Indomabile gentiluomo

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13Gennaio2009
Teresa Favi

Incontro con Zubin Mehta, amatissima bacchetta del Maggio Musicale Fiorentino

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Bayerische Staatsoper Zubin Metha

Sono leggendarie la sua magnetica bellezza da giovane, ma soprattutto le sue interpretazioni in punta di bacchetta. Zubin Mehta oggi è un settantenne affascinante dalla pelle color dell’ambra, intreccio pericoloso tra sguardo e sorriso, battuta pronta, intelligenza straordinaria. E’ una star senza frontiere, accolto sul podio delle migliori orchestre del mondo. Nato nel 1936 a Bombay, figlio del violinista e direttore Mehli Mehta, aveva poco più di vent’anni quando diresse per la prima volta i Wiener Philharmoniker e, poco dopo, i Berliner. Dal 1985 è direttore principale del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino che chiama “la mia famiglia italiana”. Sempre in prima linea per la pace nel mondo. Sempre schierato contro l’intolleranza. Un sovversivo gentiluomo. Tale si è confermato a dicembre quando ha diretto un concerto gratuito al Mandelaforum di Firenze davanti a ottomila persone. Uno sciopero al contrario contro i tagli alla cultura del nostro governo.  
Lei ha detto che Vienna le ha regalato i segreti del suono e Israele ha amplificato la sua innata predisposizione a considerare la musica imbattibile strumento di coesione umana. Che cosa le ha donato Firenze?
Firenze mi ha spalancato le sue braccia quando ero un giovane direttore sconosciuto ed inesperto. Con la sua bellezza mi ha conquistato e mi ha aiutato a crescere. E ci sono alcune famiglie che mi hanno letteralmente adottato: i Pucci, i Ferragamo, i Perrone, e tanti altri che sono tuttora i miei amici fiorentini più cari.
Se questa città potesse emettere suoni che strumento sarebbe?
Un’orchestra, naturalmente! Una grande orchestra sinfonica.
Qual è il suo rapporto con i musicisti del Maggio Musicale?
Quando sono a Firenze viviamo praticamente insieme, perché ogni giorno ci sono prove e recite d’opera. Lavoriamo duro per ottenere la più alta qualità di esecuzione, ma c’è anche un rapporto umano molto forte. Conosco ogni persona con cui faccio musica, e non voglio dimenticare il Coro, elemento fondamentale sia per l’opera che per tante pagine che eseguiamo. E quello di Firenze è eccellente. Canta in qualsiasi lingua senza difficoltà.
Lei ha voluto che il concerto finale del festival del Maggio fosse un regalo a tutta la cittadinanza fiorentina: in piazza della Signoria in un’atmosfera più vicina a quelle dei grandi concerti da stadio che alla reverenzialità dei teatri. Quali sono, Maestro, i poteri della musica?  
Il concerto in piazza della Signoria è nato inizialmente come un momento di civile partecipazione, in ricordo delle vittime dell’attentato dei Georgofili. Si è poi evoluto, diventando una festa, un appuntamento popolare e colto per concludere in grande il festival. Un abbraccio tra la città, il suo teatro e i suoi musicisti. Perché la musica ha il potere di avvicinare la gente, di creare un sentimento comune senza bisogno delle parole, di far trascorrere almeno qualche ora in pace, fianco a fianco, anche a persone e popoli che la pensano differentemente, per cultura, religione o necessità.
Dopo oltre quarant’anni alla direzione delle più importanti orchestre mondiali, le è rimasto ancora un sogno musicale da realizzare?
Far suonare insieme ebrei e musulmani, israeliani e palestinesi. E indiani e pakistani, nel Kashmir.
Ha fatto il giro dell’Italia la notizia che il Maggio Musicale Fiorentino subirà pesanti tagli statali a partire dal 2009. Alla luce delle sue esperienze internazionali quali strade potrebbero essere intraprese nei prossimi anni?
Sappiamo tutti che l’economia mondiale non va bene. E allora se lo Stato non riesce più a garantire fondi sufficienti alle istituzioni culturali, deve almeno fare una legge per consentire la completa detraibilità delle donazioni dei privati e delle imprese a favore dell’arte. Ritengo comunque l’Italia un Paese non povero. E trovo assurdo sentir parlare di tagli alla cultura proprio qui dove la cultura è nata.
Quali saranno i momenti clou della 72esima edizione del Festival del Maggio Musicale Fiorentino?
Inaugureremo il 29 aprile con Il crepuscolo degli dei, terza e ultima giornata della Tetralogia wagneriana che, nell’arco di due anni, abbiamo coprodotto con il Palau de les Arts di Valencia. Ci saranno poi Macbeth di Verdi e di Shakespeare, l’opera del Novecento e contemporanea, Haendel, e naturalmente danza, prosa, eventi nei luoghi più suggestivi della città, come è gloriosa tradizione del nostro Festival.
Scaramanzie, oggetti e gesti portafortuna tipici di chi pratica i teatri e le sale da concerto. Vale anche per Lei?
Niente scaramanzie. Ma due compagni inseparabili, il mio carburante: peperoncino, davvero piccantissimo, e cioccolato, rigorosamente fondente. Separati, però!
Le sue grandi passioni al di là della musica?
La mia famiglia,  mia moglie Nancy, i miei figli, i nipoti. Il buon cibo, soprattutto italiano (pasta, mozzarella, pomodori!) e indiano. E l’arte in tutte le sue declinazioni. Ho una predilezione per la mia casa di Firenze, sulle colline dopo la Romola, che Nancy ha arredato e che cura con grandissimo amore. Da lì posso godere della grande armonia della natura incontaminata - cacciatori a parte.
Le sono pubblicamente attribuite qualità come fascino ed eleganza, ci confida qualche sua preferenza in fatto di vestire?
Non cerco la griffe a tutti i costi: certo, i frac sono sartoriali, spesso indosso capi e calzature Ferragamo, e amo la fantasia di Pucci, che mi ricorda il mio caro amico Emilio.

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