Panta rei

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Interviews
16Aprile2010
Francesca lombardi

Gianna Nannini. Nella vita della cantautrice toscana scorre la musica

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Eraclito diceva che non ci si bagna mai due volte nella stessa acqua di un fiume: ogni nostro istante non è mai uguale all’altro e noi non siamo mai gli stessi da un istante all’altro, da un tempo all’altro. Tutto cambia dentro e fuori di noi. Accanto a chi ha paura di questi cambiamenti e cerca solo acque sicure, ci sono persone in continuo divenire, che s’immergono con entusiasmo in fiumi sconosciuti così come rincorrono nuove esperienze. Gianna Nannini è una di queste: ha indagato tutti i generi musicali, dal rock al pop, passando per il punk. Ha girovagato in mezza Europa, collaborando con musicisti e personaggi di fama internazionale. Soprattutto ha vissuto, mettendoci l’anima che mette nelle sue canzoni. Bastano due battute per capire che quell’aria scanzonata, da folletto eternamente giovane, è solo apparenza: nasconde una laurea in Filosofia e incursioni nel mondo dell’arte e della letteratura. Nasconde una personalità curiosa, pronta a lanciarsi, senza paracadute, in nuove esperienze. Ultima
quella del vino che segna il ritorno alla sua terra d’origine. Dopo aver eletto a buen retiro la Certosa di Belriguardo, tenuta a due passi da Siena di sua proprietà - 75 ettari, di cui 8 coltivati a vite, con un ruolo di primissimo piano per il Sangiovese – ha iniziato la produzione di tre rossi potenti come lei: Baccano, Rosso di Clausura e Chiostro di Venere. Decisa per ora a non cedere alle fascinazioni del bianco, per questa avventura ha scelto - e voluto l’ostinazione che la contraddistingue - un winemaker importante, Renzo Cotarella. Gianna e il suo team perseguono l’eccellenza del prodotto: potatura e diradamento condotti manualmente, basse rese per ettaro, uve vendemmiate a mano. Le annate metereologicamente sfavorevoli non vengono prodotte.
Firenze magazine l’ha incontrata per parlare di vino e di vita.

Se dico Siena la prima cosa che le viene in mente?
Fontebranda. (Citata da Dante nel XXX canto dell’Inferno, Fontebranda è la più famosa, la più antica e la più imponente tra le fonti senesi. Le prime notizie che abbiamo dai documenti ufficiali risalgono al 1081, ma quella che è giunta fino a noi sembra sia stata costruita nel 1246 in sostituzione della precedente ndr)

Nannini a Siena è sinonimo di eccellenza e gusto, ma anche di tradizione e storia. Cosa significa per lei far parte di questa famiglia?
Aver imparato sempre che conta la gavetta.

Quando è avvenuto il suo incontro con il vino?
Da bambina, sono cresciuta in campagna. Senza dubbio il contatto con la terra mi ha sempre ispirato.

Ci parla dei tre vini che produce? Se non sbaglio Rosso di Clausura si intreccia con la storia di famiglia.. Si, il Rosso di Clausura è stato il primo vino, nato da un’idea di mia mamma. Gli altri hanno una loro storia separata che inizia con il
Baccano e con il Chiostro: li ho battezzati entrambi io. Radio Baccano era una canzone di denuncia e rottura. Oggi Baccano si mormora sia il suo preferito dei tre. Che vino è La mia canzone RadioBaccano nasce dal soprannome di un ragazzo a cui ho fatto l’autografo a Livorno, qui come anche in altre città toscane, si usano dei “nicknames” al posto del nome vero. Così ho scritto la canzone e da questa ispirazione è arrivata anche l’idea di creare un vino, “Baccano”, appunto, che doveva essere l’apoteosi di un “gusto Rock”, fatto di rumore, di gioia fisica, di comunicazione euforica con gli altri, come la musica rock che impegna l’ascoltatore anche col corpo. Da qui nasce il  famoso “Effetto Baccano”, la caratteristica che ha solo questo tipo di vino, quella di farti stare bene con gli altri e che scatena l’energia e l’amore, come in un concerto rock.

Come è avvenuto l’incontro con il suo enologo, Renzo Cotarella? Per telefono, lui è il mio “idolo del vino”. Era come chiamare il mio filosofo o il mio ingegnere del suono preferito

Vigna o cantina: dove preferisce stare? Mi piace stare in entrambi i posti quando ho tempo. Il vino si fa in vigna, la cantina serve a dargli uno stile. 

Questa terra cosa rappresenta per lei: un rifugio o uno stimolo per ricaricare le batterie, anche quelle rock?
Rappresenta un modo per rallentare i miei ritmi e dare amore.
Il suo rapporto con la terra è insieme concettuale (penso
ai lavori con Michelangelo Pistoletto) e passionale. Fatto di cuore ma anche di ricerca.

Ma è un’impressione, o tende sempre a celare la sua parte colta a favore di un approccio più superficiale? Non pensa invece che i giovani abbiano
bisogno di esempi come lei? 
Bisognerebbe rivolgere direttamente ai giovani queste
domande, per capire veramente ciò che vogliono. Senza farsi interpreti dei loro pensieri.

 Se dovesse scegliere in futuro, nei campi o sul palco?
A piantare barbatelle cantando... Comfort food per la mente: buona musica o un buon vino? Tutte e due!

Il sottotitolo del suo ultimo album è “Solo i sogni sono veri”: produrre vino è un sogno diventato vero?
Assolutamente.

È laureata in filosofia, una cosa che non tutti sanno. Mi toglie una curiosità: il suo filosofo preferito?
Immanuel Kant.

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