E' solo rock’n’roll

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26Dicembre2012
Sabrina Bozzoni

Firenze rinasce e lo fa a tempo di musica

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‘Nella Firenze degli anni ‘80 un ragazzo mi voleva menare, alto circa uno e novanta lo incontravo per caso nei pub, nei bar, ovunque ci fosse del rock’. Questa era la Firenze underground raccontata da Federico Fiumani, leader dei Diaframma, storica band fiorentina, sorella minore di quella new-wave capitanata dagli Smiths, creatori di un genere, ma non solo: piuttosto un modo di essere, nebbioso e grigio come quei cieli inglesi da cui proveniva, che trasformava inquiete sensazioni in poesia dell’anima. Nel più spudorato edonismo yuppie che caratterizzava quegli anni, Firenze assumeva poliedrici aspetti di ribellione, variegate subculture s’intrecciavano, correnti artistiche e musicali urlavano la loro voglia di trasgredire. Tutto questo si riuniva in un solo concetto, il Rock. Se in via de’ Bardi, al numero 32, nella loro sala prove, il giovane e spericolato Piero Pelù e i suoi Litfiba plasmavano quello che sarebbe diventato un wave-rock mediterraneo; a Settignano - con le sue maestose vedute - si stagliava la Rokkoteca Brighton: sede accogliente per questi vagiti ribelli. E oggi? In un’era musicale dove è sempre più difficile essere anticonformisti senza cadere tra le grinfie di un’insidiosa commercialità, il rock italiano ha scelto di nuovo la Toscana per piantare le sue forti radici. Sono molte le voci italiane che hanno pensato di dar vita ai loro nuovi progetti proprio in questo territorio, il perché risiede nelle nuove etichette, agenzie di management, produttori e distributori sorti come fiori nel deserto. E’ accaduto a Dario Brunori in arte Brunori Sas, che a Firenze dedica anche un brano Lei, lui, Firenze. Cantautore, autore e produttore cosentino, classe 1977, il primo album - Vol.1 nel 2009 - gli è valso un Premio Ciampi come migliore album d’esordio e quello Tenco come miglior autore emergente. Dopo due anni è ritornato, col suo secondo lavoro Vol.2: Poveri Cristi, realizzato insieme al producer fiorentino Matteo Zanobini. Un cantautorato verista quello di Brunori, dove a essere cantate sono storie di personaggi comuni, come comune è loro condizione sempre in bilico, nei loro piccoli-grandi drammi quotidiani. Impastati in una melodia dolcemente malinconica, che strizza l’occhio alla genuina spontaneità di quel Rino Gaetano maestro, i brani di Brunori Sas sono lo specchio e l’impressione di un mondo tanto personale quanto universale e in fondo è sempre bello non sentirsisoli, anche nei piccoli dolori che ricamano le nostre vite. Il suo vero nome è Cristian Bugatti, ma lo si conosce con il suo nome d’arte: Bugo. Una giovinezza passata tra le risaie del novarese, per poi trasferirsi nella più cosmopolita Milano e, nel 2002, firmare il suo contratto discografico con la casa Universal, che lo segue fino ad oggi, come una perla rara dalle mille sfaccettature nel bidimensionale universo pop. Nuovi rimedi per la miopia è il titolo del suo nuovo disco di successo, prodotto e arrangiato a San Marcello Pistoiese, dal duo Gianni Cicchi (già manager del gruppo sovversivo Csi) e Saverio Lanza, musicista di successo e producer. Quella di Bugo è una musica che va oltre le consuetudini, osannato dalla critica, si descrive un fantautore anziché un cantautore, tanti sono i colori del suo linguaggio, dotato di una surreale espressività nel raccontare se stesso e un mondo visto dai suoi magici occhi, dentro una miscela musicale che attinge dall’elettronica e dalla storica tradizione italiana. Ironico, fiero borderline consapevole, ascoltare la sua vecchia C’è crisi potrebbe rendere il presente meno amaro. Un gruppo che nasce a Pisa e ne assorbe la parte più viscerale: The Zen Circus. Uno dei fiori all’occhiello dell’agenzia di booking pisana Locusta, questo forte trio sembra urlare al mondo la propria inquietudine, senza futili orpelli, immortalando vizi, consuetudini, drammi e liturgie del nostro paese. Dal folk-punk di Andate tutti Affanculo, nome irriverente del loro primo album, a ottobre è uscito Nati per subire, registrato interamente nella loro citta, denso di importanti collaborazioni, con cui si sono confermati una certezza nell’universo del rock indipendente italiano. ‘Trascinando per i capelli il cantautorato italiano - dicono - abbiamo realizzato il nostro disco new wave: certamente c’è sempre il folk dal quale ci è impossibile prescindere, ma anche tanta elettricità.’ 

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