All’ombra di Raffaello

All’ombra di Raffaello
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17Giugno2012
Domenico Savini

I Pandolfini, una delle stirpi più antiche di Firenze, da quasi cinquecento anni vivono nello stesso palazzo, edificato tra il 1514 e il 1520 per volere di Giannozzo Pandolfini, vescovo della città di Troia (oggi Foggia, in Puglia ) e sotto gli auspici di papa Leone X, il primo dei papi della famiglia Medici, come suffragato dall’artista e storico rinascimentale Giorgio Vasari su disegno di Raffaello.
Questa casata è originaria di Signa e si è inurbata nella seconda metà del XIII° secolo, con Pandolfino da Rinucciano, che darà poi il nome a tutta la sua discendenza. Si dedicarono subito al notariato, e solo in seguito, come quasi tutti i notabili della città, ebbero banco. Agnolo, vissuto fra il XIV° e il XV° secolo fu uno dei primi e più noti membri della sua casata. Più volte priore e il primo gonfaloniere dei Pandolfini. Cognato di Filippo Strozzi a cui predicava, inascoltato, la prudenza. Grande esperto di amministrazione pubblica si dedicò anche allo studio dell’igiene nell’educazione della famiglia. Scrisse il trattato Del Governo della Famiglia forse a quattro mani con LeonBattista Alberti, una interessante visione rinascimentale dell’importanza dell’educazione dei membri della casata, perfino in cucina, tanto che Pellegrino Artusi ne canta le lodi nell’introduzione al suo libro. Attraverso i secoli non sono mai mancati gli uomini illustri. Nel XIX° secolo Eleonora Pandolfini fu una delle ispiratrici del Foscolo ed è ritenuta l’immagine di una delle Grazie, la nuora Sofronia Stibbert fu una appassionata restauratrice del palazzo assieme al marito Alessio Pandolfini. Abbiamo incontrato il conte Roberto, che con la moglie Federica Novellis di Coarazze. Nelle vene del conte scorre sangue fiorentino, siciliano, romano, irlandese, russo, inglese, tedesco, la sua bisnonna, Sofronia, era sorella di Federico Stibbert. Una semplice, sana e cordiale ospitalità fa parte del loro stile di vita, figlie e nipotini sono con noi.
“Sono stato il secondo o il terzo della mia famiglia a svolgere attività professionali” racconta Roberto Pandolfini. “Appena laureato andai infatti in America con una borsa di lavoro, dove sono rimasto tre annilavorando per la Olivetti dove entrai nell’agosto 1963 dopo il servizio militare e la laurea.
I nostri figli hanno tutti lavorato. Alessandra, la primogenita, si occupa di agriturismo, scrive biografie e romanzi; per anni ha lavorato in agenzie di organizzazione di eventi. Rezia, prima di sposarsi, si è dedicata alla moda a Milano con grande successo, ora è madre di tre splendidi bambini. Livia disegna e realizza mobili con un suo nome “Livia Pandolfini home” a Cortona, Jacopo vive e lavora in Cina, dove si occupa per conto dei marchesi Antinori del mercato dell’estremo oriente. “Abbiamo voluto, mia moglie ed io - conclude il conte – insegnare ai nostri figli che la vera marcia in più consiste nel fare bene il proprio lavoro. Che non si è veramente aristocratici se non si vive nel proprio tempo e non si opera e si realizza qualcosa di duraturo, o almeno si aspira a farlo”. 

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