Profumo di donne

Profumo di donne
World
10Gennaio2011
Alessandra Lucarelli

I personaggi femminili di Sabrina Farji

Il suo terzo film da regista, Eva&Lola, ha aperto la rassegna Cinema e Donne all’interno dell’ultima edizione della 50 giorni di cinema internazionale di Firenze. Il film ha riscosso un grande successo e, scoprendo l’eclettico personaggio che si cela dietro la macchina da presa, non è difficile capirne le ragioni. Fascino, determinazione latina e una grande passione, per la vita e le arti.
Dove nascono i personaggi delle sue storie?
Ci sono sempre delle storie, dei conflitti che desidero sviluppare. Argomenti connessi a immagini: vedo facce, colori, musica, o penso a certi posti. Non è mai un processo uguale, anche pensare agli attori con cui voglio lavorare mi aiuta a costruire i personaggi.
Cosa significa essere scrittrice e sceneggiatrice oggi?
E’ un lavoro difficile quanto un altro. Doppiamente difficile quando sei madre, come me. Non solo per ciò che la società si aspetta da noi, ma anche per una questione personale. Cerco sempre di costruire i miei personaggi in modo femminile, anche gli uomini. Credo che quando si scrive e si comunica, si esprime anche il nostro pensiero sulla società. E il potere è importante per una donna, quanto lo è per un uomo.
Dopo una serie di cortometraggi, ha realizzato tre film (Eva&Lola, When she jumped e Blue Sky, Black Sky) che sono stati molto premiati. La sua soddisfazione più grande?
Continuare a fare quello che faccio. Che è sempre più difficile, per il denaro richiesto e per le possibilità di distribuire e vendere i film. Per me, ogni sì ottenuto nel processo di realizzazione del film è una grande soddisfazione. Fare i film è come una droga, un modo di vivere, un bisogno. Ma anche un lavoro. Quando il mio film è visto in altri paesi e la gente ride al momento giusto, o piange, o è sorpresa, allora sono contenta. Quando il messaggio non ha barriere, e vengo compresa nonostante le barriere linguistiche e culturali.
Perché le donne occupano un posto di rilievo tra i suoi personaggi?
Sono stata cresciuta da una donna molto forte, mia madre. E anche mia nonna era molto forte, così come lo sono oggi le mie due figlie. Io stessa ho dovuto battermi per essere indipendente e continuare a fare film, perché mio padre pensava che non fosse un lavoro adatto a me, quindi perché i miei personaggi non dovrebbero esserlo? Per me è naturale, è il mio modo di vedere il mondo.
Un quadro dell’attuale situazione cinematografica argentina?
La situazione cinematografica argentina è molto buona perché abbiamo l’INCAA (Instituto Nacional de Artes Audiovisuales) che promuove il settore. Visto il successo ottenuto da molti film argentini a diversi festival, come l’ultimo Oscar come miglior film straniero a The secret of her eyes di Juan Campanella, c’è molta più attenzione ai registi del mio paese. Abbiamo ottimi tecnici e location, molte produzioni straniere girano qui spot, film e programmi TV. Quello che ancora è difficile è la distribuzione e la promozione all’interno del paese del cinema nazionale. Riuscire a non farsi uccidere dai film stranieri, soprattutto americani. Abbiamo due festival molto prestigiosi: Mar del Plata International Film festival e BAFICI.
I ‘suoi’ luoghi di Buenos Aires?
Vivo nel quartiere Abasto, un posto molto vario: un misto di Brooklyn e il Bronx con il tango. Tanti bar, artisti, teatri sperimentali, milongas e nuove costruzioni, una comunità ebraica, molti immigranti peruviani con i loro ristoranti e mercati. Ho tutto il mio mondo in tre strade. Ma mi piace andare a San Telmo, vedere i negozi d’antiquariato, passeggiare a Palermo e incontrare gente nei bar. Frequento spesso Le Troquet D’Henry, un bar francese sempre pieno. Vado anche al Bar 6 nel quartiere Palermo, o al Mamaracha, un posto bellissimo per incontrare gli amici e parlare in un giardino abbracciati dall’aura di Evita. Al Barrio Chino (quartiere cinese, ndr) si comprano frutta e cibo e va assolutamente visto.
 

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