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15Giugno2010
Fulvio Paloscia

Tim Rice porta a Boboli una versione en plen air di Evita

il re leone time square

Dalla Casa Rosada di Buenos Aires al giardino di Boboli. Per la prima volta nella sua vita più che trentennale, Evita, il musical composto da Andrew Lloyd Webber (autore di Jesus Christ Superstar, Il Fantasma dell’Opera, Cats) su libretto di Tim Rice, approda in una versione en plen air studiata appositamente per il Giardino delle Colonne, dove andrà in scena dal 16 al 20 giugno.
L’occasione è l’Opera festival, la stagione estiva organizzata da Multipromo che, per il secondo anno consecutivo, scommette su un musical importato direttamente dal West End londinese tempio del genere insieme a Broadway, e non di patetici surrogati all’italiana “che viziano il gusto del grande pubblico. Bisogna invece capire che quella del musical è un’arte con le sue regole, specifiche tipologie di attori e cantanti che in Italia non esistono. O, comunque, non hanno tutti i requisiti necessari” dice l’organizzatore del festival, Massimiliano Vivoli. Lo spettacolo, che arriva dall’Inghilterra, porta la firma di Bob Tomson, che assicura una versione speciale per Boboli: “Abbiamo accettato perché ci pareva una bella sfida” dice a nome della compagnia, che include Abigail Jaye nel ruolo di Evita e Mark Powell in quello del Che.
E pensare che l’ispirazione per questo musical nacque grazie ad una trasmissione radiofonica sulla vita di Maria Eva Duarte, una delle più contraddittorie first lady che la storia ricordi. Tim Rice, librettista di capolavori come Jesus Christ Superstar, Chess di Björn Ulvaeus e Benny Andersson (Abba), i disneyani The Lion King (musiche di Elton John) e Beauty and the beast (Alan Menken), racconta così la genesi di Evita: “Ero in automobile e, cercando un canale che trasmettesse qualcosa di interessante, mi imbattei in un programma sulla moglie del presidente argentino Peròn, la sua voglia di diventare celebrità, il suo desiderio di fama e potere, la sua follia populista e demagogica, il rapporto tutt’altro che sano con il denaro. Capii subito che il mito nato intorno a questa donna aveva tutta la stoffa per diventare un musical. Con Webber provenivamo dal successo mondiale di Jesus Christ Superstar e stavamo vivendo un momento d’empasse viste le aspettative da cui eravamo circondati. Questa ci sembrò un’ ottima storia, e decidemmo di metterla in musica”.
Con qualche licenza storica vedi, ad esempio, la presenza del Che, che in realtà non incontrò mai Evita. Fu proprio questa contraddizione - spiega Rice - a spingermi a farne un protagonista: mi piaceva l’ idea di mettere a confronto due icone di diversa matrice, due miti opposti eppure tanto ingombranti. Basti pensare che in Argentina Evita ancora oggi è venerata come una santa così come il Che è un simbolo di libertà in tutto il mondo. La figura del Che non è lontana da quella di Giuda in Jesus Christ superstar: ambedue fanno da coro all’azione commentandola,”offrono un punto di vista esterno, danno ulteriori sfaccettature ai protagonisti, completandoli. E aiutano a spiegare determinate fasi della loro storia che altrimenti, in un musical, sarebbe impossibile mettere in scena”.
Il nome di Evita richiama alla mente Madonna. La versione cinematografica firmata da Alan Parker, infatti, ha avuto la popstar come protagonista. Per lei, Rice e Webber hanno scritto un nuovo pezzo, You must love me, premiato con l’Oscar e che Madonna interpreta ancora in tour. “La cosa interessante è stato scrivere una canzone nuova che non turbasse troppo il clima di un musical pensato molto tempo prima, che si inserisse nel testo e nella musica come se ne avesse sempre fatto parte. Il bello di You must love me non è che si tratta di una canzone optional: come tutti i numeri di Evita, è la pietra di un mosaico narrativo, è finalizzata alla storia. E’ una meditazione della protagonista sulla sua morte, che Madonna ha interpretato in modo egregio: in fondo, la sua determinazione, la sua voglia di arrivare e di escogitare ogni possibile escamotage comunicativo per diventare star, somiglia molto a quella di Evita. Credo che una delle fortune del film, oltre al cast d’eccezione, sia stata la proiezione, quasi biografica, dell’interprete principale nel personale. Nel rimettere in scena a teatro il musical, abbiamo inserito anche You must love me. La sentirete anche a Boboli”.
Con Webber, Rice ha costituito una “premiata ditta” che ha sfornato successi mondiali.
Il segreto? “L’ aver realizzato musical su belle storie in un momento cruciale come gli anni Settanta. Siamo state le persone giuste al momento giusto”. Il segreto di Webber, invece, “è quello di essere sempre partito dalla ricerca della semplicità, senza però perdere mai di vista la poesia. La sincerità. La plausibilità, anche quando ho lavorato su storie di fantasia. Il coraggio di osare. Purtroppo oggi sia a Broadway che nel West End londinese c’ è una profonda assenza di talenti. Le produzioni con nuove storie sono sempre più rare: la moda di pièce modellate su materiali preesistenti, come Mamma Mia, celano un preoccupante vuoto di idee”. E poi, Rice predilige libretti che contengano un messaggio. Sociale e, perché no, anche politico: “Però bisogna tenere a mente che il pubblico cerca prima di tutto l’entertainment. La parola e la drammaturgia sono determinanti, forse più che nell’opera lirica, che spesso ha utilizzato libretti assurdi, poco plausibili, drammaturgicamente farraginosi. Nel musical questo non deve succedere, altrimenti crolla tutto”. 

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