Go Elio Go!

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25Gennaio2016

La nostra intervista con Elio diretto da Zubin Metha in “Pierino e il lupo” al Nelson Mandela Forum

Con un abile colpo di mano l’Opera di Firenze si appropria di Elio per una sera, quella del 30 gennaio, e sotto la direzione del Maestro Zubin Mehta, con l’orchestra del Maggio Musicale Fiorentino,  porta in scena al Nelson Mandela Forum uno dei brani più belli della storia della musica scritto da Prokof’ev per esseri umani da 3 a 100 anni, la favola di Pierino il Lupo.

La sua parte è la voce narrante della fiaba, in scena insieme agli orchestrali. Dobbiamo aspettarci qualche sorpresa?
In genere quando faccio cose di questo tipo tendo a non improvvisare, benché la mia carriera sia basata sull’improvvisazione. Preferisco seguire partitura e testo scritto per non togliere importanza all’originale. Però su indicazione del maestro Mehta cercherò di dare un’impronta più fiorentina, al lampredotto per così dire.

Quale canzone di “Elio e le storie tese” farebbe dirigere a Zubin Mehta?
Per rimanere in tema, direi Il vitello dai piedi di balsa, un’altra fiaba in musica forse un po’ meno nobile ma altrettanto apprezzata dai bambini.

Lei nasce con una formazione musicale classica, se potesse tornare indietro rifarebbe gli studi al Conservatorio?
Senz’altro. Rifarei tutti gli studi fino all’ultimo e poi, esattamente come ho fatto, imboccherei un’altra strada, perché la strada del musicista classico per essere percorsa dev’essere condita da una quantità di passione esagerata che non avevo all’epoca. Mi è ritornata adesso però.

Qual è la differenza più evidente tra il suo universo musicale e il mondo della classica?
Ai musicisti classic per quello che vedo non viene perdonato nessun errore. Mentre nella carriera che ho imboccato io, l’errore è alla base di tutto.

Chi è il suo compositore preferito?
Io ne ho più di uno, a seconda delle epoche. Fra gli antichi mi piacciono molto Bach, Mozart, Rossini. Però poi amo molto anche Kurt Weill e fra i contemporanei ho una collaborazione aperta con Luca Lombardi che mi piace moltissimo. E’ uno dei massimi compositori contemporanei, lo ricoprono di premi, ma ovviamente all’estero. Lavoriamo insieme da molti anni nella scrittura di una serie di brani, o canzoni, una raccolta che abbiamo chiamato Minima Animalia perché parla di animali minori come il criceto, la zanzara o il moscerino.

Pochi mesi fa sono usciti i primi tre album di “Elio e le storie tese”, un ritorno alle origini per affrontare una nuova fase della vostra carriera?
Quello senz’altro, oltre al fatto che siamo andati sempre un po’ troppo veloci e la gran parte del pubblico fatica a starci dietro, quindi abbiamo pensato fosse interessante proporre le cose più valide che abbiamo fatto. Per farle un esempio sembra ieri che siamo andati a Sanremo, e invece sono passati vent’anni dalla Terra dei cachi!

Dunque alla prossima 66ma edizione di Sanremo ci sarà un anniversario da festeggiare. Ci può anticipare qualcosa?
E’ tutto top secret, ci hanno cucito le bocche. Però le anticipo che nello stesso periodo uscirà il nostro nuovo disco, ma è ancora senza titolo.

Avete mai pensato di scrivere qualcosa di classico? Ve l’ha mai chiesto nessuno?
Nessuno ce l’ha mai chiesto e pensato sì, ma come abbiamo pensato cento altre cose. Noi siamo quelli che come si dice in gergo “mille ne pensa e una ne pensa”. Il nostro lavoro principale è pensare.

Ce lo vedrebbe lei un X Factor della musica classica?
Direi che la musica classica non ha bisogno di un X Factor, ci sono già tutti i mezzi culturali sufficienti per garantire la selezione di cantanti e musicisti bravi. Perché almeno l’X Factor italiano è quello: si selezionano ogni anno, dopo peripezie inenarrabili,  tre o quattro cantanti bravi che potrebbero affrontare la carriera pop che però non è detto che ci riescano, perché poi servono altri ingredienti che in Italia non esistono. Primo fra tutti, una generazione di autori e compositori che non esiste più. Se io seleziono un cantante bravo ma poi non so cosa fargli fare…

Nel mondo della lirica e della classica quale sarebbe invece il lavoro da fare?
Catturare il pubblico dei non interessati, e non credo che un talent potrebbe fare molto.

Un concerto come questo di Firenze è già una strada, non le pare?
Io lo sto facendo già da alcuni anni. Il trucco è coinvolgere un personaggio già conosciuto per altre cose e che sia in grado di svolgere dignitosamente il compito di ‘traghettatore’ al mondo della classica. Bisogna cambiare il metodo di presentazione, questa è la mia ricetta.

Se avesse potere assoluto per un giorno cosa farebbe per la musica in Italia?
Farei un colpo di stato: raddoppierei i finanziamenti alla cultura e renderei obbligatorio l’insegnamento della musica in tutte le scuole a iniziare dai sei anni.

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