Il Giardino di Boboli di Firenze

Il Giardino di Boboli di Firenze
Firenze
16Luglio2015
Francesca Lombardi

Scoprite con noi l'anima del polmone verde di Firenze

Visitare Boboli è un viaggio diverso ogni stagione. Se d’inverno è come fare un salto indietro nel tempo, nella Firenze francese del ‘700, la primavera ha atmosfere di inizio secolo e sembrano ancora riecheggiare le voci di antichi giochi. Autunni poco malinconici, solo di un verde meno intenso, fanno da contrappunto a estati di uno smeraldo potente, un tuffo vigoroso nella natura e nell’arte.

Noi abbiamo scelto di raccontarvi la Boboli estiva. L’occasione è stata il ritorno in Italia – a Boboli appunto - di Lynn Chadwick, uno dei più importanti scultori della sua generazione, maestro e mentore di Antony Gormley che, sempre quest’estate, ha straordinariamente invaso Forte Belvedere con la sua umanità.

Questo meraviglioso museo a cielo aperto si è cosi arricchito di creature in parte umane, in parte animali o insetti che volteggiano leggere nell’anfiteatro, memoria di antichi artisti o ti sorprendono in un prato nascosto dietro un mansueto intreccio di arbusti.

A guidarci in questo viaggio tra passato e futuro Alessandra Griffo, direttore di questo museo a cielo aperto e anche della Villa Medicea di Castello. Lei ama molto questo luogo: ce lo racconta nel suo studio a due passi dalla cerchiata di fianco al Viottolone. Ma emerge ancora di più mentre camminiamo con lei all’ombra di lecci secolari e trame fitte di allori: con grande delicatezza, nelle sue parole s’intrecciano storia e progetti futuri; aneddoti recenti, la troupe del film Inferno girato questa primavera a Firenze che ha chiesto di sciogliere letteralmente le cerchiate per permettere ai droni le riprese, ricevendo un doveroso diniego; e i suoi ricordi di bambina, quando veniva a giocare nel Giardino di Madama.

La scelta di ospitare scultori del contemporaneo accanto alle statue rinascimentali è di questi ultimi anni, e come ci spiega il direttore: “si lega alla volontà di mantenere vivi e vitali questi luoghi”.

L’ideazione di questo giardino si articola in quattro secoli, dal ‘400 al ‘900.
Fu Eleonora di Toledo nel 1549, moglie di Cosimo I, a volere ampliare e trasformare gli spazi in maniera incisiva.
Il progetto per questa trasformazione fu affidato a Niccolo’ Tribolo, sebbene i lavori furono completati, dopo la sua prematura scomparsa nel 1550, da altri architetti di corte come il Vasari, l’Ammannati e l’estroso Bernardo Buontalenti sotto Francesco I. I Medici e la famiglia Lorena continuarono ad arricchire progressivamente le collezioni di statuaria e le dimensioni del Giardino fino tutto l’Ottocento.

Il nostro viaggio a Boboli inizia dall’Anfiteatro, che segna il punto dove la collina di Boboli venne scavata per prelevare la pietraforte usata per costruire Palazzo Pitti. Dominato dalla Fontana del Carciofo - il cui basamento ottagonale è coronato da un trionfale giglio bronzeo, criticato aspramente dai fiorentini, che pungentemente lo soprannominarono “Carciofo” - l’anfiteatro è un abbraccio en plain air che trova il suo centro virtuale nel gigantesco obelisco che fu trasportato da Luxor e qui posto nel 1789.

Al suo apice, dopo una salita, si trova la Fontana di Nettuno. Sempre al culmine di questo asse, in posizione sfasata verso sud e con le mura cittadine a segnarne il confine, sorge Giardino del Cavaliere, uno dei giardini recintati di Boboli, che si trova esattamente sopra un bastione facente parte delle fortificazioni realizzate da Michelangelo nel 1529, prima dell’assedio cittadino dell’anno successivo.

Ridiscendendo la collina verso Nord – Est si raggiunge la Kaffeehaus, piccolo gioiello rococò dominato da una cupola finestrata. “ Da qui si gode la vista più bella di Boboli” ci dice Alessandra Griffo, lasciando intuire che è uno dei suoi luoghi preferiti. Dal Viottolone, lungo viale alberato che costituisce un asse portante del giardino, la Koffeehaus sembra un luogo delle meraviglie arrivato direttamente da un giardino incantato. 

Seguendo filari di cipressi ci troviamo di fronte all’oasi al cui centro trionfa la Fontana dell’Oceano del Giambologna, circondato da tre sculture ispirate ai tre grandi fiume, il Gange, il Nilo e l’Eufrate. Dalla superficie dell’acqua si stagliano Perseo in groppa al suo fido destriero e Andromeda, ancorata alla pietra. Il direttore ci mostra i segni dei fantastici giochi d’acqua che animavano questa fontana, come le altre del giardino. Ridare vita a queste splendide vasche comporterebbe un imponente lavoro di restauro, per il quale i tempi non sono ancora maturi.

Risalendo dal lato di Porta Romana si costeggia il prato delle Colonne, dove le sculture di Chadwick interrompono il verde con una grazia insospettabile. Una scultura di un contadino con un tino , all’apparenza , meno raffinata delle altre, si rivela più preziosa di quanto sembri: “E’ la prima scultura del Giardino, secondo l’uso del tempo di raccontare la vita comune.” ci racconta ancora il direttore.

La Limonia, piccolo gioiello che s’incontra sempre risalendo da via Romana, racconta la passione dei Medici per questi alberi da frutto. La facciata è costruita dalla ripetizione regolare di quattro campate con quattro finestroni più quattro finestre superiori, separate da lesene; nella parte superiore è presente un cartiglio con festoni con frutta e un frontone leggermente aggettante. L’ intonaco è quel Verde Lorena usato anche nella Kaffeehaus.

La Grotta di Adamo ed Eva nella zona sede dell’antico convento di Annalena, è un dolcissimo preludio all’ultima parte del giardino. Costruita come una piccola nicchia preceduta da due colonne che sostengono un architrave, l’interno è decorato da mosaici in ciottoli policromi; il gruppo scultoreo è del 1616 e firmato Michelangelo Naccherino.

Di fronte alla Palazzina della Meridiana si conclude il nostro viaggio dentro il cuore verde della città. Qui troviamo la più imponente tra le sculture di Chadwick: un sinuoso blocco in metallo che si sposta con il vento e sembra creare un polo opposto e allo stesso tempo in piena sintonia con l’antica meridiana. 

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