Perdersi a Firenze

Perdersi a Firenze
Firenze
29Marzo2019

L'autenticità di luoghi intatti, lontani dal caos quotidiano

Abbagliati dai marmi di Santa Maria del Fiore, folgorati dal fiammeggiare dei mattoni di Palazzo Vecchio ci si può perdere e ritrovare in una Firenze inaspettata. Girando l’angolo c’è un altro mondo, un altro tempo che scuote il nostro baricentro emozionale, facendoci vivere una straordinaria esperienza.

Improvvisamente ci si immerge in una dimensione in cui respiriamo gli umori di una città parallela a quella gloriosa di arte e bellezza, dove la quotidianità del passato sembra rivivere e farci partecipi dello scorrere dei secoli.

Lasciandoci alle spalle piazza della Signoria, il chiasso dei Baroncelli offre un momentaneo isolamento dalla folla in uno scorcio urbano suggestivo. Si sviluppa da via Lambertesca a piazza della Signoria, intitolato alla potente famiglia dei Baroncelli, era chiamato anche Chiasso dei Lanzi, dai 200 duri Lanzichenecchi che Cosimo I volle come guardie personali e che qui si acquartierarono.

Ma c’è anche il chiasso del Buco, da un antica osteria a cui si accedeva scendendo in una ‘buca’ dove personaggi della storia di Firenze, come il Magnifico Lorenzo, Michelangelo e Leonardo, assaporavano il buon vino. Non era scandalo che il signore di Firenze frequentasse bettole ed osterie da cantare poi nei suoi versi, ma il vicolo dello Scandalo (o del Panico) ci introduce nel clima delle lotte intestine Medievali.
Si odiavano i Cerchi e i Donati, vicini di casa, si temeva che di notte gli uni tentassero di sfondare i muri degli altri.

Per buona pace, si creò un vicolo per dividere le magioni, in segno di riconciliazione e una piazza, piazza dei Donati o La Corte dei Donati con la casa dove visse Dante Alighieri.

Intrighi, passioni, sono condensati nel nome via dell’Amorino, testimoniati da Niccolò Macchiavelli che trovò ispirazione e ambiente per la sua La Mandragola.
Se ancora non ci siamo persi tra storia e leggenda neppure passando per via delle Serve Smarrite, a due passi da Palazzo della Signoria e Santa Croce, dove un tempo si radunavano donne venute dal contado in cerca di lavoro e che spesso si ‘smarrivano’, potremo invece farlo “nell’altra” Firenze quella degli artisti, delle tradizioni. 

Tra i Lungarni e piazza Santo Spirito incontriamo via de’ Coverelli, o “Chiasso Perduto” perché buio con l’omonimo Palazzo classico esempio di architettura fiorentina.

Ed ecco via del Campuccio che costeggia il Giardino Torrigiani, il più grande spazio verde privato d’Europa nel cuore di Firenze, il cui nome rievoca le origini del luogo destinato a campi coltivati e orti fino al XIX secolo quando il Marchese Torrigiani lo trasformò in complesso d’arte e botanico.

Le strade che circondano piazza Santo Spirito raccontano storie come via dei Velluti che ricorda la famiglia dei ricchi mercanti che fin dal XIV secolo commerciavano questi preziosi tessuti. Poi una minuscola strada via Sguazza (detta Chiasso Guazzacoglie per il ristagno delle acque piovane) adiacente al Palazzo Michelozzi, qui nacque Monna Lisa ‘la gioconda’ immortale di Leonardo Da Vinci. Entrambe si affacciano su Via Maggio, strada degli antiquari di Firenze.

Via Toscanella che va da Ponte Vecchio e Palazzo Pitti, deriva il nome dallo scienziato Paolo Dal Pozzo Toscanelli è rappresentata in uno dei quadri di Ottone Rosai, importante figura della pittura italiana del’900. In questa strada si respira arte fin dal Rinascimento quando sotto una loggia si riunivano, intellettuali, letterati, architetti come Brunelleschi e Vasari.

Salendo lungo le rampe guardando verso Piazzale Michelangelo, il panorama appare in tutta la sua suggestiva magnificenza. Una stradina collinare ci porta nella zona di costa San Giorgio dal nome dalla Chiesa dedicata a questo santo, ricca di opere di Giotto. Qui in pochi metri si concentrano arte e storia: al numero 84 abitò lo scultore senese Giovanni Duprè mentre al 28 Galileo Galilei scrutava il cielo.

Una strada dal nome curioso via dell’Erta Canina. ‘Canina’ per chi sale, deriva dalla sua fortissima pendenza conduce all’Arno.
E’ una via molto antica, era fin dall’800 una scorciatoia per Siena e Roma. Faticosissima, regala un panorama unico delle colline, in uno scenario incantato, stretta tra le case e i campi e mura di splendide ville. Questa zona fu amatissima dai pittori fiorentini dell’800 come Borrani, Signorini e Lega. Ci siamo perduti per strade, vicoli, chiassi di Firenze, abbiamo respirato aria d’altri tempi, ci siamo ritrovati col cuore arricchito di emozioni e di pura bellezza.
 

Commenti