Lo Chef-star consiglia

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10Gennaio2011
Mariangela Rossi

Curiosità e indirizzi segreti di Donato De Santis

Oggi il suo programma tv, L’Italia mia con Donato, è visto da più di 16 milioni di telespettatori sparsi dal Texas all’America Latina, dove è una vera e propria star, in particolare nella vastissima comunità italiana. “Una grande opportunità, proporre la nostra cucina nel formato più attuale e vicino alle tradizioni”. Parola di Donato De Santis, classe 1964, nato a Milano, origini campano-pugliesi ma argentino d’adozione. Il superchef più mediatico del Sud America è istrionico, dotato di carisma naturale e ben incarna quell’adorabile connubio tra spontaneità e talento comune a parecchi italiani di successo all’estero. “Ho iniziato un po’ per caso, quando alla fine degli anni Settanta fare il cuoco era considerato una professione di poco conto. Mi sono appassionato strada facendo, dicevano che facevo una cucina interessante e poi è arrivato il debutto in Rai, negli anni Ottanta, come chef rivelazione”. All’epoca era ai fornelli dell’Antica Osteria del Teatro a Piacenza, poi seguì l’approdo negli Usa. Da Los Angeles (Primi, Un Ristorante) a Santa Monica (Valentino), da Hollywood (Chianti & Cucina) a Chicago (Bice), sino a Palm Beach dove ha curato l’apertura di un altro Bice. Un periodo ad alto tasso di glamour, dove cucinava per nomi come Paul Newman, Al Pacino, Sean Penn, Robert De Niro. “The Italian whiz kid”, il ragazzo prodigio italiano, così lo chiamavano. “La mia cucina è uno specchio dei sapori e dei colori del Sud. Ho le origini scolpite nel mio DNA, che sprigionano spontaneamente dai piatti. Comun denominatore e sovrano incontrastato, l’olio d’oliva”, continua Donato nel suo appartamento, in mezzo al verde del quartiere Bajo Belgrano. Trascorse un periodo di sei anni come chef personale dello stilista Gianni Versace a Miami, sino al momento della sua tragica scomparsa nel 1997, seguita da qualche anno insieme a Donatella e Santo Versace e all’apertura poi di un piccolo ristorante italiano nel cuore di Soho, Biblioteca. Dopo un viaggio di piacere in Uruguay e Argentina, rimase colpito dalla bellezza di queste zone e decise di lasciare l’America del Nord per quella del Sud. Destinazione, Buenos Aires. Prima con una breve esperienza nel ristorante Cipriani e poi in un nuovo progetto televisivo sul canale Elgourmet.com, che lo consacrò all’olimpo della popolarità. Seguono molti programmi televisivi e libri di food, di cui l’ultimo è Cucina Paradiso (ed. Planeta). “Ha il nome del mio nuovo locale, aperto quattro mesi fa nel cuore di Palermo Hollywood. Un luogo intimo, che unisce il concetto di alimentari a quello di ristorante. Puoi portare via un panino con la mortadella o mangiare un risotto al tartufo seduto”. I luoghi preferiti? “Mi piace il Cocina Sunae nel quartiere Colegiales, per le sue specialità asiatiche, il Bar Isabel in zona Palermo e l’Abeille per i cocktail e il Restaurante Malba, adiacente al museo d’arte, per un ottimo brunch domenicale. Per dormire consiglio Krista, una villa antica convertita in boutique hotel, sulla strada Bonpland”. Consiglia di non perdere una lezione di tango nel barrio di Boedo, una partita di calcio allo stadio Bombonera o una gita in barca nella cittadina di Tigre, fermandosi a mangiare in qualche ristorante della laguna. “Chi ama la carne argentina deve fermarsi a gustarla in una delle numerose Parrillas della città, come La Cabrera, la Caballeriza, Cabaña las lilas”, continua il vulcanico chef, che viene in Italia almeno due volte all’anno. A Milano, dove vive la sorella, e nel sud, a trovare i genitori. “In Toscana? Sì, ogni tanto vengo. Adoro visitare Cortona e fare poi tappa da un cugino a Scandicci che produce una burrata da manuale”. Formaggio a parte, chissà se ama qualcosa in particolare, magari di Firenze. Una pausa di silenzio. “Sì, una cosa c’è. L’immortalità”. w

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