Al servizio del cinema

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Interviews
10Gennaio2011
Alessandra Lucarelli

A tu per tu con il premio Oscar Luis Bacalov

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Incarna una delle più importanti contaminazioni artistiche italo-argentine. Nato a Buenos Aires, ha iniziato a suonare nella sua Argentina per poi dedicarsi, a partire dagli anni Sessanta, alla composizione di musiche per il cinema. Nel corso della sua lunga carriera ha collaborato con i più grandi registi italiani - come Lattuada, Damiani, Scola, Pasolini e Fellini, giusto per citarne alcuni -e si è aggiudicato numerosi premi tra i quali l’Oscar per la colonna sonora de Il Postino, che l’ha consacrato definitivamente nel panorama musicale internazionale regalandogli la notorietà presso il grande pubblico. L’abbiamo incontrato in Toscana, in occasione di Cortonantiquaria, dove è stato l’ospite d’onore.
Quali sono le chiavi per creare la giusta musica per un film?
Prima di tutto, occorre un rapporto dialettico e costruttivo con il regista: è importante capire le sue aspettative per rendere il film più efficace attraverso la musica. Poi mi dedico ad un lavoro di approfondimento della storia e provo musicalmente le mie idee. Bisogna vedere quali sono le scene che hanno bisogno di musica e quali invece devono essere lasciate come sono. Esistono delle regole generali da seguire, ma sono molto semplici. Credo sia un percorso istintivo e razionale allo stesso tempo, come ogni creazione artistica del resto.

Qual è il segreto del successo di una colonna sonora?
Questo non lo sa nessuno. Bisogna cercare di servire bene il film. In generale, se la musica che ho composto arricchisce il film, allora significa che ho fatto un buon lavoro.
Ha lavorato con i più importanti registi italiani. Come ha iniziato?
Forzando un po’ la mano. Facevo l’arrangiatore e scrivevo canzoni alla RCA, ma non avevo mai scritto musica per il cinema. Un giorno mi chiesero di scrivere una canzone per un film di Damiano Damiani (La Noia, tratto dall’omonimo libro di Moravia). Chiesi un colloquio con il regista, volevo provare a comporre tutta la musica. Non avevo esperienza ma gli chiesi lo stesso di mettermi alla prova. Composi e poi suonai la mia musica al pianoforte. Piacque. Il film ottenne un grande successo cinematografico, e da lì mi si sono aperte tante porte.
La sua più grande soddisfazione?
Ne ho avute tante. Nel mio lavoro posso dire di essere stato fortunato e di essermi trovato al momento giusto nel posto giusto. Cosa che qualche volta alle persone di talento non succede. A me è successo.
Che genere di musica ascolta Luis Bacalov?
Sono vorace, ascolto di tutto. Dalla musica etnica al jazz, dal tango alla musica contemporanea fino al folklore. Non ho limiti né barriere, e nemmeno un’idea certa di quello che preferisco perché ho cambiato gusti nel corso della mia vita. Ritengo, a differenza di molti accademici che ascoltano solo musica colta, che in tutti i generi musicali, da quella leggera all’avanguardia più estrema, ci sia della buona musica e della cattiva musica.
Lei è docente di composizione per il cinema all’Accademia Chigiana di Siena. Cosa è importante insegnare ai ragazzi oggi?
È importante che i ragazzi acquisiscano la capacità di critica e di autocritica. Io mi limito a dare degli input perché loro possano progredire in quello che già sanno fare: sono giovani ma sono già dei compositori.  

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