Il futuro ha il sapore del suono

Il futuro ha il sapore del suono
Interviews
15Aprile2009
Teresa Favi photo Lucia Baldini

Andrea Lucchesini. La sua arte e i progetti per la Scuola di Musica di Fiesole

 andrea lucchesini foto lucia baldini 4923

Impeccabile, quasi metafisico, sfiora i tasti come fossero d’avorio soffiato. La sua musica, tutt’altro che gelata, sembra essere stata nebulizzata prima nel cuore e poi ricomposta di ordinata materia emotiva dalle dita. Andrea Lucchesini - 44 anni, figlio di un trombettista jazz - pianista di fama internazionale e da un anno direttore della Scuola di Musica di Fiesole ha all’attivo oltre venti anni di concerti, tournée in tutto il mondo, collaborazioni con grandi orchestre e grandi direttori.
Musicalmente maturo, anagraficamente giovane. Quali sono gli effetti del doppio ritmo?
Ho sempre fatto in modo che la musica non mi impedisse di vivere una vita normale. Quando ho cominciato a fare le tournée, ed ero ancora molto giovane, stavo via dall’Italia anche 40-50 giorni. Un piacere ma anche uno strappo. Allora quando tornavo a casa non vedevo l’ora di correre al bar per rivedere i miei amici e riprendere a godere dell’aspetto ludico della vita.
Che ruolo ha avuto suo padre nella sua storia di musicista?
Mi ha insegnato che la musica è tutta bella, se fatta bene. E a restare coi piedi per terra: non mi ha mai montato la testa, non mi ha mai detto bravo. La sua filosofia: c’è sempre qualcosa da migliorare e imparare.
Se le venisse chiesto di fare un concerto dove e come desidera, quale sarebbe la sua risposta?
Nessuna pretesa se non quella di suonare sul mio strumento, cosa scontata per gli altri musicisti, ma non per un pianista.
Che cosa si dovrebbe fare oggi per accompagnare i giovani nella musica classica?
Le faccio un esempio praticamente a costo zero. Istituire cori in ogni scuola. Lei non immagina le possibilità strepitose che si celano nel far cantare insieme i bambini… Imparerebbero a conoscere la musica, i generi, svilupperebbero l’orgoglio di appartenere a un gruppo e imparerebbero il valore di lavorare in team cosa di cui l’Italia e gli italiani sono completamente sprovvisti.
Da un anno alla direzione della Scuola di Musica di Fiesole. Può dirci i suoi progetti per il futuro?
Questa scuola è un bene prezioso non solo per Firenze, ma per l’Italia. 1200 allievi, 120 insegnanti, 3 cori e 4 orchestre. Quello che si potrà fare in futuro è darle una dimensione più internazionale facendo rete con istituzioni pubbliche, private, italiane e straniere. Mi sono dato cinque anni di tempo. Spero che questa congiuntura non mi sia troppo nemica.
Si è mai sentito di dovere qualcosa a Firenze?
Qui ho imparato a suonare, mi sono esibito per la prima volta alla Pergola grazie agli Amici della Musica quando avevo appena 17 anni. Avere accettato la direzione della Scuola di Musica è stato anche un modo per ringraziare la città di tutto questo.
Non sono solo parole. Per comprendere l’affetto di Lucchesini per Firenze è sufficiente andare a un suo concerto alla Pergola dove ogni anno si esibisce almeno una o due volte, spesso insieme ai suoi amici più cari (Mario Brunello, Danilo Rossi, Marco Rizzi, Pietro De Maria ndr.) tenendo fede all’amore per la musica suonata insieme e senza celare una punta di elegante divertimento. 

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