Ad occhi aperti

Ad occhi aperti
World
10Gennaio2011
Alessandra Lucarelli

Il tango di Esteban Moreno

In oltre venti anni di carriera, con la sua compagna artistica Claudia Codega ha danzato ed insegnato nei cinque continenti e in tutti i più importanti festival del mondo. Insieme sono gli eredi della grande tradizione dei maestri degli anni ’80 e ’90, parte di quella generazione che ha contribuito alla diffusione del Tango nel mondo. Sempre insieme dirigono la Compañía Unión Tanguera, compagnia franco/argentina con base a Lione e Buenos Aires.
Esteban, cos’è per lei il tango?
Difficile da spiegare, mi appartiene così tanto…fa parte di me, della mia cultura, della cultura del luogo dove sono nato e cresciuto. E adesso è il mio lavoro, ciò che riempie e colora il mio presente. Lo paragonerei ad un territorio dove è possibile risolvere sfide, lanciarsi all’avventura alla scoperta di un mondo nuovo. Di se stessi e dell’altro.
Il tango è la danza sensuale per eccellenza. E’ espressione pura, un movimento dei corpi in perfetta sintonia. Come è possibile raggiungere questo feeling con la propria partner?
Ballando molto, studiando.
Affidandosi ai pochi buoni maestri, aprendo gli occhi e lasciandosi sorprendere. Viaggiando a Buenos Aires.
Come ha scoperto questa danza?
Ventidue anni fa, ad un centro culturale nel cuore della città. E poi sono dovuto andare a cercarmelo, perché in quel periodo il tango era poco visibile in Argentina. Cercando però mi sono reso conto di quanto c’era da recuperare, da imparare, da copiare dai grandi maestri.
Ho iniziato per hobby, non pensavo che sarei diventato un maestro.
Poi ho cominciato a lavorare con Claudia Codega, e abbiamo fatto una lunga strada insieme.
Tre caratteristiche indispensabili per lasciarsi andare e imparare il tango?
Essere curioso, appassionato e non prendersi troppo sul serio. Almeno all’inizio.
Che musica ascolta nel tempo libero?
Per lavoro e per piacere, ascolto musica diverse ore al giorno e la mia playlist è in continua metamorfosi. Molto tango argentino, musica dell’est, centroamericana (come salsa, rumba, nueva trova, bolero), Jaime Roos, Fred Buscaglione, Frank Sinatra, Charles Aznavour, un poco di folklore sudamericano e jazz di diverse periodi, non troppo recente. Mi piace molto la lirica, specialmente italiana. Le voci mezzo gravi, i baritoni specialmente. Musica classica, il metal ogni tanto, per svuotare tutto, e passare ancora un’altra volta a Hector Zazou, Eric Satie o la disco anni ‘80.
La sua più grande soddisfazione?
Arrivare a 42 anni così ottimista, felice perché vivo di quello che amo, l’arte del tango. E, da non molto tempo, avere due bellissimi bambini.
I luoghi del tango di Buenos Aires.
Tanti, e cambiano spesso. Dipende dei gusti, del periodo dell’anno, se si balla o no. Su Internet si trovano molte informazioni ma è meglio farsi consigliare da qualcuno di fiducia, sul posto.
Solo 24 ore per scoprire Buenos Aires. Cosa non possiamo perdere?
Dovrete correre un bel po’ per scoprirla in sole 24 ore…
Non perdete la gente, i bar, ascoltate la gente parlare, prendete l’autobus per un lungo percorso e alzate la testa ogni tanto. Mangiate l’entraña con un buon vino in una parrilla buona. Se siete amanti del genere, il teatro off a Buenos Aires è buono. Fermatevi a Palermo in qualche bar chic, prendete un drink e ripartite. Gustatevi un po’ di tango, quello vero e quello veramente kitsch che non necessariamente è per turisti. Finite la serata all’alba, con caffé e latte. Prima di partire comprate un po’ di musica e un buon libro di fotografie della città, per vedere quello che non siete riusciti a vivere.
Dormite solo una volta finito il viaggio.
 

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