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Slavko Kopač (Vinkovci, 1913 – Parigi, 1995), Graffiti 1949

text Francesca Lombardi

19 Settembre 2025

Le opere iconiche di Slavko Kopač in mostra a Firenze

Dal Naturalismo all'Art Brut, un artista fuori dagli schemi

C’è tempo fino al 13 novembre per vedere la mostra Slavko Kopač. Il tesoro nascosto. Arte informale, surrealismo, art brut presso Sala delle Esposizioni della prestigiosa Accademia delle Arti del Disegno.

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L’artista ha attraversato i principali movimenti del dopoguerra senza mai aderire completamente a nessuno di essi. E la mostra racconta perfettamente questo suo eclettismo. La formazione accademica e il suo naturalismo subiscono una prima svolta con il suo arrivo a Firenze nel 1943, dove elabora un linguaggio personale capace di unire suggestioni rupestri, archetipi universali e una sensibilità visionaria. In questa fase nacque Cavalli (1948), dipinto che mostra già l’interesse per il segno primitivo e l’essenzialità e Graffiti (1949), considerato manifesto della sua poetica sperimentale.

Motherhood 1949

Nel 1948 si trasferì a Parigi, città che segnò una svolta nella sua carriera. Qui incontrò Jean Dubuffet, con cui instaurò un rapporto di collaborazione durato quasi trent’anni, diventando il primo conservatore della Collection de l’Art Brut. Nello stesso periodo si avvicinò ad André Breton, che lo accolse nella cerchia surrealista, e a Michel Tapié, che lo incluse nel saggio Un Art Autre (1952), riconoscendolo tra i protagonisti dell’arte informale insieme a Fautrier, Wols e Burri.

L’incontro con Breton si concretizza nel 1949, con l’illustrazione da parte di Kopač del poema Au regard des divinités, pubblicato in edizione limitata con calligrafia di Breton e disegni originali. Nel 1953 espone alla galleria surrealista À l’Étoile Scellée, e nel 1954 realizza con Breton un poema-oggetto a quattro mani, tra le testimonianze più emblematiche del loro dialogo artistico.

Werewolf 1962

Tra le opere esposte spiccano le tele materiche degli anni Sessanta come Le Gemelle e Lupo Mannaro, e la serie delle Maternità, che riflette il suo interesse costante per l’archetipo del femminile, al tempo stesso generativo e protettivo. Accanto alle opere figurano documenti e materiali d’archivio che testimoniano i rapporti con artisti e intellettuali come Dubuffet, Breton, Jean Paulhan e Giordano Falzoni, ponte culturale tra Francia e Italia.

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