Giuliano Sangiorgi racconta 25 anni di Negramaro
L'intervista esclusiva al leader della band salentina che ha fatto la storia della musica italiana contemporanea
Tra i protagonisti della Festa del Cinema di Mare – Premio Mauro Mancini / Premio Guido Parigi, che si tiene a Castiglione della Pescaia dal 23 al 27 agosto, c'è anche Giuliano Sangiorgi dei Negramaro. Per l'occasione pubblichiamo la nostra intervista al cantante, che abbiamo intervistato su Milano the city of style 24.
Ci sono voci che non si limitano a cantare. Vibra in loro qualcosa di più profondo: una nostalgia dolce, una bellezza che attraversa gli anni senza perdere intensità. La voce di Giuliano Sangiorgi è così: custodisce il battito sincero delle radici, l’elettricità dell’incontro, il respiro dei sogni che prendono forma nel tempo. Con i Negramaro, Giuliano ha firmato la colonna sonora di intere generazioni. Venticinque anni di musica, amicizia, ricerca, e soprattutto libertà. Lo sentiamo al telefono. Ci parla dell’ultimo album Free Love, di un tour che parte in autunno e celebra una storia ancora lunga da scrivere, del senso del tempo e della musica come rifugio dell’anima.
Giuliano, com’è nata la tua passione per la musica?
Tra le mura della mia casa, che trasudavano musica: Lucio Dalla, Francesco De Gregori, Antonello Venditti, Luigi Tenco, Bruno Lauzi. Ogni viaggio con mio padre dalla Puglia (la terra dove siamo nati) alla Sicilia (la terra di mia madre) era un viaggio sonoro negli anni ’60, ’70 e ’80. Poi grazie a mio fratello Salvatore e Luigi, oggi nostro manager, ho scoperto i CCCP, gli U2… e a quel punto ho iniziato a sognare me stesso come chitarrista o cantante di una grande band. Come gli U2, appunto.
Giuliano Sangiorgi (ph. Flavio&Frank) Com’è stato il vostro primo incontro musicale? Quando avete capito di avere un’alchimia speciale insieme?
Tutto è cominciato a Lecce, all’università. Io suonavo con alcuni gruppi, avevo un look molto anni ’70, amavo i Doors e i Deep Purple. Ermanno Carlà ed Emanuele Spedicato suonavano già insieme in un’altra band, ci osservavamo da lontano. Poi un giorno mi hanno chiesto di suonare insieme, ed è stato come accendere una miccia. A completare la magia sono arrivati poi Danilo Tasco, Andrea Mariano e Andrea De Rocco. Le prove all’inizio le facevamo in una casa in campagna, poi nella cantina dei genitori di Ermanno, tra botti di vino Negramaro (che hanno ispirato il nostro nome) e sogni da condividere. Quella cantina era il nostro palco. C’era una magia difficile da spiegare. Era una “bella esplosione”, come canto in Congiunzione Astrale.
Venticinque anni insieme. Qual è il segreto?
Non pensare al tempo. Non contarli, quegli anni. La musica, se la ami davvero, ti fa perdere la percezione dello spazio e del tempo. È un sogno che vivi sveglio, ogni giorno.
Se incontrassi oggi i Negramaro del 2000, cosa diresti loro?
Nulla. Non ne avrebbero bisogno. Non ci siamo mai prefissati nulla, mai detti “un giorno suoneremo negli stadi”. Non c’era una visione strategica. Solo un desiderio: suonare insieme, per sempre. E forse è stato questo a renderci liberi e autentici.
Quando salite sul palco ancora oggi, cosa provi?
Il tempo si ferma. Ho imparato a rallentarlo, a respirarlo. Prima mi scivolava addosso. Da San Siro nel 2008 ho cominciato a trattenerlo dentro, a viverlo con lentezza. Rallento e ripenso a tutto: il primo respiro, la scaletta, ogni sguardo. Voglio portare con me ogni singola emozione.
Giuliano Sangiorgi (ph. Alessandro Napoletano)Se dovessi scegliere un solo brano per raccontare l’anima dei Negramaro, quale sarebbe?
Mentre tutto scorre. È la canzone che ci ha fatto fare il grande salto. Poi c’è Fino all’imbrunire, che è stata un altro slancio, un’altra propulsione verso l’ignoto.
Il nuovo tour partirà da Jesolo il 27 settembre e toccherà tante altre città italiane in autunno, passando anche da Firenze il 12 ottobre. Cosa dobbiamo aspettarci?
Questo tour è la chiusura simbolica di un viaggio iniziato con Amore che torni nel 2018. Non ci siamo mai fermati, nemmeno durante il Covid. Questo tour è un ringraziamento. Ci saranno brani del nuovo album Free Love e i nostri classici. I live nei palasport saranno più intimi, ma potenti. Siamo dentro un viaggio musicale e umano - e non vogliamo uscirne.
Quanto hanno contato artisti come Elisa e Jovanotti nell’ultimo album?
Tantissimo. Elisa è un faro, ci conosciamo da oltre vent’anni. Jovanotti, per me, è un idolo fin da quando ero bambino: mi facevo chiamare ‘Giulianotti’e collezionavo ogni suo gadget dei concerti. Oggi mia figlia si veste come lui. Con loro condividiamo non solo la musica, ma una visione del mondo e della vita.
Avete un rituale prima di salire sul palco?
Ci abbracciamo. Io inizio a riscaldare la voce, gli altri armonizzano. Si crea una vibrazione che esplode in un urlo. Poi io mi isolo. Ascolto tre volte Dust and Water di Antony and the Johnsons e stringo tra le mani la foto di mio padre. È la mia connessione spirituale con lui.