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Gaddo della Gherardesca


text Mila Montagni

4 Febbraio 2020

Gaddo della Gerardesca

Tra Castagneto Carducci, Bolgheri e la Maremma. Una storia millenaria di famiglia che si intreccia con quella del vino

Gaddo della Gherardesca, conte e per tradizione di secoli signore di Maremma, da sempre intenditore di vini, è produttore de Le Vedute, un rosso creato secondo i suoi gusti.

Cosa sono per lei il vino di Bolgheri e Castagneto Carducci?

Un vino “di famiglia”, perché fu Camillo della Gherardesca il primo a comprendere che il vino qui aveva un potenziale. Oggi è una storia che ha comunque come protagonisti lo zio Mario Incisa della Rocchetta e i cugini Antinori, nostri parenti.

Cosa significa per lei Terroir, oggi?

Sempre più è la “riconoscibilità”, di un territorio, ma anche di un vinificatore. Come se il vino avesse un vero e proprio volto, identificabile.

Lei fa parte di una famiglia presente sul territorio da molti secoli. Cosa ha dato e può dare il bolgherese al vino e viceversa il vino al bolgherese?

Il bolgherese ha dato i natali a grandi personaggi che si sono inventati dei vini capaci di dare lustro al territorio, ma se è vero che senza un terroir tali vini non sarebbero mai nati, altrettanto vero è che se non ci fossero stati i vini, questo territorio non si sarebbe mai sviluppato nel modo in cui l’ha fatto. In agricoltura i costi sono infatti molto alti e i risultati in proporzione sarebbero stati poco remunerativi se non ci fosse stato il vino, cui va il merito oltretutto di aver salvato questa zona dalle speculazioni edilizie.

Sempre più spesso i wine tasting vanno a braccetto con eventi mondani di primo piano. Chi attira l’altro e perché?

Il vino attira, è un prodotto trasversale, capace di soddisfare tutti. Sicuramente è un prodotto fashion, basta vedere chi visita e chi acquista i vini più importanti di Bolgheri che subito si capisce quanto il vino sia attraente.

Per conoscere e comprendere questo territorio, cosa consiglia?

Salire in auto sulle colline e guardare giù, verso il mare, lungo la Vecchia Bolgherese. Tra i boschi è possibile vedere come le vigne siano state collocate con millimetrica precisione, senza violare un territorio che aveva già una sua storia importante.

Il suo abbinamento preferito tra un Bolgheri doc e un piatto della tradizione locale?

Le pappardelle al cinghiale esaltano la brillantezza e la profondità del Bolgheri e portano all’esasperazione i valori di questi vini.

La sua annata preferita di Sassicaia...

’85, senza dubbio di sorta. In garage ne conservo ancora le Magnum, vuote naturalmente... e devo confessare che il vino lo faccio invecchiare poco, nonostante i consigli sapienti dei parenti.

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