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Il sovrintendente Carlo Fuortes (ph. Michele Monasta)

text Teresa Favi
photo cover Michele Monasta

22 Maggio 2025

Carlo Fuortes a un anno alla guida del Maggio Musicale Fiorentino

La nostra intervista al sovrintendente, che ci racconta la rinascita del teatro tra tradizione, sperimentazione e nuovi linguaggi

È uno dei più grandi sovrintendenti teatrali oggi in Italia. Sicuramente uno dei più esperti. Carlo Fuortes ha alle spalle grandi esperienze come dodici anni all’Auditorium Parco della Musica di Roma dall’inaugurazione, oltre un decennio all’Opera di Roma, commissario straordinario al Petruzzelli di Bari per un anno e in questa veste anche al San Carlo di Napoli, senza contare l’esperienza di Amministratore Delegato della RAI dal 2021 al 2023, sotto il governo Draghi. È arrivato a Firenze, al Maggio Musicale Fiorentino, nel marzo del 2024, e tutto ha preso la piega che da tempo tutti aspettavano, quella dell’arte lirica e musicale viva e partecipata.

La sala principale del Teatro dell'Opera del Maggio Musicale

Sovrintendente Fuortes, dopo un anno alla guida del Maggio Musicale Fiorentino, come valuta questo primo periodo?

Posso dire che le cose sono andate molto bene, anche oltre le aspettative. Il teatro aveva vissuto anni difficili e ho trovato una situazione da ricostruire quasi da zero dopo il commissariamento. Per chi ama il proprio lavoro, però, questa è la sfida più bella: ripensare un progetto e dare nuova linfa a una grande istituzione culturale.

Qual è stata la sua visione per il rilancio del teatro?

Firenze e il Maggio hanno una tradizione importante che andava rispettata, ma anche innovata. Ho puntato su tre pilastri fondamentali: l’identità del Maggio, il valore artistico dell’orchestra e del coro, e la qualità complessiva della macchina organizzativa. La trasversalità artistica e culturale è stata una delle chiavi del progetto. Il Maggio ha sempre saputo coniugare la grande tradizione con la sperimentazione, e il nostro obiettivo è proseguire su questa strada.

Il punto di svolta in questo processo di crescita?

Sicuramente la programmazione anticipata, come avviene nei grandi teatri internazionali. Questo ha permesso di coinvolgere migliori artisti, risparmiare nei costi e favorire la vendita dei biglietti, attraendo anche un pubblico internazionale.

L’innovazione artistica è un tratto distintivo della sua gestione. Quali sono le novità più rilevanti del programma fino all’autunno, passando per il Festival del Maggio Musicale?

Abbiamo coinvolto registi di fama mondiale provenienti anche da altri ambiti artistici. Emma Dante, Wim Wenders, Mario Martone e Romeo Castellucci porteranno le loro visioni uniche nel nostro teatro. Castellucci, ad esempio, metterà in scena la Passione secondo Matteo di Bach in una forma completamente nuova, ambientandola nel retropalco. L’innovazione è fondamentale per mantenere viva l’opera: non deve essere un museo del passato, ma un’arte viva che parla il linguaggio del presente.

La traviata © Michele Monasta (9)

Ci sarà spazio anche per nuove opere?

Sì, è un aspetto fondamentale del nostro impegno. Durante il Festival, per esempio, metteremo in scena Der junge Lord di Hans Werner Henze, mai rappresentata in Italia. Un teatro come il nostro ha il dovere di dare spazio anche alla musica contemporanea, senza limitarsi ai grandi classici.

L’Accademia del Maggio sta vivendo una fase di grande vitalità. Qual è il suo ruolo nel progetto complessivo?

L’Accademia è un fiore all’occhiello del teatro. Selezioniamo giovani talenti da tutto il mondo per un percorso formativo di altissimo livello che prevede anche il loro coinvolgimento nelle nostre produzioni. Lavorano con grandi direttori e registi, preparandosi per il mondo del lavoro. È un ponte tra formazione e professione.

La sua gestione ha riportato armonia anche tra i lavoratori del teatro. Qual è il segreto?

Il valore dell’orchestra e del coro del Maggio è altissimo e andava valorizzato con una programmazione di qualità. Inoltre, una gestione più serena e strutturata ha migliorato il clima di lavoro.

Il Maggio può contare su un edificio di straordinaria qualità. Quanto ha inciso questo aspetto sul progetto di rilancio?

Il nostro teatro ha un’acustica straordinaria, sia nella sala principale che nella Sala Mehta. È una struttura modernissima, unica in Italia. Il vero punto di svolta è stato capire che il Maggio non può essere solo per Firenze, ma deve avere una vocazione nazionale e internazionale. È una scommessa impegnativa, ma credo che abbiamo imboccato la strada giusta.

Per concludere, come nasce la sua passione per la musica?

Fin da piccolo mia madre mi ha spinto a studiare musica. Poi, crescendo, ho coltivato questa passione anche attraverso la fotografia: tra il 1976 e il 1988 ho lavorato come fotografo nel mondo dell’opera, anche al Maggio. Ho sempre cercato di unire la mia formazione economica con la cultura, perché un teatro non è solo arte, ma anche gestione. Il mio percorso professionale mi ha portato a coniugare questi aspetti e oggi mi sento fortunato di poterlo fare qui, a Firenze, in uno dei teatri più importanti al mondo.

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