Due amici e un’avventura

Due amici e un’avventura
World
10Gennaio2011
Mariangela Rossi

Iacopo di Bugno e Mario Pardini: produrre vino a Buenos Aires

Eravamo due amici al bar. Anzi, in viaggio. Un caso del destino, come nei percorsi migliori della vita, o nelle sceneggiature dei film on the road. Due giovani lucchesi, che decidono di partire per l’Argentina. Uno, Iacopo Di Bugno, giornalista per RCS periodici a Milano, inviato per realizzare un servizio sul vino. L’altro, Mario Pardini, di casa a Londra dove si occupa di private banking, che lo accompagna. Destinazione, Buenos Aires e la provincia di Mendoza, ai piedi delle Ande, nota per la produzione di Malbec, vitigno francese dal gusto deciso. Altro gioco del destino: l’incontro con Alberto Antonini, enologo toscano di Vinci, che diventerà poi un amico e parte del progetto. Anzi, “la garanzia assoluta per realizzare vini di qualità. Il resto lo fa la terra”, spiegano. Il tempo di tornare in Italia, salutare le famiglie e prendere accordi commerciali, e ripartono. Obiettivo, aprire un’azienda vitivinicola. Dopo avere selezionato vari vigneti con fattorie, la scelta cade sull’altopiano di Perdriel. “L’Argentina era un paese giovane e dopo il crack c’era voglia di fare investimenti e aprire attività”. Ma non è una passeggiata. “E’ un luogo stupendo, anche se spigoloso, come pure il settore vitivinicolo, che implica impegno e pazienza continui. E’ vero, il clima che si respira qui è molto stimolante e le opportunità di ogni tipo non mancano”, spiega Iacopo. “Ma esistono anche difficoltà, come la mancanza di finanziamento e sostegno da parte delle banche, o l’inflazione che quest’anno galoppa al 30% e che ha reso la vita di tutti i giorni cara quasi come in Europa”. Oggi l’azienda vinicola Mas, 32 ettari, lanciata nel 2006, punta su una concezione filosoficamente boutique. “Non produrremo mai milioni di bottiglie: erano 5mila il primo anno e ora siamo circa a quota 150mila. Inoltre non compriamo uva, come fanno molti, e puntiamo sulla relazione qualità-prezzo”. Non a caso autorevoli riviste, come Wine Spectator e Wine Advocate, li piazzano sempre tra i migliori best-buy in Argentina. Celebrando in particolare Ave, il loro rosso di punta, che dalla primavera 2011 sarà presente anche in Italia, distribuito dai toscani Casata Davini. Una gioia grande per i due amici, le cui bottiglie viaggiano in tutto il mondo, con la sola eccezione del Bel Paese, e stanno ora puntando verso l’Oriente. Sono presenti anche in ristoranti del calibro di Le Cirque a New York, del toscano Sirio Maccioni, e in molte note tavole di Buenos Aires, dove Mario e Iacopo sono di casa nel loro andirivieni con l’Italia. Come Parrilla Don Julio, celebre per la carne, Tegui, del superchef argentino German Martitegui, Paraje Arevalo, il bistrôt Santé, Oviedo e El Baqueano, altro must dove trionfa carne autoctona. Lama, coccodrillo e armadillo inclusi, per chi ama il genere. “BsAs è una città che non si finisce mai di scoprire. E’ Palermo la zona più in movimento, in particolare Palermo Soho è un continuo nascere di ristoranti e bar, come Isabel, oggi il più di tendenza, e boutique hotel. Qualche nome? Bobo e Home. Ma noi amiamo molto anche l’Hotel Faena + Universe, dell’archistar Philip Starck, con l’imperdibile cena al Bistrôt dello chef Mariano Cid de La Paz”, spiega Iacopo. Altri consigli? “Una passeggiata anche negli altri quartieri. San Telmo, durante il mercatino la domenica, la Boca, Recoleta. E assistere a uno show di tango (i migliori? Al Faena e al Cafè Tortoni) e a una partita di calcio, vera e propria religione laica degli argentini”, incalza Mario. Emerge l’anima italiana. Nostalgia della Toscana? “Come in molte parti del mondo, manca la storia che da noi si respira ad ogni angolo di strada. E anche la nostra cucina”. Un attimo di pausa. “Anzi, ne approfitto per lanciare un appello: se c’è qualcuno che volesse aprire un ristorante toscano a Buenos Aires, conti sul mio aiuto”, conclude Di Bugno.
 

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