In nome di Audrey

In nome di Audrey
Stories
09Gennaio2012
Mila Montagni

Sean H. Ferrer e il suo impegno per la Audrey Hepburn Children’s Fund

Sean Hepburn Ferrer ha lavorato nell’industria
cinematografica e da anni si occupa, col fratello Luca Dotti, della “Audrey Hepburn Children’s Fund” raccogliendo così l’impegno della madre Audrey a favore dei bambini di tutto il mondo.
Lei ha scelto Firenze come città nella quale vivere. Perché?
Quando mi sono sposato mia moglie lavorava per Ferragamo ed era il periodo del secondo mandato di Bush junior alla Casa Bianca… La Toscana è stata una scelta naturale, per il suo essere a misura d’uomo e per la comunità anglofila, oltre che anglofona, che garantiva anche un ambiente ricco di esperienze, e di istruzione di alto livello, per i nostri figli. Qui si impara a pensare rapidamente, a ragionare con duttilità… e non è da meno la memoria affettiva personale: sono cresciuto anch’io in Italia.
Cosa riconosce di peculiare a questa parte d’Italia?
La cultura, l’arte, la bellezza, oltre al percepirsi al centro dell’Europa e dell’Italia. Nella mente di chi viaggia l’Italia in realtà è la Toscana, grazie a quella sua armonia tra natura e uomo e architettura. Per questo abbiamo scelto di vivere fuori città, verso Pontassieve, nella tenuta che qui hanno i Frescobaldi, dove si vive la vita vera, costruita secondo i ritmi della natura.
Il suo lavoro è legato a Firenze?
In realtà il mio lavoro è virtuale, tanto che anche quando trascorriamo qualche giorno nella casa sopra Camaiore continuo a lavorare in stretto contatto con il mio ufficio, che è a Los Angeles. Certo che poter contare sull’aeroporto di Pisa e quello di Firenze, che spero venga presto ampliato ai voli internazionali, mi garantisce di poter lavorare meglio.
Il suo futuro sarà ancora a Firenze?
Gli ultimi due anni sono stati complessi da un punto di vista economico, sia negli Stati Uniti che qui e non è detto che sia possibile rimanere in Italia, soprattutto se - come vogliamo continuare a fare - la Fondazione continuerà a lavorare per i bambini in difficoltà. Il nostro lavoro mira a raccogliere fondi per loro, per i loro bisogni… se per rimanere in Italia dovessi favorire la mia vita privata, le mie comodità, a scapito delle loro non sarebbe quello che voglio.
Ma le dispiacerebbe lasciare l’Italia, Firenze…
Infinitamente… ma si deve scegliere. E i bambini vengono prima.
 

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