Carlo Verdone: le mie radici

Carlo Verdone: le mie radici
Interviews
03Marzo2014

Uno degli attori de "La grande bellezza" ci parla delle sue origini Toscane

“No, non mi disturba affatto…”. Comincia così, come una delle sue gag più famose. Come uno dei personaggi che ha portato al successo, quello del professionista preciso, pedante, estenuante, pignolo fino all’ossessione. In questo caso, è un medico.
“Sì… Ma questa tosse secca compare la mattina? Benissimo. Allora io le darei il Simatron 300, Mantra 20 milligrammi, e non mi prenda alcolici, se no annulliamo l’azione!”.

Carlo Verdone è il numero uno della comicità in Italia, uno dei pochi che riesce a far ridere da trent’anni il pubblico del cinema. E con questa breve scenetta, in cui interpreta un medico zelante e ossessivo, conferma il suo talento. Stavolta non si tratta di cinema, ma di una breve scena per uno scopo molto importante: promuovere la ricerca su una malattia gravissima e rara, la fibrosi cistica. Carlo Verdone si è prestato gratuitamente per uno spot realizzato a cura del Rotary club fiorentino Brunelleschi per sensibilizzare la ricerca su questa malattia, che ancora oggi crea un’aspettativa di vita che non supera i quarant’anni. Verdone, un vero esperto di medicina con laurea honoris causa in scienze mediche, si è prestato volentieri come testimonial. Un granello in più nel rapporto sempre intenso che Verdone ha intessuto con la Toscana.

E’ in Toscana che Verdone ha le sue radici: suo padre, il professor Mario Verdone, esperto di Espressionismo e di avanguardie artistiche del Novecento, era nato a Siena, e conservava l’accento senese. Lui stesso è stato battezzato nella contrada della Selva, e segue il Palio da appassionato. E a Siena, Verdone ha diretto un festival cinematografico che ha avuto alcune edizioni splendenti.

A Firenze torna spesso?
Sì. Amo in particolare un hotel, con le stanze che guardano i Lungarni. E’ l’Excelsior di piazza Ognissanti, che ha una caratteristica che apprezzo più di ogni altra: il silenzio e la tranquillità.

Quali sono i suoi luoghi preferiti della città di Firenze?
I Lungarni, Santo Spirito, piazza del Carmine, e certi ristoranti come il Coco Lezzone, semplice e genuino.

Quando ha iniziato ad amare la nostra regione?
Da piccolo giocavo al Palio con delle bilie di legno. Ero affascinato dalla corsa. A Siena ho girato il mio primo film, un documentario sull’Accademia musicale Chigiana. Un lavoro importantissimo per me: in quella occasione potei intervistare dei miti della musica come il flautista Severino Gazzelloni, il violinista Accardo, il violoncellista Navarra, i più grandi maestri della musica mondiale. Avevo 24 anni. Il mio futuro di cinema iniziò lì.

La Toscana è entrata anche nella sua vita sentimentale?
Sì: quando mi sono sposato, nel 1980, abbiamo fatto il viaggio di nozze in Toscana e in Umbria. Trovando i primissimi agriturismi: ancora non ce n’erano quasi, non erano di moda. Poi la Toscana diventa protagonista assoluta in un mio film dal titolo Al lupo al lupo. Uno di quelli a cui tengo di più, un film molto autobiografico. E tra gli ‘attori’ di quel film, ci sono le zone per me più importanti della Toscana.

Spesso le persone con cui ha scritto i suoi film sono toscani. Che cosa hanno di più?
Ho scritto tanti film con Leo Benvenuti e Piero De Bernardi, l’uno di Firenze e l’altro di Prato. Mi hanno insegnato moltissimo. Chi è toscano ha un occhio ironico e una battuta tagliente che si sposa perfettamente con il mio sguardo verso la società che racconto. Poi i toscani mettono quel pizzico di cattiveria che in una commedia non guasta mai.

Ci sono altri luoghi che ama della Toscana?
Per i suoi colori forti ed unici, la Val d’Orcia. La ritengo insieme alla Cornovaglia uno dei luoghi più poetici in Europa.
Fiorentino è stato anche il suo produttore per vent’anni, Vittorio Cecchi Gori.
Ho passato più di vent’anni della mia vita legato ai Cecchi Gori. Mario Cecchi Gori è stato come un padre per me. Produsse Borotalco, e vinse sette David di Donatello per quel film. Da quel momento, abbiamo sempre siglato i nostri contratti con una stretta di mano. E nessuno dei due ha mai tradito l’altro, ognuno ha rispettato sempre la parola. In Viaggi di nozze, Ivano, il coatto, si ritrova a Firenze con Gessica e dice, guardando il panorama: “Non riesco a indiviua’ ‘o stadio…”.
Beh, sì, tra il campanile di Giotto e lo stadio lui preferiva lo stadio, e cercava quello nel panorama! Certo, lo stadio ormai fa parte della skyline di Firenze. Niente a che vedere con i monumenti che stanno lì dal Rinascimento, e che la rendono la città più bella del mondo.
 

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