Firenze a colori

Firenze a colori
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06Febbraio2019
Rossella Battista ph. Ottavia Poli

Oltre la pietra serena e la pietra forte vi conduciamo in una Firenze multicolor

Tutta colpa di Michelangelo prima e del Romanticismo poi se Firenze ci appare così severamente monocromatica. Ma se il genio del Rinascimento non poteva sapere che romani e greci coloravano, e assai, le proprie statue, per i pensatori dell’800, in cerca di nuovi valori, il Medioevo con la sua spiritualità e libertà comunali, apparve come una luce in fondo al “tunnel”.
Si cancellarono lo stile imperiale napoleonico, i colori pastello, i giochi effimeri del Rococò. Così oltre a riproporre la pietra serena, per ribadire la grisaglie brunelleschiana, nei rifacimenti per Firenze capitale si ammantò tutta la città di un monocromo giallo-ocra tipico della pietraforte. Ma in realtà Firenze sotto sotto era stata una città dipinta.
Nel Medioevo dove non c’era pietra si tingevano le facciate delle case, si doravano le statue, si coloravano le pareti e i vestiti. I ricchi lo facevano con tinte forti e resistenti, i poveri si accontentavano di tonalità instabili e sbiadite. E basta girellare qua e là per trovare una città colorata.

Ve ne suggeriamo alcune tappe e vi invitiamo anche a visitare Palazzo Pitti: ci sono stanze dove dominano le sfumature del lilla e del rosa antico, che a inizio Ottocento era considerato un colore maschile, perché prossimo al rosso e alla sua forza. Ma non perdete le stanze di Eleonora in Palazzo Vecchio, le riconoscerete dall’effetto giardino.

Il "verde Lorena" fu introdotto dal granduca Pietro Leopoldo quando nel '700 fece costruire da Zanobi del Rosso, il suo casino delle delizie, il Kaffeehaus a Boboli. Una novità per Firenze che scoprì i caffè e la cioccolata in tazza, insieme ai colori pastello e ai salotti Rococò

Si chiamava "il colore dell'aria", il verde pastello preferito della Lorena, che rende "liquida" la grande scala della Galleria degli Uffizi. Fu scelto dal Granduca Pietro Leopoldo, giovane e illuminato, quando aprì la Galleria al pubblico

Il tempio richiama i quattro elementi amalgamati dal velluto rosso cremisi (dalla cocciniglia), che fodera la Tribuna degli Uffizi. Fu il primo museo al mondo, la stanza delle meraviglie, col rosso del Fuoco che suggellava, in chiave alchemica, anche l'amore tra Francesco I e Bianca Cappello

L'antiquario Stefano Bardini, allestì il suo palazzo delle esposizioni, l'attuale Museo Bardini, con scenografici saloni colorati di azzurro, ispirandosi al blu fiordaliso amato dai nobili russi. Tanto discusso nella Firenze austera dell’epoca, da essere chiamato ‘blu Bardini’

Nel '600 il rosso acquista una carica più ferrigna. Per ritrovare l'esatta tonalità di rosso, che ora decora le nuove sale di Caravaggio agli Uffizi, è stato studiato un modello tessile del tempo e realizzato il colore con pigmenti naturali usati nel '600

Il porfido era il marmo degli imperatori, la cui posizione era segnata da un disco tondo. Quando Cosimo troverà sepoltura in San Lorenzo, nel pilastro che sorregge l'altar maggiore, il Pater Patriae oltre al disco avrà anche un intarsio con marmi bianchi e verdi

Stanzette dilatate in giardini, cortiletti che si moltiplicano all'infinito, bagni che esplodono in laghetti e vegetazioni lussureggianti. Se lo spazio scarseggia basta inventarlo: nel '600 trionfa l'artificio, il trompe-l'-oeil, come nelle stanze di Casa Martelli, signorile, ma non certo immenso

Luca della Robbia fu il primo a fare statue e rilievi in ceramica perfezionando la tecnica della terracotta invetriata. Usava silici, ossidi di stagno e piombo per ottenere quei bianchi e azzurri così intensi, omogenei, brillanti, resistenti. Come i tondi della facciata dell’Ospedale degli Innocenti

Renato d'Angiò, in cerca di alleati per riconquistare Gerusalemme, arrivò a Firenze il 4 luglio del 1442. In segno di buon auspicio fu realizzato il cielo astrale che transitava sopra Firenze in quel giorno sia nella Cappella Pazzi in Santa Croce che nelle Cappelle Medicee di San Lorenzo

In cover:
Nel mezzo, lo stemma con i due delfini della famiglia Pazzi, esiliata da Firenze per aver tentato di spodestare i Medici. In questa foto: la cupola del portico di fronte alla cappella della famiglia, nella Chiesa di Santa Croce. Le eleganti decorazioni in terracotta smaltata blu sono opera di Luca della Robbia

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