Il senso di Umit per lo stile

Il senso di Umit per lo stile
World
15Giugno2010
Mariangela Rossi

Umit Benan. Trent’anni, talento, successo

Tutto ruota intorno a un caffè. “Scusa se cade la linea, sono in uno Starbucks a Parigi, spero si senta”, spiega Umit Benan sorseggiando un espresso in attesa di incontrare la sua fiancée. “Sto facendo una vita frenetica, ho macinato 3.500 chilometri in cinque giorni, da una città all’altra”. Nato a Stoccarda ma trasferito a Istanbul a soli 2 anni, è tra i giovani stilisti rivelazione del momento: dopo aver collaborato con Marc Jacobs, Pollini e Cacharel Uomo, nel 2009 si è messo in propri
e nel gennaio 2010 ha vinto il primo concorso di Vogue, Who’s on Next. Ha colpito la qualità sartoriale dei suoi capi: dai pantaloni con il cavallo basso a quelli skinny alle caviglie, dalle sahariane ai cappotti con taglio nostalgico. Un look impeccabile e
libero da convenzioni, che riecheggia nelle immagini di street fashion colte per strada dall’obiettivo di The Sartorialist. Umit sorride “E’ vero, tutti i miei personaggi hanno un carattere forte, sono loro a definire l’abito e non viceversa”, racconta. Un po’ come se parlasse di sé. Un pregio e un difetto? “Sento in me una gran dose di amore, ma anche un profondo senso critico”. Narciso e perfezionista. Anche quando narra le sue storie, descrivendo gli uomini che porta in passerella. La curiosità vola ai nuovi che presenterà il prossimo 22 settembre alle sfilate Pret-àporter Uomo a Milano. Accantonati i riferimenti cinematografici ad Al Pacino-Tony Montana in Scarface e al narcotrafficante Diego Delgado in Blow, ma anche i rocker in pensione
vestiti in cachemire e seta e acclamati durante lo scorso Pitti Uomo, l’attenzione ora è verso un caffè. Non tanto quello che sta gustando ora, ma il tema della nuova collezione. “Una parte si chiama Home Sweet Home ed è nata ripensando agli uomini seduti nei coffee shop di Istanbul o della Turchia dell’Est”. Sin dal XV secolo in Medio Oriente le caffetterie (kahvehane in turco) sono luoghi di aggregazione sociale, dove gli uomini si ritrovano per consumare caffè, ascoltare musica, giocare a carte o a scacchi. A Istanbul il primo locale del genere, il Kiva Han, fu aperto nel 1457, quattro anni dopo la conquista ottomana. Storia, miti, tradizioni. Benan è ultra sensibile a ciò che riguarda la cultura locale. “Anche se ho vissuto in varie città, come Londra, New York e Milano, mi sento turco al 100 per cento. Sono rimasto a Istanbul, dove ancora oggi vive la mia famiglia e torno ogni tre mesi, sino ai 14 anni. Un periodo di formazione importante. La amo molto, in particolare in estate, quando tutti i locali sono aperti e la vita si svolge all’esterno”, confessa il fashion-designer. “Mi piacciono ristoranti come Ulus 29, Sunset, Zuma, ma anche Kiyi, specializzato in piatti a base di pesce. Difficile invece consigliare un hotel, non faccio mai il turista a Istanbul…se dormissi fuori mia madre mi ammazzerebbe”. Sorride ancora, svelando però un debole per il Four Seasons, il Cigaran Palace Kempinsky e il W
Hotel. Oggi il globetrotter Benan è di base a Milano. “Ho iniziato a vivere lì circa quattro anni fa e la mole di llavoro è poi molto aumentata, ecco perché l’ho scelta come sede”, confessa. “Ma vengo spesso a Firenze, sin da quando ero bambino. Pitti Uomo
mi ha portato fortuna, mi piacerebbe tornarvi per fare qualcosa di interessante. I miei indirizzi? Il preferito rimane Coco Lezzone, quando sono in città ceno sempre lì”. Trent’anni, talento, successo. Chissà quali sono i suoi sogni nel cassetto. “Ho appena iniziato, ce ne sono ancora tanti… mi piacerebbe disegnare per un noto brand di lusso, iniziare una nuova collezione femminile e costruire la
casa che immagino da anni”. Istanbul, Milano o dove? “Speravo di farlo a New York, la città dove ho vissuto più intensamente. Ma ora sono in Europa. Chissà. Mi fermerò solo quando potrò permettermi di lavorare ovunque”. La chiacchierata è conclusa, il caffè è terminato, la fidanzata è arrivata. E Umit riparte. In cerca di nuovi personaggi, di nuove storie street-sartorial da raccontare.
 

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