Iaia Forte a Firenze

Iaia Forte a Firenze
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03Marzo2014
Teresa Favi

Incontro alla Pergola con una delle grandi protagoniste del film La Grande Bellezza

Questo è uno stralcio della lunga e appassionata intervista che Iaia Forte ha rilasciato a Firenze Made in Tuscany all’indomani degli Oscar, in occasione del debutto fiorentino alla Pergola dello spettacolo di Mario Martone sulle Operette Morali di Giacomo Leopardi.

A lei che nella Grande Bellezza di Sorrentino interpreta Trumeau la moglie di Lello Cava (Carlo Buccirosso), due degli amici più intimi di Jep Gambardella (Toni Servillo) abbiamo chiesto alcune impressioni e aneddoti delle riprese. Ecco che cosa ci ha risposto.

“Conosco Paolo (Sorrentino) dai primi anni ’90 – racconta Iaia Forte sprizzando luce dai suoi grandi occhi color topazio - quando entrai a far parte della compagnia Teatri Uniti, un progetto teatrale straordinario che tra fondatori annovera Mario Martone e Toni Servillo e che, nell’arco di ventitre anni, è diventato, oltre che un marchio di fabbrica, una factory culturale, una fucina di idee e di persone. Tra me e Paolo, e naturalmente anche Toni, c’è un sodalizio artistico ma anche una profonda amicizia”.

Ricorda quando ha letto il copione per la prima volta?
Certo, era scritto in maniera straordinaria, Paolo, ha questa grande capacità di scrittura che tutti gli riconoscono. La storia era una bomba. Mi sono subito detta “sarà un film che lascerà il segno” e ho accettato la parte senza se e senza ma.

Dove sta secondo lei la vera bellezza della Grande Bellezze?
E’ un film che unisce le cose che mi piacciono di più. Cioè la dimensione ambiziosa, eroica del racconto e il pop, che io personalmente adoro. Per cui, il film riesce a mettere insieme queste due anime artistocratica e popolare. E lo fa in maniera magistrale.
La Roma che emerge dal film di Sorrentino è una Roma atipica, quasi mai vista.

Di questa Roma inedita c’è un luogo che le è rimasto nel cuore più degli altri?
Sì il museo che i due nobili vanno a visitare prima di rientrare in casa e lei ritrova la sua culla, quel museo io non lo conoscevo per niente.

Qual è stato il momento più divertente delle riprese?
Veramente sia per la natura corale del film, per la qualità degli attori, su ogni set l’atmosfera è stata dall’inizio alla fine di grande spasso, di grande divertimento. Forse l’apice l’abbiamo tutti raggiunto durante le lezioni di danza per girare la scena del ballo iniziale: un film nel film.

Quando abbiamo salutato Iaia Forte che si apprestava ad affrontare l’incontro con il pubblico della Pergola nessuno di noi, fuori dall’intervista, ha avuto il coraggio di menzionare l’Oscar che si sarebbe deciso pochi giorni dopo (cioè stanotte) per paura, timore di infrangere un sogno anche con mezza parola.

Stamani, a qualche ora di distanza dalla vittoria, possiamo rompere il silenzio dirci finalmente e sinceramente orgogliosi per l’Oscar come miglior film straniero (ottenuto dopo 14 anni di distanza dalla Vita è bella di Roberto Benigni) vinto da questo capolavoro del cinema italiano.

 

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