Zucchero Fornaciari. Una vita semplice

Zucchero Fornaciari. Una vita semplice
Interviews
09Gennaio2013
Sabrina Bozzoni

Storia di una Blues Star dall’animo contadino: le sue canzoni, la sua casa, i suoi animali e la sua famiglia

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Segni particolari: animo da bluesman, una vita dedicata ai valori più sinceri e una bio-fattoria in Toscana che, mattone dopo mattone, si è costruito con le sue mani. Un lavoro, il suo ultimo "Sesion Cubana", che sta collezionando una serie di successi tra date sold out (al Mandela Forum di Firenze mercoledì 26 giugno, ndr) e singoli-tormentoni.

Zucchero: Un tour mondiale in corso, oltre cinquanta milioni di album venduti. Adelmo Fornaciari: una casa di pietra a Pontremoli, la House of Blues, con campi di grano, galline e pesci di fiume. Chi tra due è il più forte?
Sono la stessa identica persona sia come musicista che nelle vesti di contadino, nella mia casa che ho costruito, luogo dove vengono concepite anche le mie canzoni.
Il Blues è la radice da cui cresce l’albero della musica. Lei, considerato il vero e l’unico bluesman italiano, ci parli del suo speciale rapporto con la forma musicale per eccellenza.Il blues è nel mio dna, lo amo da sempre, è nato dentro di me. Il mio è mischiato con quell’essere italiano, mediterraneo, che ne ha fatto scaturire una forma molto particolare e personale.

Un casolare in Toscana immerso nella natura bucolica. Qui è nato il suo penultimo, fortunato lavoro Chocabeck: un inno alla vita rurale del villaggio. Ci parli del suo fortunato album.  Sono piacevolmente sorpreso che Chocabeck, album ispirato e poco attento al music business, stia andando bene. E’ stato realizzato ponendo in secondo luogo quello che poteva essere il risultato discografico, piuttosto racconta le mie radici, parla di buoni valori, di buoni sapori, non tanto nostalgici quanto genuini. Apprezzato dai critici e, soprattutto, dal mio grande pubblico da cui ho sentito un amore spontaneo e genuino che dopo trent’anni di carriera non si è ancora spento. Ha scelto la terra di Lunigiana per trascorrere la sua vita. Ci racconti il suo incontro con questo territorio. Da quando i miei genitori si trasferirono , ho abitato per tanti anni a Carrara, lì mi sono sposato e sono nate le mie figlie. Dopo il divorzio sono andato alla ricerca di un posto che non trovavo mai. Poi un giorno conobbi la Lunigiana, e fu subito amore. Diroccato e con un mulino c’era un rustico a Pontremoli. Ho riniziato da qui, pietra su pietra, a  costruire la mia casa sognata. Dove si respira il profumo della mia Emilia e quello della Toscana. 

Il primo ricordo musicale legato alla sua infanzia passata a Roncocesi? Quando, per poter suonare l’organo in chiesa, accettai la proposta del parroco Don Tagliatella a fare il chierichetto ad ogni messa.

Ha ancora un sogno da realizzare? Guai a vivere senza sogni, senza una continua voglia di sapere e di scoprire: ne ho tantissimi, riposti nel mio cassetto più segreto.   

Crede ancora che a salvarci possa essere “solo una sana e consapevole libidine”? Ne sono fermamente convinto. 

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