Doppio stile

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15Giugno2010
Teresa Favi

Federico Pratesi: come innamorarsi di Istanbul

Quando Luchino Visconti iniziò le riprese del Gattopardo mise come condizione che tutta la biancheria
da casa del principe di Salina dovesse provenire dalla ditta Pratesi, base a Pistoia e un negozio in via Montenapoleone, indirizzo cult
della buona borghesia e della nobiltà lombarda di allora. Un elenco di clienti da brividi: da Gabriele
d’Annunzio a Curzio Malaparte, dagli Agnelli ai Pirelli. Poi Pratesi è volata oltreoceano ed è stata la volta di Liz Taylor, Sinatra, Woody Allen, Elton John, Bob Dylan e Richard Gere, solo per citarne alcuni. Quello stile pulito, quei materiali
di straordinaria qualità (i rarissimi cotoni egiziani, i cashmere, le alpache), e quelle tre righe intrecciate del 1927, ipermoderne – tanto che Coco Chanel fu la prima ad innamorarsene –, hanno fatto perdere la testa un po’ a tutti in oltre un secolo di storia.
Pratesi, diversamente da tanti marchi storici legati a una famiglia, è rimasta ai Pratesi e in attesa dell’imminente sbarco del marchio a Istanbul abbiamo incontrato Federico, quarta generazione, in azienda dal ‘94, oggi managing director.

I mercati stranieri sono sempre stati un punto di forza del vostro marchio, è giunto il momento di scendere in campo a Istanbul?
Arriviamo in un momento in cui questa città sta letteralmente esplodendo, c’è una gran voglia di scegliere il meglio. Porteremo un prodotto di lusso ma inteso come si vive oggi: massima qualità delle materie prime e dello stilismo ma con un messaggio più moderno, più casual-luxury.

Dove e quando?
Inauguriamo in autunno uno spazio nel department store di Beymen all’interno di Nisantasi, la Montenapoleone di Istanbul.

Cosa l’ha colpita di più tra cambiamenti in atto?
Ho visto case meravigliose, fuori da ogni immaginazione, senza la minima caduta o eccesso di stile. Sono stato invitato a feste private organizzate in maniera impeccabile, con un grado di raffinatezza altissimo... Tutta, tutta la Istanbul che conta parla inglese a livello universitario,
con una dizione perfetta. Sono brillanti in infrastrutture, in farmaceutica. Aperti ma anche orgogliosi della propria città.

In quale albergo alloggiava?
Al Four Seasons, e dire che è bellissimo è quasi scontato.

Tendenza del momento?
Durante una di quelle meravigliose cene, un giovane imprenditore – 36 anni e il 14% del pil turco (non capita tutti i giorni di incontrare di questi calibri!) – mi ha raccontato che in città sono molto contenti perché un’archeologa italiana sta insegnando ai turchi i segreti della loro città. C’è la moda di andare
a scoprire certi posti che neanche i genitori e i nonni conoscevano. Sete di cultura e di storia delle proprie origini.

Il luogo che ha apprezzato di più?
Il Mercato delle Spezie, sotto il Topkapi. Un altro punto incredibile è il Gran Bazaar dove un po’ tutti i grandi stilisti si sono abbeverati:
dai piatti alle stoffe, vedi colori, forme, decori e disegni bellissimi, anche su oggetti che per loro sono molto comuni. Io per esempio mi sono innamorato del disegno su un (per loro) banalissimo servito da caffè: quasi un bianco su bianco, straordinario.

Indirizzi da non perdere?
Nel quartiere di Eyud c’è un angolo di una bellezza impressionante. Un piccolo caffè francese, il Café Pierre Loti. Dalla sua
terrazza si ammirano incredibili viste sul Bosforo e in lontananza, la città macchiata di moschee. E poi il Konyali Restauran dentro
il Topkapi, il Rumeli İskele sul Bosforo dove ho mangiato il pesce più buono di tutta la mia vita, e l’Ulus 29, soprattutto per la sera, lì hai veramente il polso della nuova Istanbul.
 

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