Cittina

Cittina
Interviews
12Gennaio2010
Matteo Grazzini

Paola Turci. La tata di Porto Ercole, le vibrazioni del Casentino

Il mare dell’Argentario, la casa a Porto Ercole, gli amici, i colleghi e i fans in ogni angolo della Toscana, la passione per Firenze e il Casentino, il volontariato e l’impegno sociale a Arezzo, la prigione, quella in cui è andata spesso a incontrare Adriano Sofri, a Pisa. La Toscana di Paola Turci ha mille volti e mille colori, non tutti collegati al mondo delle sette note: la cantautrice romana ha infatti con questa regione un feeling fin dalla nascita, ovvero fin da quando era piccola e trascorreva le vacanze estive a Porto Ercole, sviluppando una passione per il mare e per la vela che non l’ha più abbandonata.
Paola lascia spesso la sua casa romana per raggiungere Firenze, abbinando gli impegni musicali a quelli sociali, passando dal palco imponente del Mandela Forum per una manifestazione di Emergency a quello più piccolo di Filigrane 2009, ospite della Regione, oppure presentando il suo ultimo album Attraversami il cuore alla libreria Feltrinelli davanti ai suoi affezionati fans. L’abbiamo incontrata nell’intimità musicale di SalottoLive, geniale creazione fiorentina nella quale la voce intensa di Paola trova la massima esaltazione, per la gioia di chi la ascolta con occhi estasiati.
Lei si diverte a rispondere alle domande tentando, con discreto successo, di parlare in vernacolo toscano, imparato frequentando amici e colleghi, come Francesco Magnelli, ideatore di Stazioni Lunari, o Francesco Bianconi dei Baustelle, che ha scritto La mangiatrice di uomini, uno dei brani dell’ultimo album.
Come nasce il suo rapporto con la Toscana?
Nasce dalla culla. Avevo due anni quando Palmarosa, la portiera della mia casa a Porto Ercole, mi chiamava cittina. Tutte le estati mi sentivo chiamare così, oppure boncitta, e quindi ho imparato più che altro il porto ercolese, che è più vicino alle mie radici che a quelle toscane.
Così si sente più una toscana di mare che di terra?
Sì, anche se poi le meraviglie della Toscana hanno colpito anche me.
Quindi, da romana, non avverte il dualismo Roma-Firenze a livello di arte e cultura...
Quando si parla di arte non c’è competizione e le meraviglie toscane sono incomparabili, così come lo è la bellezza di Roma. Spesso e volentieri vengo a Firenze per emozionarmi, mentre a Roma ci abito e mi emoziono quotidianamente in un modo che probabilmente non mi darebbe nessun’altra città. Ma quando sono a Firenze, giro il Casentino o nelle terre del Valdarno scopro luoghi che mi toccano l’anima.
Chi l’ha messa in contatto con il mondo del volontariato toscano?
Con la Toscana e l’Emilia Romagna ho un rapporto confidenziale, ho contatti con tanti ragazzi e ragazze e la scoperta del volontariato è stata una conseguenza di questa facilità di rapporti. Conosci una persona, poi un’altra e un’altra ancora e ti ritrovi a contatto con un’intera comunità. Dall’ex sindaco di Caviglia, Enzo Brogi, sono arrivata all’Ucodep di Arezzo, che si occupa dei paesi sottosviluppati, con la quale sono andata in Vietnam alcuni anni fa e che ancora oggi sostengo. Mi ricordo quel viaggio come un’esperienza che mi ha insegnato ad essere una persona più attenta a non sprecare le risorse primarie, ad avere una sensibilità che in Occidente non sempre c’è.
Cosa c’è nel prossimo futuro di Paola Turci?
Dopo Attraversami il cuore sto preparando il secondo dei tre album che fanno parte del mio progetto. Dovrebbe uscire a primavera, spero di farcela perché tre dischi nel giro di un anno sono un progetto ambizioso.

Commenti