Ponte Vecchio

Ponte Vecchio
Firenze
13Marzo2014

Storia e curiosità del ponte d’oro di Firenze

Breve storia
Ponte Vecchio, il primo e il più antico, che attraversa il fiume Arno nel suo punto più stretto. La prima costruzione, in legno, risale all’epoca romana, poi nel 1345 fu ricostruito da Taddeo Gaddi discepolo di Giotto su tre archi più profondi. Durante la seconda guerra mondiale i tedeschi in ritirata verso nord decisero di far saltare tutti i ponti sull’Arno ma di fronte a tanta bellezza anche la ferocia del conflitto ebbe un sussulto e così fu l’unico ponte a non essere minato e a rimanere intatto.

Prima di raggiungere lo splendore e la fama per cui oggi è conosciuto, fino al Rinascimento è stato il ponte dei macellai e dei verdurai. Quando nel 1565 venne costruito il Corridoio dall’architetto Giorgio Vasari per unire Palazzo Pitti a Palazzo Vecchio, quelle botteghe vennero considerate inopportune e si decise lo sfratto dei macellai per concederle agli artigiani e agli orafi. Infatti, proprio in onore dell’oreficeria, fu posta nella terrazza in mezzo al ponte una fontanella con il busto del grande maestro Benvenuto Cellini, il più illustre orafo fiorentino, opera dello scultore Raffaello Romanelli.

Il Ponte Vecchio fu visitato da Hitler, Mussolini e le gerarchie naziste e fasciste in occasione del viaggio dei tedeschi in Italia del 1938 in cerca di alleanze. Per quella circostanza furono aperti i tre finestroni panoramici al centro del Corridoio Vasariano. In seguito alla ritirata delle truppe naziste, questo fu l'unico ponte di Firenze che non venne fatto saltare dai tedeschi nel 1944 nel corso della seconda guerra mondiale, ciò grazie anche al provvidenziale intervento del rappresentante tedesco a Firenze Gerhard Wolf, il quale nel dopoguerra ottenne per questo ed altri meriti la cittadinanza onoraria di Firenze e che è ricordato con una targa apposta sul ponte medesimo.

Furono però pesantemente danneggiati i punti di accesso al ponte, le zone di via Por Santa Maria, via Guicciardini e borgo San Jacopo che oggi sono così incongruamente moderne per via della frettolosa ricostruzione dei primi anni cinquanta. Il Corridoio Vasariano nei convulsi giorni della liberazione rimase l'unico modo di spostarsi fra nord e sud della città, come è testimoniato anche nell'episodio dedicato a Firenze nel film Paisà di Roberto Rossellini, dove la protagonista passa in incognito da una spoglia Galleria degli Uffizi piena di statue antiche impacchettate.

Curiosità
Una delle più originali meridiane della città, oltre a quella sulla facciata di Santa Maria Novella progettata dal padre Egnazio Danti, si trova proprio su Ponte Vecchio. Attraversando il ponte, in direzione dell'Oltrarno e fino ad arrivare alla terrazza al centro della quale si trova il busto di Cellini, guardando verso l'Arno e voltandosi leggermente sulla destra, con il naso all'insù, spicca un oggetto di forma strana (posizionato su una delle botteghe), come una mezzaluna sopra una colonnina. State guardando la meridiana, o meglio, l'orologio solare (a ora canonica) di Ponte Vecchio.  Il basamento posto sotto la colonna che sorregge il congegno, seppure corroso dalle intemperie, riporta una iscrizione, la quale ci informa che “Nel trentatre dopo ‘l mille trecento il ponte cadde per diluvio d’acque poi dodici anni, come al Comun piacque, rifatto fu con questo adornamento“.

Il riferimento è alla catastrofica alluvione del 1333 che, il giorno 4 novembre distrusse i ponti della città e fece gran danno a tutti i quartieri. Ne risentirono molte opere d’arte, in specie le colonne commemorative, come quella di San Zanobi in piazza San Giovanni, che fu travolta e spazzata via dall’ ondata di piena. Fu in tale occasione che andò perduta la statua del santo che campeggiava sulla colonna e che non venne mai più sostituita. La piena dell’Arno si portò via, fra le altre opere, la statua di Marte, di epoca romana, che si diceva fosse stata rinvenuta nel tempio in onore di tale divinità esistente sul luogo del Battistero. Posta nei pressi del Ponte Vecchio, venne trascinata via e persa definitivamente.

Anche le arcate ribassate di Ponte Vecchio rappresentano in sé una soluzione architettonica alquanto curiosa. Il profilo di Ponte Vecchio, che è parte del suo fascino, è in realtà dovuto a un espediente che lo salvò dalle numerose distruzioni patite nei secoli. Ponte Vecchio,  fu il primo ponte nella storia in cui si usarono archi ribassati per la costruzione. Questa soluzione innovativa permise di avere meno campate (tre invece di cinque) e più ampie, permettendo così ai detriti portati dalle piene e che potevano distruggere il ponte, di fluire via più facilmente. Da allora Ponte Vecchio è ancora in piedi, danneggiato e riparato più volte ma mai più distrutto.

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