Santa Croce. Genesi della Bellezza

Santa Croce. Genesi della Bellezza
Firenze
23Luglio2018

Un racconto inedito, dove date e nomi diventano solo coordinate per raccontare la storia di una città

La nostra ultima visita a Santa Croce è stata sorprendente: oltre la bellezza dei luoghi siamo rimasti incantati da un affascinante inanellarsi di storie che questo posto racchiude, dove date e nomi diventano solo coordinate per raccontare la storia di una città, Firenze, e per parlare di valori civili e spirituali condivisibili a livello universale.

Siamo usciti con la concreta consapevolezza di cosa rappresenta Santa Croce e del perché, anche oltre Oceano, rimane una delle icone dell’arte mondiale. Complici di questo nostro viaggio dentro secoli e stratificazioni, Irene Sanesi, Presidente dell’Opera di Santa Croce, e Giuseppe De Micheli, Segretario Generale. ”Qui sono sepolti 45 Galilei e 67 Buonarroti!” E’ stato questo l’esordio che ci ha permesso di sfogliare la storia di Santa Croce come un romanzo storico di quelli che attraversano generazioni, usi e costumi con una meravigliosa semplicità.  Camminiamo sopra la lapide in marmo che nel 1950 ha ispirato Hermann Zapf, già inventore del Palatino, per creare il carattere Optima: da delle tombe cinquecentesche ha avuto origine in epoca moderna un carattere virtuale di scrittura…."

Passiamo di fronte al cantiere aperto di In the name of Michelangelo: i lavori sulla pala proseguono a pieno ritmo mentre la tomba di Michelangelo è una quinta superba dietro l’impalcatura. Arriviamo di fronte al motivo che ci ha spinti a tornare in Santa Croce: una Lady Liberty nostrana, in tutto simile a quella di NY firmata dallo scultore fiorentino Pio Fedi. La notizia è che questa statua, arrivata prima di quella americana, abbia ispirato Bartholdi nella creazione del suo capolavoro. Si azzardano delle ipotesi: nel 1875 a Firenze la star del momento è lo scultore viterbese ma ormai adottato dalla città, Pio Fedi, reduce del gran successo avuto col Ratto di Polissena. A lui viene affidato il progetto di un solenne monumento funebre in omaggio al drammaturgo Giovan Battista Niccolini da collocare sulla tomba nella basilica di Santa Croce.

Il bozzetto in gesso di Pio Fedi mostra una figura femminile drappeggiata che stringe in mano una corona di alloro, una chiara allegoria della Poesia. 
Negli stessi anni, durante un viaggio a Firenze, il celebre architetto francese Eugene Viollet le Duc è accompagnato dal suo miglior allievo: Frédéric-Auguste Bartholdi.
Non sappiamo se i due architetti francesi abbiano mai avuto contatti con Pio Fedi, ma sono tutti legati a logge massoniche, un loro incontro a Firenze risulta quindi abbastanza probabile.

Nel 1877 La Libertà della Poesia di Pio Fedi è già terminata ma a causa di alcuni problemi comunali resta per vari anni chiusa nel suo atelièr in Via dei Serragli, fino a quando, nel maggio del 1883 viene finalmente posizionata nella Basilica di Santa Croce e inaugurata. Tre anni dopo un’altra importante inaugurazione su una piccola isoletta all’entrata del porto sul fiume Hudson al centro della baia di Manhattan mostra una seconda imponente statua, firmata Bartholdi appunto, che i francesi hanno donato all’America in commemorazione della dichiarazione d’Indipendenza di un secolo prima (1776).

Ambedue le statue di ispirazione classica, hanno similitudini tanto evidenti da far pensare che ci sia qualcosa in più della coincidenza: la posizione, la catena spezzata, la corona…se non è elegante parlare di copia, almeno di ispirazione sicuramente! Continuiamo la nostra passeggiata: il bello a Firenze è una categoria diffusa, ma Santa Croce deve rappresentare qualcosa che va oltre la bellezza se nella Cappella Niccolini che visitiamo, Stendhal ebbe un malore, divenuta poi la sua celebre sindrome, e De Chirico, appena uscito da una lunga convalescenza, seduto su una panchina antistante la facciata dipinse il suo primo quadro metafisico, L’enigma di un pomeriggio d’autunno.

Di fronte a un cenotafio di Luigi Cherubini appena fuori dalla Cappella ci raccontano il progetto di Riccardo Muti di riportare qui le spoglie del musicista, sepolto nel Cimitero del Père-Lachaise ma profondamente legato alla città. Le storie legate a questa Chiesa sarebbero ancora molte, con secoli che si rincorrono; interventi criticabili come quello del Vasari che fece coprire i dipinti trecenteschi delle navate a favore di quel bianco e grigio che era cosi di moda al tempo; momenti di grande poesia e arte.

Un unico attore, grande protagonista di questa storia, è rimasto invariato nei secoli: l’Opera di Santa Croce. “L’Opera è una fabbriceria, le antiche fabbriche medievali che di fatto rappresentavano la civitas – i cittadini – intorno alla costruzione di grandi monumenti, prevalentemente Chiese -  ci spiega la Presidente - Si tratta di una particolarità giuridica italiana nata nel solco della storia medievale: sono vere e proprie istituzioni che dipendono dal Ministero degli Interni. Una ventina in tutta Italia di cui tre a Firenze: Santa Croce, Santa Maria del Fiore, San Lorenzo”. 

Santa Croce dal 2002 ha un biglietto di ingresso che permette all’intero complesso di autofinanziarsi. “Nel corso del mio precedente mandato e anche durante questo secondo incarico abbiamo comunque dato l’incipit a importanti operazioni di crowdfunding e tradizionali campagne di fundraising. A marzo abbiamo presentato la prima parte del progetto In the name of Michelangelo, che ha interessato la tomba dell’artista e ha visto il completamento di un delicato e accurato processo di pulitura. A novembre concluderemo i lavori   con il restauro della pala per l’altare della famiglia Buonarroti, opera del Vasari - continua Irene Sanesi -  Al di là dei nostri fondi, queste operazioni ci permettono di coltivare le relazioni internazionali. Abbiamo scoperto che Santa Croce è amata in tutto il mondo, anche da persone che non sono mai state qui. Rappresenta quei valori civili di uguaglianza, giustizia e libertà che hanno dato il via alle grandi rivoluzioni della storia e che sono rappresentate da Libertas di Pio Fedi conservata qui”. 

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