Ruggeri agli inizi del Settecento; dalle stanze del tesoro di San Lorenzo; dalla sagrestia Nuova edificata a destra del transetto di San Lorenzo; dalla cripta dove sono sepolti i membri della famiglia e i loro familiari; e dalla cripta lorenese – attualmente chiusa al pubblico - che accoglie le spoglie mortali della famiglia dei Lorena.

Lo abbiamo visitato in esclusiva con il funzionario responsabile dott.ssa Monica Bietti, che dal suo studio a due passi dalla statua in bronzo dell’Elettrice Palatina, ci racconta il senso del complesso laurenziano nell’ottica di un unicum, di un insieme organico che si comprende fino in fondo solo se visto nella sua interezza.

Fanno parte del complesso, oltre al Museo, la Chiesa di San Lorenzo, la Sagrestia Vecchia e la Biblioteca Medicea Laurenziana. Negli anni è stato oggetto di numerose frammentazioni: oggi la Biblioteca è sotto l’egida del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo dell’Intendenza di Finanza, la Chiesa e i sotterranei la Biblioteca sono beni ecclesiastici, mentre il Museo delle Cappelle Medicee e la Sagrestia Nuova, con Casa Martelli, sono amministrati dallo Stato, ossia sempre dal Ministero, sotto la nuova direzione del Museo Nazionale del Bargello. Ma il pensarli uniti è in fondo, per i visitatori, solo un esercizio mentale, assolutamente non impedito dalla sua frammentazione amministrativa.

La storia delle Cappelle Medicee prende avvio con Cosimo I de’ Medici, primo Granduca di Toscana, che, tra il 1561 ed il ’68, affidò l’incarico a Giorgio Vasari (1511-1574) al quale si deve l’idea del rivestimento di marmi e di mosaici.

I lavori furono però iniziati solo sotto il granducato di Ferdinando I, che nel 1588 aveva fondato allo scopo l’Opificio fiorentino delle Pietre Dure, chiamando a Firenze numerosi e famosi maestri lapicidi. Vi si accede dalla cripta sotterranea realizzata nel 1608, costituita da un ottagono coperto da robuste volte a crociera poggianti su pilastri in pietra forte, nel quale sono inserite le cappelle rettangolari.

Qui nel 1791 Ferdinando III di Lorena realizzò il sepolcreto, trasportandovi le salme dei Medici, prima ubicate sia nella Sagrestia Vecchia, sia in quella Nuova che nei sotterranei della chiesa. Nelle quattro cappelle laterali, in una cripta sotterranea di fronte all’attuale entrata e accanto ai grandi pilastri dell’ottagono sono collocati i depositi dei membri della famiglia Medici, generalmente riuniti per nuclei familiari.

La cripta lorenese è situata dietro l’altare della cripta, sotto il coro della basilica, nel mezzo fra il sepolcreto mediceo e la tomba di Cosimo Pater Patrie. Da due scale in pietra forte si raggiunge la Cappella dei Principi, ottagonale, concepita come una chiesa a pianta centrale che si appoggia al presbiterio e al coro della Basilica di San Lorenzo ed a quelli collegata. Iniziata sotto Ferdinando I nel 1604, fu Anna Maria Luisa, ultima erede di una dinastia destinata ad estinguersi con lei, ad imprimere al cantiere un’accelerazione decisiva, quasi un secolo dopo.

Durante la sua vita infatti fu voltata la cupola mentre la decorazione a mosaico prevista all’origine fu sostituita da una ad affresco realizzata solo in epoca lorenese (1828-37) dal pittore neoclassico Pietro Benvenuti con quattro episodi tratti dalle storie della Genesi (la Creazione di Adamo ed Eva, il Peccato originale, la Morte di Abele, il Diluvio Universale) ai quali si contrappongono altrettanti episodi tratti dal Nuovo Testamento (Natività, Crocifissione, Resurrezione e Giudizio Universale).

Nell’anello finale, diviso in ottagoni vi sono le immagini dei quattro Evangelisti (Giovanni, Luca, Marco, Matteo), e le quattro figure dei Precursori (Mosè, Aronne, David e San Giovanni precursore).

Un corridoio ci guida dal mausoleo alla cappella voluta da Papa Leone X per accogliere le spoglie dei suoi congiunti –il fratello Giuliano, duca di Nemeour e il nipote Lorenzo, duca di Urbino - padre Lorenzo, il Magnifico e lo zio Giuliano, la Sagrestia Nuova, costruita a péndant di quella brunelleschiana , fu ideata nel suo arredo architettonico e scultoreo interno da Michelangelo forse su un precedente impianto progettato da Giuliano da Sangallo. Il lavoro durò quattordici anni, subì numerose interruzioni a causa di importanti vicende storiche - tra cui la fuga e il ritorno dei Medici al potere - e rimase inconcluso nel 1534, per il definitivo trasferimento di Michelangelo a Roma.

Furono Giorgio Vasari e Bernardo Buontalenti, per commissione di Cosimo I, tra il 1554 ed il 1555, a dare l’assetto attuale alla Sagrestia Nuova. Una straordinaria scoperta del 1975 ruota intorno a un piccolo sotterraneo proprio sotto cappella firmata da Michelangelo: qui sembra che si fosse nascosto il Buonarroti durante i giorni del fallimento della Repubblica e il ritorno dei Medici al potere. I disegni sul muro, alcuni di altissima qualità, testimoniano la permanenza dell’artista in questi luoghi.

La nostra visita volge al termine, ma per seguire quella completezza di cui ci ha parlato all’inizio la direttrice, abbiamo attraversato la Chiesa - non senza volgere lo sguardo all’Annunciazione di Filippo Lippi, recentemente restaurata e luminosa in una maniera quasi sublime - per entrare nella Sagrestia Vecchia. Commissionata da Giovanni de’ Medici a Filippo Brunelleschi ha un fascino diverso da quella michelangiolesca ma che conquista ugualmente. Uno scrigno più ruvido se paragonato ai marmi della Sagrestia Nuova, trova il suo acme nell’abside dove una rappresentazione dell’emisfero celeste, di un blu intenso e profondo, alleggerisce il severo raccoglimento creato da Brunelleschi e Donatello.
 

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