Advertising

Connect with Firenze Made in Tuscany

Sign up our newsletter

Get more inspiration, tips and exclusive itineraries in Florence

+
Cappella Brancacci (ph. Dario Garofalo)

text Francesca Lombardi

2 Febbraio 2026

Cappella Brancacci, il capolavoro del Rinascimento nascosto nell’Oltrarno di Firenze

Un viaggio tra gli affreschi di Masaccio, Masolino e Filippino Lippi nella chiesa di Santa Maria del Carmine

La Cappella Brancacci, situata all’interno della chiesa di Santa Maria del Carmine nel bellissimo quartiere di Santo Spirito (qui un bellissimo tour nel quartiere), segna un passaggio fondamentale della storia dell’arte occidentale. (Per scoprire tutte le altre chiese imperdibili a Firenze, clicca qui!)

La cappella prende il nome dalla famiglia Brancacci, ricchi mercanti fiorentini. Fu Felice Brancacci a commissionare il ciclo di affreschi intorno al 1424, scegliendo come tema principale le Storie di San Pietro, santo particolarmente caro alla famiglia e simbolo dell’autorità della Chiesa.

Il progetto iniziale coinvolse la bottega di Masolino. Masolino, pittore elegante e ancora legato a stilemi tardogotici, fu affiancato dal giovane Masaccio, destinato a cambiare per sempre il linguaggio della pittura. Qui prende forma una vera e propria rivoluzione pittorica che segna il passaggio dal gotico internazionale al Rinascimento, grazie soprattutto al genio di Masaccio.

Cappella Brancacci (ph. Dario Garofalo)

Le opere di Masaccio: la nascita dell’uomo moderno

Masaccio introduce nella Cappella Brancacci un nuovo modo di rappresentare lo spazio e l’uomo. Le sue figure sono solide, realistiche, volumetriche, immerse in ambienti costruiti secondo le regole della prospettiva scientifica. La luce non è più decorativa, ma modella i corpi, rendendoli credibili e profondamente umani.

La Cacciata di Adamo ed Eva dal Paradiso Terrestre

Uno degli affreschi più celebri della cappella, la Cacciata di Adamo ed Eva, colpisce immediatamente il visitatore per la sua intensità emotiva. I progenitori, nudi e vulnerabili, avanzano sotto lo sguardo dell’angelo che li scaccia dal Paradiso.

Eva urla disperata, Adamo si copre il volto in un gesto di vergogna profonda: Masaccio elimina ogni idealizzazione per raccontare il dolore umano nella sua forma più pura. La luce modella i corpi, rendendoli tridimensionali e reali, come sculture immerse nello spazio.

Il Tributo

Considerato il vero manifesto del Rinascimento pittorico, Il Tributo rappresenta un episodio del Vangelo di Matteo. In un’unica scena Masaccio racconta tre momenti diversi della storia, unificandoli grazie alla prospettiva e al paesaggio.

Cristo è al centro, circondato dagli apostoli, mentre Pietro appare più volte: riceve l’ordine di trovare la moneta, la recupera dal pesce e la consegna al gabelliere. Le figure sono solide, i volti espressivi, i gesti naturali. È una pittura che parla di ordine razionale e dignità umana, valori centrali della cultura rinascimentale.

Il Battesimo dei neofiti

In questo affresco Masaccio mostra grande attenzione alla realtà quotidiana. I catecumeni attendono il battesimo con atteggiamenti diversi: uno trema per il freddo, un altro si stringe le braccia al corpo. Sono dettagli che rendono la scena incredibilmente viva e vicina allo spettatore, trasformando il sacro in esperienza concreta.

In queste opere Masaccio affronta temi universali come il dolore, la colpa, la redenzione, dando ai personaggi una forza espressiva mai vista prima.

Il contributo di Masolino

Masolino da Panicale realizza alcune scene iniziali, tra cui La Tentazione di Adamo ed Eva e La Predicazione di San Pietro. Il suo stile è più raffinato e lineare, con figure eleganti e meno drammatiche rispetto a quelle di Masaccio. Il confronto diretto tra i due pittori all’interno della stessa cappella rende il ciclo ancora più interessante dal punto di vista storico e didattico.

Filippino Lippi e il completamento

I lavori vennero interrotti per diversi anni a causa di eventi politici e della prematura morte di Masaccio nel 1428. Solo tra il 1481 e il 1485 la decorazione fu completata da Filippino Lippi, che seppe integrarsi armoniosamente con le parti precedenti, pur introducendo uno stile più dinamico e narrativo, tipico della fine del Quattrocento.

La Cappella Brancacci fu una vera scuola di formazione per generazioni di artisti. Qui studiarono e si ispirarono maestri come Michelangelo, Raffaello e Leonardo da Vinci. La capacità di Masaccio di unire rigore geometrico, osservazione della natura ed espressione dei sentimenti divenne un modello imprescindibile.

Cappella Brancacci (ph. Dario Garofalo)

Restauri e visita oggi

Dopo secoli di degrado, un importante restauro concluso nel 1990 ha restituito agli affreschi i colori originali e la loro straordinaria leggibilità.

È di questi giorni un'altra importante novità: la Sala della Colonna, che in passato era stata resa accessibile ai visitatori soltanto in maniera occasionale, viene aperta stabilmente al pubblico – a partire da domenica 1° febbraio - nell'ambito del percorso di visita della Cappella.

La Sala della Colonna, situata nel primo chiostro del Carmine nell'angolo fra l'antico e il nuovo refettorio del convento, prende nome dalla grande colonna trecentesca presente al suo centro. In questo ampio ambiente coperto da volte sono affissi alle pareti affreschi e sinopie staccati provenienti dal chiostro e dalla chiesa, qui riuniti ed esposti per la loro qualità artistica e importanza storica.

La Sala della Colonna, Museo Cappella Brancacci

Il più antico è un affresco riferito al pittore Pietro Nelli con la Madonna col Bambino in trono affiancata da quattro Santi e da due donatori genuflessi (1381-1385 ca.). Nella stessa sala troviamo La conferma della regola carmelitana o un episodio di vita eremitica: si tratta di una prova giovanile del celebre pittore Fra Filippo Lippi, all'epoca adepto del convento del Carmine, una delle più importanti personalità del primo rinascimento fiorentino.

Su due pareti della sala troviamo anche i resti frammentari della decorazione a fresco della cappella di San Girolamo nel transetto della chiesa eseguita nel 1402-1404 dal raro pittore tardogotico Gherardo Starnina.

La Sala della Colonna sarà inserita anche nel percorso delle visite guidate alla cappella Brancacci e a Santa Maria del Carmine, in programma tutti i giorni di apertura. Inoltre, la prima domenica di ogni mese, le visite comprenderanno anche la cappella Corsini e le cappelle adiacenti del transetto, appena restaurate.

Per informazioni e prenotazioni: info@musefirenze.it oppure 055 0541450

Apertura al pubblico: lunedì, mercoledì, giovedì, venerdì e sabato dalle 10 alle 17; domenica dalle 13 alle 17. Martedì chiuso.

Potrebbe interessarti

Inspiration

Connect with Firenze Made in Tuscany